“Gioco per giocare non per vincere”, il confine tra divertimento e patologia: parla l’esperta
Intervista a Giulia Tomasi dell'associazione Ama. La psicologa parla dei meccanismi psicologici della dipendenza, identifica gli identikit dei giocatori più a rischio, illustra i campanelli d'allarme da riconoscere e spiega come internet ha trasformato il fenomeno
TRENTO. Negli ultimi anni il gioco d'azzardo è diventato una presenza sempre più pervasiva nella vita quotidiana degli italiani. Ciò che soggiace però, a quella che viene ingenuamente considerata come una mera fonte di divertimento, è una realtà ben più pericolosa e complessa. Si tratta della possibilità di contrarre una dipendenza. La trappola subdola del gioco è infatti in grado di far sviluppare una vera e propria patologia che si radica nocivamente nella psiche dei soggetti, ammalandola e producendo delle conseguenze devastanti su ogni piano della propria vita.
Di questo abbiamo parlato con Giulia Tomasi (nella foto): psicologa e psicoterapeuta, responsabile del settore di cura da dipendenza da gioco d'azzardo presso l'associazione Ama.
Ci sono delle costanti psicologiche ricorrenti in coloro che s'ammalano di dipendenza da gioco d'azzardo?
C'è sicuramente una base comune riscontrata in coloro che cadono nella dipendenza, la ritroviamo in innumerevoli casi: spesso, la persona che sta cadendo nella dipendenza si trova a vivere, in quel determinato momento della sua esistenza, una condizione di fragilità.
Infatti, la persona che magari ha giocato per anni, diventa effettivamente dipendente solo nel momento in cui riscontra una condizione di particolare difficoltà all'interno del ciclo della propria vita. Certo, ci sono anche degli elementi che possono essere catalogati come psicologici interni ma, ad essere determinanti, sono solitamente le condizioni di vita esterne.
Un esempio tra tanti può essere quello di una separazione, oppure il fatto di aver subito un lutto importante, l'invecchiamento, il passaggio dalla fase di studio a quella del lavoro.
Cosa differenzia un giocatore patologico da uno che non lo è? Qual è il confine che decreta il fatto di avere a tutti gli effetti una dipendenza?
Noi parliamo di giocatori sociali, giocatori problematici e giocatori patologici. Se dovessimo identificare delle fasi che possono caratterizzare proprio il passaggio da un gioco sociale ad uno problematico o patologico, le due fasi che potremmo individuare sarebbero queste: il giocatore sociale gioca per vincere, quindi ha una motivazione legata al "come mi diverto quando scommetto e vinco!", mentre invece il giocatore patologico gioca per giocare.
Che cosa vuol dire questo? La persona che sviluppa una dipendenza, in maniera più o meno consapevole sa che ogni vittoria servirà solo a continuare a giocare. Quindi non è più importante il fatto di vincere o meno, di avere più o meno denaro rispetto a prima, ciò che fa la differenza è che l'eventuale vincita sarà utile solo a permette al soggetto di continuare. É l'approccio al gioco che sta dietro, che ci fa capire se la persona ha sviluppato una patologia oppure no.
Esistono dei campanelli d'allarme che ci permettono di individuare la genesi della malattia?
Un chiaro segnale di difficoltà è sicuramente quando una persona che gioca inizia ad avere dei problemi che hanno ripercussioni negative sulle altre aree della propria vita.
Questo soggetto può avere, a livello personale, dei momenti di ansia, depressione o soffrire di forte stress, proprio perché si perdono soldi e se ne devono trovare altri. Oppure può iniziare ad avere conflitti all'interno della coppia, nelle relazioni amicali oppure in casa. Ci sono magari dei genitori che criticano al figlio il fatto di giocare perché ciò ha delle ripercussioni evidenti sull'ambiente lavorativo o sullo studio.
C'è una fascia di età in cui le persone sono più propense ad ammalarsi di gioco d'azzardo?
In questo momento in Italia abbiamo sviluppato tre identikit che si potrebbero fare della persona con un problema d'azzardo. La prima categoria è quella degli uomini sui 45 anni, che magari stanno affrontando una separazione o che hanno problemi di lavoro e che giocano principalmente ai così detti giochi "adrenalinici": slot machine, poker, trading.
Il secondo identikit riguarda le donne che riscontrano il problema in uno stato più avanzato d'età, quindi over 60. Queste partecipano principalmente ai giochi lenti come lotterie o gratta e vinci. L'ultimo identikit che possiamo fare è caratterizzato dai giovani maschi sui 18-25 anni che stanno facendo il passaggio dallo studio al lavoro e sono appena entrati nel mondo lavorativo.
Come viene scoperto in famiglia che uno dei membri sta spendendo l'intero patrimonio in slot o gratta e vinci?
Solitamente è una scoperta improvvisa e spiazzante: la dipendenza si inizia ad intuire solo quando emergono i problemi di denaro. I primi campanelli d'allarme intercettati dai famigliari sono infatti quelli economici, per cui ci sono delle richieste continue di soldi come ad esempio: "Non ho i soldi per pagare il regalo della nonna me li presteresti?" oppure "Questa sera a cena non possiamo uscire perché devo anticipare i soldi per la bolletta". Per cui si notano spesso atteggiamenti di scuse e grandi racconti rispetto a problemi economici che però poi sembrano non finire mai.
