Luigi Fontana, medico e scienziato di Riva ora in Australia: «Tornare? Con il progetto giusto»
Oggi dirige la Cattedra di Medicina Metabolica e la "Charles Perkins Centre Royal Prince Alfred Clinic" dell'Università di Sydney. Ma il professore potrebbe tornare "a casa", grazie ad un progetto su cui sta lavorando la giunta provinciale: la creazione di un centro inter-dipartimentale per la promozione della salute e della longevità
RIVA DEL GARDA. «Tornare in Trentino? Certo, se il progetto è quello giusto». Luigi Fontana, 56 anni, originario di Riva del Garda, medico specialista e scienziato di fama internazionale, è uno dei massimi esperti mondiali in alimentazione e longevità. Oggi dirige la Cattedra di Medicina Metabolica e la "Charles Perkins Centre Royal Prince Alfred Clinic" dell'Università di Sydney. Ma il professore potrebbe lasciare l'Australia per tornare "a casa", grazie ad un ambizioso progetto ("guidato" dall'assessore alla salute Mario Tonina) su cui sta lavorando la giunta provinciale: la creazione di un centro inter-dipartimentale per la promozione della salute e della longevità.
«Sarebbe un unicum in Italia - sottolinea Fontana - e mi permetterebbe di passare dalla trattazione accademica dei temi di cui mi occupo da anni alla loro applicazione pratica». Quella che si prospetta, spiega lo scienziato, all'orizzonte è quasi una rivoluzione capace di portare cambiamenti radicali nella società. Il fine? Vivere più a lungo e meglio trasformando il Trentino in una sorta di "blue zone", ovvero un territorio con una delle più alte concentrazioni di centenari sani e felici.
Professor Fontana, il suo possibile ritorno in Trentino era stato ventilato dall'assessore Tonina parlando del progetto relativo all'unità operativa per la longevità. È una possibilità reale?
«Si, ma servono le condizioni giuste. Il progetto su cui stanno lavorando l'assessore Tonina e la giunta provinciale è visionario, e mi sta molto a cuore. Se si potrà realizzare, sono pronto a fare la mia parte e tornare a casa».
Nei suoi interventi in tutto il mondo lei parla spesso di "salute cronica", un concetto che sembra quasi un ossimoro: "cronico" si associa di solito alla malattia.
«Mi occupo di promozione della salute e voglio spostare il focus dal trattamento delle malattie alla loro prevenzione, con l'obiettivo di ridurre sofferenza, morti premature e gli ingenti costi legati alle patologie più comuni e prevedibili, che rappresentano la stragrande maggioranza dei casi. Negli ultimi 150 anni l'aspettativa di vita in Trentino è quasi raddoppiata: oggi è di 82,7 anni per gli uomini e 86,7 per le donne, tra le più alte al mondo. Ma il problema non è solo quanto si vive, ma come ci si arriva. In che stato di salute si è a 80, 90, 100 anni? I miei studi hanno dimostrato quanto alimentazione e attività fisica incidano direttamente sulla salute metabolica e molecolare e quanto corretti stili di vita corretti possano non solo allungare la vita, ma migliorarne la qualità anche in età avanzata. Il percorso verso la longevità dovrebbe iniziare da giovani, ma è efficace a qualsiasi età. I danni provocati da fumo e alcol, per esempio, a 30 anni non si percepiscono: si pensa di poter continuare senza conseguenze, ma in realtà si accumulano e si palesano più tardi».
Il professore cita uno studio condotto a Sydney insieme a un collega, durato tre anni su 3.000 pazienti.
«Queste persone sono state seguite in modo continuo e proattivo da medici e da una nuova figura professionale, l'health coach. Insieme hanno costruito percorsi personalizzati di benessere totale, ottenendo risultati straordinari: riduzione del 50% delle ospedalizzazioni e un risparmio di 6 milioni di euro all'anno per il sistema sanitario. Su scala nazionale, un modello simile potrebbe generare risparmi di svariati miliardi di dollari, risorse reinvestibili in servizi pubblici come asili nido, progetti di co-housing per anziani, cultura e finanziamento di startup innovative. Approcci analoghi potrebbero essere sperimentati anche in Italia, nelle nuove Case di Comunità, per promuovere una medicina più proattiva, integrata e orientata alla prevenzione».
In pratica, cos'è questa unità operativa provinciale per la salute e la longevità?
«Il progetto non riguarda solo la sanità, ma coinvolge ma anche istruzione, sport, turismo, agricoltura e, in prospettiva, lo sviluppo economico. Si tratta di integrare diversi settori per promuovere un cambiamento sociale ed economico profondo e duraturo. Pensiamo alla legge Sirchia, quella che ha vietato il fumo nei luoghi chiusi. Quando entrò in vigore sembrava che non potesse assolutamente funzionare: molti si lamentavano parlando di limitazione della libertà personale. Eppure oggi ci sembra inconcepibile che solo vent'anni fa si potesse fumare (o subire il fumo passivo) durante un pranzo al ristorante. Quella legge ha generato un cambiamento culturale collettivo. L'idea alla base di questo progetto è simile: promuovere un mutamento della società capace di generare benessere condiviso, che nessun individuo da solo potrebbe realizzare, con benefici non solo fisici, ma anche sociali e finanziari».
In che senso questo progetto può generare anche un vantaggio economico?
«Un territorio in cui si vive bene e in salute diventa naturalmente attrattivo per giovani coppie che vogliono mettere al mondo figli, per lavoratori qualificati e professionisti disposti a investire e contribuire alla crescita locale, pagando le tasse e sostenendo i servizi e l'economia. Proprio per questo il progetto che mi coinvolge e su cui sta lavorando la Giunta Fugatti ha un respiro trasversale: non riguarda solo la salute, ma diversi ambiti della vita pubblica. Sono positivamente colpito dal lavoro sinergico in corso e credo possa nascere qualcosa di unico e innovativo, a livello sia nazionale che internazionale».
Dopo oltre trent'anni trascorsi tra Stati Uniti, Inghilterra e Australia, il professore guarda con entusiasmo alla possibilità di tornare nella sua terra per mettere a disposizione la sua esperienza.
«Sarei felice di riportare qui il mio il know-how, le relazioni e la rete di collaborazioni costruite negli anni, per contribuire a un cambiamento reale. L'obiettivo è trasformare il Trentino in un modello mondiale di salute e benessere, una nuova "blue zone 3.0". Certo, non è un progetto semplice, ma è estremamente stimolante. E se ci saranno i giusti presupposti, io ci sarò».