Famiglia pakistana senza casa: nucleo a rischio separazione
Mamma, papà e due figli minori si sono presentati alle porte del palazzo della Provincia. I quattro, arrivati a luglio scorso sono ancora esclusi dal sistema di accoglienza, senza risposta
TRENTO. Una famiglia richiedente asilo pachistana rischia di rimanere senza casa e, soprattutto, senza la possibilità di restare unita. È questo il nodo che li trascina in un percorso estenuante tra uffici, competenze e rimpalli: mamma, papà e due figli minori rifiutano l'ipotesi di essere separati e, per questo, non trovano una collocazione nel sistema di accoglienza. L’altra mattina si sono presentati al Palazzo della Provincia con valigie e borse, accompagnati dai volontari dello Sportello Casa per Tutti, nella speranza di essere ascoltati. Sono Shahbaz Bhatti Yaqoob, 43 anni, che in Pakistan lavorava nella logistica aeroportuale, sua moglie Sinderella Samson, 45 anni, ex segretaria, e i loro due figli di 15 e 8 anni.
La famiglia è arrivata a Venezia il 23 luglio con un visto turistico e ha poi raggiunto la zona di Rovereto. Sono cristiani e nel loro Paese hanno subito persecuzioni da parte di gruppi islamisti radicali. In Trentino i figli frequentano regolarmente la scuola, mentre i genitori cercano di ricostruire una vita. «Finora hanno vissuto grazie all'ospitalità di alcuni volontari, ma ora serve una sistemazione adeguata - spiega Chiara Aliberti, volontaria dello Sportello - Sono richiedenti asilo e dovrebbero poter accedere al sistema di accoglienza».
La proposta arrivata dai servizi sociali di Rovereto prevedeva però la separazione del nucleo: madre e figli in Romagna, a Forlimpopoli; il padre al Portico, il dormitorio a bassa soglia di Rovereto. Una soluzione che la famiglia ha rifiutato, ritenendola lesiva della loro dignità e contraria ai principi - italiani e internazionali - che tutelano l'unità familiare dei richiedenti asilo. Il rifiuto è bastato per chiudere il fascicolo. Una scelta che ha suscitato indignazione tra i volontari. «Anche un'amministrazione di centrosinistra arriva a proporre soluzioni che negano la dignità delle persone - commenta l'attivista Tommaso Baldo - Così si sottraggono posti pensati in modo specifico per madri con minori». La famiglia ha quindi tentato la via istituzionale più diretta: un incontro con il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, responsabile dell'accoglienza internazionale. Nessun incontro diretto, nemmeno con l'assessore alle politiche sociali, Mario Tonina.
Gli uffici provinciali hanno rimandato al Cinformi, che ha risposto di non avere posti in accoglienza. Il Cinformi ha rimandato ai servizi sociali della Comunità della Vallagarina, dato il loro domicilio a Terragnolo. Un rimpallo che, di fatto, lascia una famiglia vulnerabile senza una risposta. Nel pomeriggio è emersa una soluzione provvisoria: gli operatori del Prins hanno trovato un posto all'ostello di Rovereto per la madre e i due minori, fino a lunedì. Lo Sportello Casa per Tutti ha deciso di coprire la differenza economica per permettere anche al padre di restare. Quattro notti di tregua, poi il nulla. Una famiglia che chiede protezione si ritrova a vivere nell'incertezza più totale. E il diritto all'unità familiare, cardine della protezione internazionale, resta sulla carta.