Società

Punto d'Incontro, serviti 45mila pasti caldi in nove mesi

C'è bisogno di sostenere il servizio: con «Un posto alla volta» si cercano donazioni per continuare a offrire formazione e accoglienza dignitosa a chi è ai margini. Il direttore Civico: “Così si fa sicurezza in modo autentico Offriamo un luogo accogliente ed esigente, loro sono a disposizione per un posto dignitoso nella società"

TRENTINO ALTO ADIGE 36mila persone in povertà
 

TRENTO. Dare non solo un pasto, ma anche un posto. Un posto in una società più libera e sicura, ma spesso chiusa e spaventata. È questo lo spirito che anima il Punto d'Incontro, la realtà d'accoglienza fondata nel 1979 da don Dante Clauser, oggi impegnata in un percorso concreto di inclusione sociale: il laboratorio di falegnameria di Mattarello.

Per garantire il prosieguo del progetto, il Punto d'Incontro ha lanciato la campagna "Un posto alla volta": servono nuove donazioni per continuare a offrire formazione, accoglienza e dignità a chi vive ai margini. Qui, persone senza fissa dimora - italiani e stranieri richiedenti protezione internazionale - trovano un'opportunità concreta di formazione. Imparano un mestiere, i rudimenti della lingua italiana e a prendersi cura di sé. Passaggi fondamentali per uscire da una vita ai margini, che spesso conduce a comportamenti devianti.

Nel 2025, sono stati 21 i partecipanti segnalati dai Servizi sociali di Trento. Altri 21 sono stati selezionati direttamente dagli operatori del Punto d'Incontro, grazie a oltre 40mila euro donati dalla cittadinanza. La scelta avviene dopo un'attenta valutazione delle inclinazioni e delle aspirazioni individuali.

«Per noi questo è un modo autentico per fare sicurezza - ha detto il direttore Mattia Civico - Offriamo un luogo accogliente ed esigente. Queste persone non si trovano a zonzo, ma sono a disposizione per crearsi un posto dignitoso nella società». Nei decenni, il Punto d'Incontro ha vissuto una profonda trasformazione.
 

«All'inizio don Dante si trovava di fronte a ottanta senzatetto, poteva pranzare con loro - ha ricordato Civico - Oggi la situazione è completamente diversa. Solo quest'anno sono passate 1.661 persone, abbiamo offerto 44.517 pasti caldi, una media di 200 al giorno». L'idea di affiancare alla mensa un percorso lavorativo nasce proprio da don Dante.

«Quando aprì il primo Punto d'Incontro disse: "Qui manca qualcosa" - ha raccontato il presidente Osvaldo Filosi - Mancava un luogo per il riscatto lavorativo. Oggi è ancora più complesso, ma attraverso l'avviamento al lavoro si prende confidenza con la lingua, si crea una rete di conoscenze e si entra in contatto con le aziende del territorio». Per le persone che vivono in simili situazioni di marginalità, anche arrivare al laboratorio non è semplice. «Non si può arrivare direttamente "dai ponti", sotto i quali spesso vivono - ha spiegato Civico - Devono lavarsi, prendersi cura di sé: anche questo è un passaggio importante di consapevolezza».

Per questo, oltre ai posti in dormitorio offerti da enti come Astalli, il Punto d'Incontro mette a disposizione due appartamenti, autofinanziati grazie alle donazioni dei sostenitori. Il volto della marginalità è cambiato. Oggi si tratta spesso di giovani provenienti da Marocco, Tunisia, Pakistan, Afghanistan. Raggiungono il Trentino dopo aver attraversato la "rotta balcanica", superando una decina di confini, ciascuno più militarizzato e ostile del precedente.

«Ma non si creda che militarizzando le frontiere o applicando politiche di repressione queste persone si fermino - ha avvertito Civico - Non si può fermare la speranza della disperazione. La nostra non è ideologia: è l'analisi che deriva dalla nostra professionalità, da ciò che vediamo ogni giorno con i nostri occhi».

Non mancano le resistenze. Dalla Provincia non si fa mistero che si vogliono dissuadere gli arrivi riducendo le politiche di accoglienza. «La politica ha grandi responsabilità - ha concluso Civico - Ma la politica non ha la sovranità sulle nostre coscienze. Questa comunità accogliente esiste e resiste».

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