Festival della famiglia

Dal Marocco alla Romania: come è cambiata l'immigrazione in Trentino negli ultimi 30 anni

Le seconde generazioni in Trentino sono circa 1.300. Si distribuiscono in tutti gli ordini scolastici, con una preferenza per istituti economici e percorsi di formazione professionale

TRENTO. Al Festival della Famiglia il panel “Tra radici e futuro” ha acceso i riflettori sulle seconde generazioni, giovani di origine straniera cresciuti in Italia e spesso sospesi tra culture diverse, aspettative familiari e riconoscimento istituzionale.


L’incontro ha offerto una lettura aggiornata delle dinamiche demografiche e sociali che stanno cambiando il volto del territorio. Secondo Vincenzo Bertozzi (ISPAT), il Trentino ha conosciuto una crescita rapida della popolazione straniera dagli anni ’90: dai circa 10.000 residenti del 1998 si è arrivati al picco di 51.000 nel 2013, pari al 10% della popolazione. Negli anni successivi è seguita una stabilizzazione, accompagnata da migliaia di acquisizioni di cittadinanza che hanno modificato la composizione delle comunità locali.


È cambiata anche l’origine dei flussi: la prima immigrazione proveniva soprattutto da Africa, Marocco e Tunisia, con tassi di natalità molto elevati; oggi i nuovi arrivi arrivano in particolare da Romania, Albania e Pakistan, con livelli di natalità più bassi.


Le seconde generazioni in Trentino sono circa 1.300. Si distribuiscono in tutti gli ordini scolastici, con una preferenza per istituti economici e percorsi di formazione professionale. L’ingresso nel mercato del lavoro risulta mediamente positivo e vicino a quello dei coetanei italiani, soprattutto nei settori industriali e manifatturieri. Il modello familiare prevalente resta quello delle coppie sposate con figli.


Per Francesca Decimo (Università di Trento), le seconde generazioni stanno costruendo percorsi che non puntano semplicemente all’assimilazione ma a una “terza via”, intrecciando elementi delle origini e modelli del contesto italiano. Le scelte familiari, spiega, riflettono equilibri culturali nuovi, legati più alla storia delle migrazioni che a una convergenza automatica verso il modello italiano.


Una prospettiva complementare è arrivata da Giuseppe Sciortino, che ha ricordato come l’Italia non presenti un unico modello migratorio. Per comprendere davvero le seconde generazioni occorre confrontare percorsi simili e contesti equivalenti. Le differenze emergono nel tempo anche per ragioni economiche, che incidono sull’accesso ad attività culturali e sportive, elementi cruciali nella definizione delle politiche future.

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