Boom di rinunce alle cure, l’attacco del Pd: «Da Fugatti solo silenzio»
Dura presa di posizione dopo il report dell’Apss sui numeri trentini Oltre 18mila anziani non si curano. I consiglieri Zanella e Parolari criticano l’operato della giunta: «Senza investimenti danni enormi»
I NUMERI Non si curano 18mila anziani
TRENTO. «Serve riprendere in mano il governo della sanità, lavorando non solo sull'appropriatezza della domanda (cosa certamente necessaria), ma soprattutto sull'offerta». Questo l'appello dei consiglieri provinciali del Partito Democratico Paolo Zanella e Francesca Parolari i quali, alla luce dei dati trentini sulle rinuncia alle cure (circa il 14% degli over 65, vedi l'Adige di ieri) si scagliano contro la giunta Fugatti che, sul tema, sembra fare "orecchie da mercante".
«Nelle slide di presentazione della manovra di bilancio, così come nella relazione in Aula - ribadiscono i consiglieri - il presidente Fugatti ha descritto un Trentino sfavillante, dove la questione salariale e quelle della perdita di potere di acquisto delle famiglie nonché delle liste di attesa, della rinuncia alle cure e delle difficoltà di garantire una sanità pubblica sono state completamente eclissate e accantonate». «Ecco che quanto, invece, noi abbiamo sempre denunciato - continuano i consiglieri - trova conferma nei dati dell'Osservatorio epidemiologico della stessa Apss. Non solo, quindi, sono comprovati i dati Gimbe, che in Trentino attestano come dal 2023 al 2024 la rinuncia alle cure sia salita dal 5,4% al 7,4% nella popolazione generale (fino a un 9% tra le donne). Ora anche i dati locali attestano un aumento drammatico dall'8% al 14% di rinuncia alle cure tra gli over 65, persone con maggiori bisogni sanitari. In oltre la metà dei casi sono le liste di attesa troppo lunghe a determinare la rinuncia unitamente a evidenti difficoltà economiche».
E ad aizzare i consiglieri di minoranza contro il duo Fugatti-Tonina non tanto, come detto, un cattivo operato, quanto un continuo "negazionismo" sul tema: «Di tutto questo la Giunta non parla - spiegano -. Nega pure la privatizzazione della sanità, quando ormai solo poco più della metà degli utenti riesce ad accedere alle prestazioni esclusivamente attraverso il sistema pubblico, con evidenti problemi di iniquità per chi non può permettersi di pagare».Da qui l'appello dei due consiglieri, per imboccare il "sentiero giusto" che permetta di ridisegnare il futuro del comparto pubblico: «Serve riprendere in mano il governo della sanità, lavorando non solo sull'appropriatezza della domanda (cosa certamente necessaria), ma soprattutto sull'offerta, evitando che sempre più personale- e di conseguenza prestazioni - vadano nel privato - spiegano i consiglieri -. Se oltre a proporre ad ogni occasione la prevenzione come panacea di tutti i mali (anche questa necessaria sul lungo periodo per la sostenibilità del sistema, non vi è dubbio), l'assessore Tonina pensasse anche alla popolazione che è invecchiata e che invecchierà sempre di più e che i problemi di salute ormai già li affronta, forse lavorerebbe seriamente a un reale potenziamento e riorganizzazione dei servizi territoriali, non limitandosi a ristrutturare edifici e a mettere nuove targhette "Casa di comunità" a servizi già esistenti che hanno solo cambiato collocazione».
Nel frattempo, come ricordato, l'emergenza "sanità pubblica" è già realtà. In numeri assoluti, considerato che il 24% della popolazione trentina ha più di 65 anni (poco più di 130 mila persone) e che appunto il 14% di questi rinuncia almeno una volta a curarsi, parliamo di oltre 18mila anziani trentini. E il dato, che si riferisce al 2024, è quasi raddoppiato rispetto all'8% del 2023. «Senza investimenti di risorse ma anche, soprattutto, di pensiero - concludono i consiglieri - saranno sempre più le persone che rinunceranno a curarsi con danni enormi per la salute e con l'esplosione dei costi sociali».