Cresce l'occupazione ma esplode la cassa integrazione: male anche in Trentino
La cassa integrazione a livello nazionale è schizzata del 46,4 per cento, passando da 95,9 milioni di ore del primo semestre 2024 a 140,4 milioni nel 2025. Un'impennata allarmante, sostiene l'Ufficio studi della Cgia, che fotografa inequivocabilmente le difficoltà di interi comparti manifatturieri
ANALISI In Trentino fa il part time il 38,6% delle lavoratrici
TRENTO. Mentre l'Italia festeggia l'aumento di un milione di posti di lavoro negli ultimi tre anni del governo Meloni, i dati sulla cassa integrazione raccontano una storia diversa, più inquietante. Nel primo semestre 2025, le ore autorizzate di Cig sono salite di quasi il 22 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024, toccando quota 305,5 milioni di ore. Un incremento che smentisce il racconto trionfalistico e rivela le difficoltà nascoste dietro le statistiche occupazionali.
La vera emergenza riguarda la cassa integrazione straordinaria, quella che più delle altre segnala crisi strutturali nei settori. La Cigs è schizzata del 46,4 per cento, passando da 95,9 milioni di ore del primo semestre 2024 a 140,4 milioni nel 2025. Un'impennata allarmante, sostiene l'Ufficio studi della CGIA, che fotografa inequivocabilmente le difficoltà di interi comparti manifatturieri.
Il settore dell'automotive è il più colpito. Nel primo semestre 2025, le ore di Cigs richieste da questo comparto hanno toccato i 22 milioni, con un aumento dell'85,8 per cento. La crisi di Stellantis, in particolare, si fa sentire con durezza in più province italiane. Seguono la metallurgia con poco più di 20 milioni di ore (+56,7 per cento) e la fabbricazione di macchine meccaniche con quasi 11,3 milioni (+12,5 per cento).
A livello geografico, il Nord-Ovest – in particolare il Piemonte – emerge come l'area più colpita, con un aumento del 33,3 per cento nelle ore autorizzate. Campobasso, sede di un importante stabilimento Stellantis, registra il record nazionale con un aumento del 1.255 per cento. Ma l'attenzione merita anche Trento, che si piazza al 23° posto nella graduatoria nazionale con un incremento del 75,2 per cento rispetto al primo semestre 2024.
La provincia trentina è passata da 679.812 ore di cassa integrazione autorizzate nel primo semestre 2024 a 1.190.798 ore nel primo semestre 2025, un aumento di oltre 510 mila ore. Una crescita che segnala tensioni nel tessuto manifatturiero locale, legata probabilmente alle difficoltà della catena di fornitura dell'automotive e dei settori collegati.
Questo paradosso – più occupati ma più ricorso alla Cig – rivela il vero problema dell'economia italiana: la crescita economica degli ultimi tre anni è stata sotto l'1 per cento, dunque l'aumento dell'occupazione non si è tradotto in maggiore produttività, soprattutto nei servizi. Gli stipendi degli italiani, già inferiori alla media europea, stentano a crescere.
La vera sfida, secondo l'Ufficio studi della CGIA, è spendere bene e in fretta i 100 miliardi di euro ancora disponibili del Pnrr. Senza interventi incisivi per modernizzare il Paese, l'Italia rischia di scivolare verso la crisi strisciante che ha già messo in seria difficoltà Germania e Francia.