Allarme prezzi: alimentari su del 25% in meno di 4 anni
Tra il 2021 e ottobre 2025 clamorosa impennata: le famiglie soffrono. Crescita a tripla cifra per i succhi di frutta: +172%, ma anche cipolle, caffè e latte a lunga conservazione sono aumentati moltissimo. E le associazioni protestano
TRENTO. Per qualsiasi cittadino che vada a fare la spesa, ma anche a fare benzina, a pagare le bollette, a comprare beni di vario tipo, il boom dei prezzi non è certo una novità. Ma vedere quantificato in una percentuale l'aumento in meno di quattro anni fa - perlomeno - sospirare.
I prezzi degli alimentari, infatti, sono cresciuti mediamente di circa il 25% dal 2021. Più di un quarto in più, con dei picchi addirittura a tripla cifra, come nel caso dei succhi di frutta, presenti in molte case e sempre utili per la merenda dei bambini: il loro prezzo è cresciuto del 172%.
Vicini alla tripla cifra anche tre prodotti presenti in ogni casa, come le cipolle (+84%), il caffè (+71%) e il latte a lunga conservazione (+62%). Considerando novanta prodotti a larghissimo consumo, l'aumento è come detto del 25%.
E, anche se una crescita degli stipendi - in molti settori, ma non in tutti - negli ultimi anni c'è stata, di sicuro non è arrivata al venticinque percento: ecco quindi che questi soldi in più da sborsare ad ogni passaggio al supermercato vanno ovviamente a incidere sui bilanci familiari, soprattutto sui redditi più bassi. Senza dimenticare, come accennato, che le cifre si sono alzate praticamente per ogni voce di spesa di una normale famiglia, dall'energia fino alla macchina, dall'assicurazione fino all'abbigliamento e alle vacanze.
A tracciare il quadro è il Ministero delle Imprese che agli alimentari, già da qualche tempo sotto l'attenzione dei consumatori, ha dedicato uno specifico Osservatorio su prezzi e tariffe. I dati parlano chiaro e mettono nero su bianco ciò con cui i trentini e gli italiani in generale si sono abituati a fare i conti negli ultimi tempi: gli alimentari freschi sono aumentati di oltre il 26%, quelli lavorati di poco più del 24%.
Più in particolare, il prezzo del cibo, a settembre 2025 è cresciuto del 26, 8% rispetto ad ottobre 2021, con incrementi più ampi per i prodotti vegetali (+32,7%), latte, formaggi e uova (+28,1%) e pane e cereali (+25,5%). Guardando alla curva nel tempo, i primi aumenti si sono registrati nella seconda metà del 2021, dopo quindi la fine dell'emergenza Covid e il ritorno ad una certa normalità. La vera impennata arriva però all'inizio del 2022, in coincidenza con lo scoppio della guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia e la chiusura dei rubinetti del gas in arrivo da Mosca.
Il rincaro delle materie prime, il cambiamento climatico e i conseguenti eventi meteorologici e ambientali avversi nei grandi paesi esportatori (periodi di siccità seguiti da inondazioni, proliferazione di agenti patogeni delle piante come quelle del cacao o del caffè) hanno contribuito ad acuire la tensione fino a metà 2023, anche se gli aumenti sono continuati anche dopo.
L'Unione consumatori, nell'esaminare i dati di ottobre rileva che in un mese il cioccolato è rincarato del 2,7%, i gelati del 2,6%, il cacao e il cioccolato in polvere del 2,1%. Ampliando l'analisi, rispetto a ottobre 2024, il cacao in polvere costa il 22% in più, il caffè il 21%, il cioccolato il 10,2%, la carne bovina il 7,9%. Insomma, «andare a fare la spesa è diventato oramai un lusso» , afferma l'associazione. «I maxi rincari non solo impoveriscono, ma portano a profonde modifiche nelle abitudini, al punto che una famiglia su tre è stata costretta nell'ultimo anno a tagliare la spesa», spiega il presidente dell'associazione Gabriele Melluso, che denuncia «una situazione paradossale: le famiglie spendono sempre di più per un carrello sempre più vuoto».