Il caso

Patenti facili, al via a Trento il processo con 110 imputati

Si apre in tribunale il procedimento sulla presunta rete che consentiva di ottenere la patente senza sostenere gli esami. Contestate truffa e falsi documentali, con indagini partite da Trento e ramificate in più città

TRENTO. Si è aperto davanti al giudice Rocco Valeggia il processo per le patenti “facili” con 110 gli imputati, originari prevalentemente del Ghana e della Nigeria, accusati di truffa, sostituzione di persona, uso di atto falso. Alcuni soggetti risultano irreperibili, per altri i difensori hanno fatto presente un difetto di notifica: l’udienza è stata rinviata.

Come è stato ricostruito dalle indagini della polizia stradale di Trento, il “sistema” per ottenere il documento di guida senza studiare era gestito da tre ghanesi che chiedevano tra i 500 e i 2.000 euro per un pacchetto “all inclusive”: agli esami, di teoria e di pratica, ma anche a tutte le pratiche preparatorie, pensavano loro, sostituendosi concretamente ai loro clienti anche nelle guide. Secondo l’accusa si facevano consegnare i veri documenti dei candidati all’esame di guida, sui quali apponevano sottilissime pellicole riportanti la foto, ritoccata, di chi realmente sosteneva l’esame, ossia un soggetto dai tratti somatici simili a quelli del “cliente”. La stessa immagine veniva consegnata allegata ai moduli necessari, in modo che nulla potesse apparire fasullo o sospetto.

Per scoprire il tutto è servita l’attenzione dei funzionari della motorizzazione civile di Trento, che avevano segnalato il fatto alla polstrada. I primi accertamenti erano scattati nell’aprile 2020, ma l’indagine, denominata “Gemini”, si era conclusa a marzo 2022. Erano state eseguite anche perquisizioni domiciliari in varie località del nord Italia, che avevano portato al sequestro di parecchio materiale informatico. Gli esami teorici e pratici non erano stati effettuati solo a Trento (una quarantina i casi accertati), ma anche a Modena, Parma, Bologna, Milano, Monza, Pesaro, Ancona. Novantasei in tutto erano state le patenti sequestrate e bloccate per impedire ai soggetti coinvolti di continuare a guidare.

Alcuni di questi stranieri, coinvolti in incidenti stradali, sono stati indagati anche per aver presentato denuncia di smarrimento del documento dopo il sequestro, in modo da ottenere il permesso di guida provvisorio: devono ora rispondere di una ulteriore accusa di falso. «Tale malaffare ha inciso anche sulla sicurezza stradale - aveva evidenziato la polizia stradale a conclusione dell’indagine “Gemini” - in quanto coloro che hanno ottenuto la patente senza aver sostenuto le prove, non erano in grado di guidare sia perché ignoravano le norme del codice della strada, sia perché non sapevano condurre l’auto». Ma. Vi.

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