C'è da dire però che i segnali ci sarebbero già prima, ma spesso non vengono intercettati. Come dicevo, ovviamente una persona che ha una dipendenza da gioco d'azzardo è un soggetto che, anche dal punto di vista psicologico, ha forti momenti di forte tristezza, di ansia o di rabbia.
Spesso, infatti, ciò ha delle ripercussioni negative all'interno delle relazioni affettive o amicali. La dipendenza lo rende distratto, inizia a nascondere le cose oppure, se racconta la verità, essa è sempre parziale. Quindi i campanelli d'allarme spesso ci sono, il problema è che è difficile ricondurli a questo tipo di problematica perché, a differenza di una dipendenza da sostanze, quella da gioco d'azzardo non mostra segni visibili. Quindi il momento in cui il problema esplode è quello in cui emergono le questioni economiche.
Com'è cambiata la dipendenza prima e dopo internet?
Negli ultimi anni il fatto che il mercato dell'online sia esploso ha aggravato notevolmente la situazione: in Italia attualmente abbiamo circa 150 miliardi di giocatori all'anno e più della metà sono giocati online.
Quindi sicuramente l'aumento dell'offerta di internet a creato anche l'aumento della domanda e quindi è nato proprio tutto il terzo identikit dei giovani di cui parlavo prima. Trading e slot machine sono sicuramente figli di questa nuova generazione di giochi online che sono stati liberalizzati.
Quindi c'è stato un aumento di giocatori o semplicemente sono cambiati i luoghi del gioco d'azzardo?
La prima. In Italia abbiamo visto un aumento sia di gioco che di giocato quindi all'aumento dell'offerta è aumentata la domanda: non sono tramontati gli altri giochi bensì l'offerta si è complessificata e le nuove forme di gioco hanno creato nuove tipologie di giocatori.
Secondo i suoi studi e la sua esperienza nel campo, c'è oggi una cultura che promette e propaganda l'idea che si possa guadagnare facilmente, senza la fatica e senza i sacrifici del lavoro e dell'impegno quotidiano?
Sì, questo sicuramente. Ma ciò che trovo rilevante è il fatto che il gioco d'azzardo abbia cambiato forma. Ad esempio, anche i giochi che citavo prima come il trading e il poker, sono tutti giochi che strizzano un po' l'occhio al concetto di talento, più che di fortuna: illusione vincente.
I giovani che si avvicinano a questo mondo, infatti, ci si avvicinano con l'idea di avere delle competenze e che quindi la vittoria al gioco non sia, come poteva essere 10 o 20 anni fa, per fortuna. Ora la dinamica della dipendenza è più complessa: con il nuovo gioco d'azzardo e con le competenze che questi ragazzi s'illudono di avere, questi possono pensare di guadagnarsi un'entrata fissa mensile in più, per loro merito.
Infatti, il poker, le scommesse sportive e il trading, ovvero lo scommettere in borsa, sono tutte attività che hanno una componente di abilità. Vengono definiti comunque giochi d'azzardo perché il risultato dipende parzialmente comunque dal caso, ma il punto è che si tratta anche di una questione capacità.
Ed è proprio su questo che i nuovi giochi fanno leva: una slot machine non ha nessun tipo di abilità e il giocatore lo sa, mentre un ventiduenne che gioca alle scommesse sportive ci dirà che lui scommette su quel gioco perché è molto competente e appassionato, perché segue le partite da anni, ma nel frattempo sviluppa inconsapevolmente la dipendenza.
È un processo faticoso far riconoscere a coloro che sono ormai dipendenti dal gioco, di avere una vera e propria malattia, se sì, come si convincono ad intraprendere un percorso di recupero?
Dipende a che fase del percorso si avvicina a noi la persona, se si avvicina e non ha consapevolezza di avere un problema è chiaro che parte del suo percorso sarà quello di portarlo a comprendere il fatto di avere una dipendenza e quindi una malattia.
Ma normalmente, in questi casi, la persona arriva che è già consapevole di avere una problematica e quindi è motivato a iniziare il percorso di cura. E' questo che fa la differenza: il livello di consapevolezza con cui si arriva ad intraprendere il percorso.
Noi come associazione Ama lavoriamo con gruppi di Auto Muto Aiuto. Questo è un percorso corale che è comunque una terapia contro il gioco d'azzardo che consiste nell'intraprendere un percorso comune all'interno di un gruppo. La persona e il proprio famigliare, con la propria modalità e le proprie tempistiche, inizia un percorso che non è fatto solo per gestire l'astinenza da gioco, vi è un approccio più profondo che orienta a nuovi stili di vita.
Ci sono persone che sono completamente guarite dalla dipendenza?
Sì, certo. Noi facciamo questo lavoro sapendo che se ne può uscire. Il percorso può essere lungo, faticoso ma l'obbiettivo non è solo quello di smettere e di giocare, bensì di fare in modo che la persona possa riprendere in mano la propria vita. Come? Elaborando la sofferenza e la fragilità che lo ha portato a sviluppare una dipendenza e aiutandolo a proseguire con uno stile di vita più sano.