Violenze sul figlio, mamma scagionata: “Episodi creati dal padre nella mente del bimbo”
Il procedimento si inserisce in un quadro di aperta conflittualità tra genitori, con strascichi giudiziari che neppure la cessazione della convivenza è riuscita a mitigare. La madre si è sempre proclamata estranea alla accuse
TRENTO. Denunciata dall'ex compagno, nonché padre del bambino, per maltrattamenti nei confronti del figlio e per abuso di mezzi di correzione, una donna trentina può finalmente tirare un sospiro di sollievo: il giudice per le indagini preliminari ha rilevato che «gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l'accusa» e ha disposto l'archiviazione del procedimento.
Dunque non ci sarebbero stati gli episodi di "violenza marcata" narrati dall'ex e riferibili alle volte in cui il figlio di sette anni andava a trovare la madre nella sua abitazione. Episodi che il bambino, come emerso dalla denuncia, aveva raccontato al padre e una volta anche ai servizi sociali: si sarebbe invece trattato di vicende che il padre avrebbe "creato" nel pensiero del minore.
Il procedimento si inserisce in un quadro di aperta conflittualità tra genitori, con strascichi giudiziari che neppure la cessazione della convivenza è riuscita a mitigare. La madre, assistita dall'avvocato Luca Maria Conti, si è sempre proclamata estranea alla accuse, si era messa subito a disposizione degli inquirenti chiedendo di essere interrogata.
La denuncia era apparsa fin da subito traballante dato che a fronte delle presunte sberle e dei presunti pugni e calci sferrati dalla donna al bambino non vi erano riscontri: né un certificato medico, né un referto del pronto soccorso, né un livido sul corpo. Il padre stesso, nonostante le accuse mosse contro la ex convivente, non aveva chiesto l'allontanamento della donna dal figlio.
Approfondimenti sulla vicenda sono stati effettuati dai servizi sociali, che hanno sentito gli insegnanti della scuola frequentata dal bambino, ma anche in questo caso non sono stati trovati riscontri ai maltrattamenti: il piccolo quando era in aula e assieme ai compagni era sereno. Era stata condotta una consulenza tecnica sul nucleo familiare finalizzata ad accertare il disagio del bambino, all'esito della quale il perito del tribunale ha escluso sia che la madre avesse tenuto comportamenti violenti nei confronti del figlio sia che la donna potesse costituire un pericolo per la sua incolumità.
È emerso, al contrario, che sarebbe stato il padre ad inculcare nella mente del bambino alcuni concetti: per il ctu c'è stata una specifica attività di "inquinamento probatorio" dell'uomo attraverso un procedimento di "narrazione di una madre pericolosa".
Il minore sarebbe stato così condizionato dai racconti del genitore (che gli faceva ascoltare anche file audio dei litigi della coppia) che persino un abbraccio al collo, effettuato dalla madre dalle spalle, sarebbe stato interpretato non come un gesto di affetto, ma come una sorta di "gioco di strangolamento".