L’accordo

Piantedosi: «Il Cpr di Trento può essere un modello da riproporre»

Il ministro degli Interni: «È diventato un obiettivo europeo quello del rafforzamento dei rimpatri: nei centri persone che non solo hanno una condizione di irregolarità, ma versano in condizioni di pericolosità per la sicurezza pubblica

TRENTO. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha incontrato a Trento il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti e definito il progetto del Cpr previsto a Trento. Il ministro lo ha definito un progetto "molto importante, non solo perché va al servizio di un contesto molto importante, quello della Provincia autonoma di Trento, ma anche perché riteniamo di fare di quest'iniziativa anche un modello da riproporre in altre parti del territorio nazionale".

Perché il governo, ha aggiunto il ministro, sta cercando "di rafforzare" la rete dei Cpr. "È diventato un obiettivo europeo quello del rafforzamento dei rimpatri", ha detto Piantedosi. "In questi luoghi - ha specificato Piantedosi - vengono ristrette persone che sono pericolose per la sicurezza pubblica. Nei Cpr vengono destinate delle persone che non solo hanno una condizione di irregolarità, ma versano in condizioni di pericolosità per la sicurezza pubblica".

"L'accordo prevede anche un progressivo disimpegno negli oneri che noi distribuiamo su tutto il territorio nazionale dell'accoglienza straordinaria dei migranti che sono oggetto di ingresso in Italia", ha aggiunto Piantedosi, specificando quindi che, "se richiesto, prevediamo l'attenuazione degli impegni per l'accoglienza straordinaria". Nel 2025 le persone accompagnate dal Trentino verso i Cpr sono state 61, ha riferito il ministro, aggiungendo che "gli accompagnamenti richiedono l'accompagnamento di almeno tre uomini". 

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