Vigili del fuoco volontari

Unione distrettuale di Trento, più di 1.000 vigili e 41 corpi: "Territorio vasto, ma ci siamo sempre"

Gianluca Schmid, trent'anni di carriera 12 dei quali da comandante a Civezzano, punta su specializzazione, collaborazione e formazione per unire ulteriormente i corpi: “Le unioni distrettuali devono essere il ponte verso il futuro"

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TRENTO. Dalla Val di Cembra alla Vigolana, passando per la Valle dei Laghi e il Bondone: quarantuno corpi, oltre 1.000 vigili del fuoco volontari e un territorio vastissimo, che abbraccia zone montane, vallate, aree industriali e centri abitati. È questa la realtà dell’Unione distrettuale di Trento, la più grande della provincia, nata nel 1990 e oggi guidata da Gianluca Schmid, trent’anni di servizio, dodici dei quali come comandante a Civezzano. Una vita interamente dedicata al volontariato antincendio, proiettata in una visione moderna e coordinata del sistema trentino.

“Il territorio è esteso e le responsabilità sono grandi – spiega Schmid – ma ci siamo sempre. La nostra forza è nella presenza, nella preparazione e nel senso di comunità che ci lega. È un onore lavorare con persone così competenti e motivate.”

Dal suo insediamento, Schmid ha tracciato tre direttrici chiare: specializzazione, collaborazione e formazione. “Le unioni distrettuali devono essere il ponte verso il futuro – afferma –. Non si tratta di togliere autonomia ai singoli corpi, ma di metterli in rete per farli crescere insieme. L’obiettivo è un sistema più forte, integrato e solidale.”

Un concetto che vale soprattutto in un distretto come quello di Trento, dove convivono realtà molto diverse tra loro: dai corpi delle valli, con una forte impronta comunitaria, a quelli delle aree più densamente popolate o attraversate da grandi assi viari. “La sfida è unire queste esperienze – aggiunge Schmid –. Ogni corpo ha una sua identità, ma deve sentirsi parte di una squadra più ampia.”

Un ruolo fondamentale in questa costruzione lo giocano i quattro viceispettori che affiancano Schmid nella gestione quotidiana dell’Unione. “Voglio ringraziare di cuore Denis Biasiolli (ambito Trento), Mariano Largher (Valle dei Laghi), Mauro Dalla Brida (Vigolana) e Nicola Zanotelli (Val di Cembra) – sottolinea – per la dedizione, la competenza e la lealtà con cui lavorano ogni giorno. Senza il loro impegno e la loro disponibilità costante, nulla di tutto questo sarebbe possibile.”

Parla l'ispettore dell'Unione distrettuale di Trento

Negli ultimi anni, l’Unione distrettuale ha intensificato i corsi congiunti, le esercitazioni comuni e i gruppi di specializzazione tematica, con l’obiettivo di uniformare le procedure operative e migliorare la collaborazione tra le diverse caserme.

“Abbiamo squadre miste che si addestrano su scenari reali – racconta Schmid –. In questo modo, un vigile del fuoco di Cembra può trovarsi a lavorare perfettamente in sintonia con uno di Vezzano o di Aldeno. È il senso stesso dell’Unione: condividere esperienze e metodi per essere più efficaci.”

Il cambiamento è profondo anche sul piano sociale. “Trent’anni fa – ricorda Schmid – un vigile del fuoco entrava a vent’anni e restava per tutta la vita, diventando una memoria vivente del corpo. Oggi la società è più mobile: le persone cambiano città e lavoro, hanno meno tempo da dedicare al volontariato. Questo significa che la formazione deve essere continua, rapida e accessibile a tutti. Non basta più insegnare una volta: bisogna insegnare sempre.”

L’esperienza personale di Schmid racconta bene questo percorso. “Avevo diciotto anni quando sono entrato nei vigili del fuoco di Civezzano. Non avevo nessun parente nel corpo, ma ho sentito da subito che era la mia strada. Il primo intervento, un piccolo incendio di sterpaglie sopra Seregnano, mi ha insegnato che il volontariato è soprattutto metodo e collaborazione. Allora non c’erano le tecnologie di oggi: si lavorava con mezzi semplici, ma con un grande spirito di squadra.”

Da caposquadra a vicecomandante, fino ai dodici anni e mezzo da comandante a Civezzano, Schmid ha vissuto in prima persona la trasformazione del servizio. “Civezzano è un punto delicato, attraversato dalla Superstrada della Valsugana: una zona con un un traffico intenso e numerosi interventi di soccorso. Lì ho capito quanto conti la preparazione, ma anche la fiducia reciproca.”

Oggi, da ispettore, guarda con attenzione ai cambiamenti del territorio. “Negli ultimi trent’anni la realtà provinciale è mutata. Le aree abitate sono cresciute, le chiamate sono aumentate, e il tipo di intervento è diventato più complesso. Oggi si lavora molto soprattutto per il maltempo, con frane, allagamenti, alberi cadut. Tra gli interventi più particolari da ispettore distrettuale, ricordo la frana di Mattarello e quella di Vigolo Vattaro. Il cambiamento climatico è una sfida concreta: ci impone di essere sempre pronti e aggiornati.”

Il livello tecnico dei vigili volontari trentini, secondo Schmid, è alto. “Le attrezzature sono migliorate, i protocolli sono scientifici e la preparazione dei nostri uomini e donne è notevole.” Per questo l’ispettore ha deciso di rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Unione distrettuale come struttura di coordinamento e innovazione. “Abbiamo promosso programmi di scambio temporaneo di personale, squadre specializzate itineranti, corsi di aggiornamento comuni e momenti di confronto intergenerazionali. Vogliamo che i vigili esperti trasmettano il loro sapere ai più giovani, e che i giovani portino entusiasmo e nuove idee.”

Il modello è quello di una rete viva, dinamica, dove ogni corpo conserva la propria identità ma lavora dentro un sistema condiviso.  

Nel territorio trentino, dove la tradizione dei vigili del fuoco volontari affonda le radici nell’epoca austro-ungarica, la sfida è mantenere viva la storia guardando avanti. “Il valore della tradizione non è custodirla come un cimelio, ma adattarla ai tempi. I nostri predecessori ci hanno insegnato a essere comunità, ora dobbiamo essere rete.”

Per Schmid, la formazione resta la chiave di tutto. “Ogni corso, ogni esercitazione, ogni momento di scambio è un investimento sulla sicurezza di tutti. Una rete è forte se ogni nodo è saldo. E ogni vigile, per quanto piccolo sia il suo corpo, è un nodo fondamentale della nostra rete.”

Guardando al futuro, l’ispettore individua due priorità: coinvolgere i giovani e rafforzare la cooperazione tra distretti. “Dobbiamo trasmettere la passione del servizio alle nuove generazioni. Essere vigile del fuoco volontario significa rappresentare la propria comunità, essere un punto di riferimento, imparare a lavorare per gli altri. È un impegno che forma e unisce.”

E conclude con un pensiero che riassume il suo trentennio di servizio: “Essere ispettore dell’Unione distrettuale di Trento è un grande onore. Non per la gloria personale, ma per la responsabilità verso la comunità. Il futuro della nostra provincia passa dalla collaborazione, dalla competenza e dal rispetto reciproco. Se lavoriamo insieme, nessuna emergenza ci troverà impreparati. E come sempre, quando serve, noi ci siamo.”

I corpi dell'Unione distrettuale di Trento

  • Albiano
  • Aldeno
  • Balselga del Bondone
  • Bosentino,
  • Cadine
  • Calavino
  • Cavedine
  • Cembra
  • Cimone
  • Civezzano
  • Cognola
  • Faver
  • Fornace
  • Gardolo
  • Garniga,
  • Giovo
  • Grauno
  • Grumes
  • Lasino
  • Lavarone
  • Lavis
  • Lisignago
  • Lona-Lases
  • Luserna
  • Mattarello,
  • Meano
  • Padergnone
  • Povo
  • Ravina
  • Romagnano
  • Sardagna
  • Segonzano
  • Sopramonte
  • Sover
  • Terlago
  • Valda
  • Vattaro
  • Vezzano
  • Vigolo Baselga
  • Vigolo Vattaro
  • Villazzano
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