Bruzzone: state lontani dai narcisisti e difendetevi. Ogni tentativo di guarirli è inutile
La criminologa che da anni si batte contro la violenza di genere, apre uno scorcio sulla realtà dei femminicidi: il numero di vittime è continuato infatti a crescere in modo allarmante tra il 2024 e il primo trimestre del 2025
TRENTO. Quella del femminicidio è una drammatica realtà che si ripete in Italia quasi quotidianamente, il numero di vittime è continuato infatti a crescere in modo allarmante tra il 2024 e il primo trimestre del 2025: sono infatti ben 130 le vittime di femminicidio in Italia: di queste 113 hanno perso la vita in ambito familiare o affettivo, e 71 – secondo i dati del Ministero dell’Interno – hanno trovato la morte per mano del partner o ex partner. E' ormai evidente a tutti la necessità di un intervento collettivo. Tra le varie iniziative già in atto, spicca il contributo della psicologa e criminologa Roberta Bruzzone.
Attualmente si continua a parlare di femminicidi, di fatto c'è un moto di divulgazione della problematica sociale, ma questo non sembra essere un motore abbastanza efficace per porre fine al fenomeno dei femminicidi. Qual è la sua lettura della questione?
La divulgazione di per sé non è uno strumento sufficientemente forte per arginare questo fenomeno, parlarne è comunque essenziale per creare una maggiore consapevolezza, ma per debellare questa piaga sociale la strada è ancora lunga.
Che strumenti bisognerebbe mettere in atto per contribuire a modificare concretamente la situazione?
Gli strumenti sono di matrice educativa e culturale. La problematica sociale che ancora alimenta la violenza sulle donne e, anche la sua forma più estrema, quella del femminicidi, è prevalentemente di valenza educativa e valoriale. L'educazione odierna infatti verte su tutta una serie di stereotipi di matrice patriarcale, che privilegiano una visione della donna come assoggettata, subalterna alla figura maschile. Questo tipo di uomini cresce con l'idea che controllare la propria donna sia un diritto, e quando questa si sottrae, per qual si voglia ragione, la perdita di sicurezza data dall'esercizio del controllo esercitato nella relazione sulla vittima, equivale per di questo tipo di uomini ad una minaccia insopportabile. Essi si sentono infatti lesi soprattutto nella loro virilità e nella loro immagine sociale, ragion per cui attaccano. Questo accade perché sono stati educati a pensare che la loro vita valga più di quella delle donne che hanno intorno.
Sarebbe una soluzione utile attuare un'educazione all'affettività più approfondita nelle scuole?
L'educazione all'affettività male non fa, ma di fronte al radicamento di questo tipo di schemi mentali, appresi e tramandati di generazione in generazione, essa non è sufficiente. Certo è un'operazione positiva e utile, ma non sufficiente. E' necessario dunque lavorare sulla testa delle persone sia a livello culturale che sociale, ad esempio, la scuola dovrebbe cominciare a privilegiare una narrazione della storia in cui non sono solo gli uomini a esserne i protagonisti.
Ma qual è secondo lei la radice di questa problematica?
Questa problematica dipende in maniera essenziale dal vissuto famigliare. Per quanto la scuola possa fare, se la famiglia ha questo tipo di imprinting, in questo caso siamo di fronte ad un vero e proprio "marchio di fabbrica a fuoco!". Infatti, se la famiglia è costruita attorno a parametri patriarcali, quelli veicola e quelli assorbono dunque anche i figli, sia maschi che femmine.
Come la collocherebbe a livello sociale?
La violenza nasce proprio da una mancanza di potere assegnata alla figura femminile; dall'aver disegnato la figura femminile come subalterna, e dal fatto che ancora ad oggi viene tramandata ed imposta questa tipologia di visione. Gli stereotipi più diffusi sono infatti quelli legati ad una donna che deve realizzarsi anzitutto nella sfera privata, nel ruolo di madre e di moglie, trascurando se stessa sotto gli altri profili. E' ancora oggi questo il tipo di modello di donna che viene promosso: ciò produce vittime, non donne.
E' dunque ancora utopico ed illusorio pensare che si possa arrivare ad una svolta davvero efficace, in merito al debellamento della violenza di genere?
Con quello che stiamo facendo e mettendo in campo adesso, purtroppo non credo che si possa andare molto lontano.
Ci potrebbe parlare del suo personale contributo?
Io, nel mio piccolo, faccio un'attività di divulgazione di conoscenza e di consapevolezza potentissimo, andando ai miei spettacoli ne uscirà con un livello di consapevolezza che credo che sia l'unica strada. Per il resto, chiaramente, ognuno deve fare la sua parte.
Cosa direbbe alle nuove generazioni di donne?
Bisogna cominciare a dire alle ragazze che, stare con qualcuno, non vuol dire essere qualcuno. Questo tipo di consapevolezza non è scontata perché molte donne crescono radicate al messaggio correntemente proposto, per cui stare con un uomo darebbe loro in qualche modo una sorta di identità. In realtà questo è pericolosissimo come messaggio, perché, per una donna che vive improntata in questo modo, si può solo immaginare quanto sia difficile mettere in discussione la propria relazione, sebbene essa si riveli disfunzionale in maniera evidente.
Potrebbe approfondire questo aspetto?
Con il termine della relazione, secondo il punto di vista del femminile coinvolto, andrebbe a ledersi quell'idea profondamente radicata per cui è dalla sua relazione che dipende gran parte della sua stessa identità. Bisogna dunque educare fin da subito in maniera differente, promuovendo concetti diversi come quello di simmetria nella relazione, di possibilità per le giovani donne di autonomia piena. Se non si attuano questi cambiamenti valoriali a livello culturale e sociale, difficilmente potremmo debellare questo fenomeno.
C'è una tipologia di vittima prediletta per il narcisista? La relazione che si crea tende a riprodurre il binomio: "narciso-eco", "controllante-insicura" oppure anche donne risolute e con una sana autostima possono diventare vittime?
La situazione è complessa, il problema fondamentale è che siamo inserite in un'epoca in cui il femminile non ha ancora gli strumenti per difendersi, quindi è molto difficile. Infatti non è detto che le donne che funzionano dal punto di vista sociale e lavorativo, abbiano una solidità altrettanto robusta nelle relazioni. Ho visto donne che sono addirittura la parte economica forte della famiglia, esser comunque di fatto totalmente assoggettate, all'interno della relazione con il marito o con un partner che è, a tutti gli effetti, un parassita.
Consiglia dei percorsi particolari per le donne che vogliono creare una propria struttura identitaria forte?
Io consiglio periodi di autonomia. Per stare bene con qualcuno devi prima essere in grado di capire chi sei e cosa vuoi. Devi essere in grado di stabilire dei paletti invalicabili in protezione alla tua persona. Se ci si trova quel tipo di scenario davanti a sé, è meglio evitare di stare in relazioni che potrebbero risultare pericolose. C'è da lavorare anche sulla fortificazione del femminile. Per quanto riguarda gli uomini? Basta con la mammina a casa, iperprotettiva e pronta a perdonare tutto, finiamola.
Come si smaschera un narcisista, vista la raffinatezza delle sue abilità manipolatorie?
Anzitutto informandosi ed imparando ad osservare: se viene ai miei spettacoli in un ora e mezza apprende tutto quello che serve. Faccio degli spettacoli che sono dedicati proprio a questi temi. Si impara documentandosi. Ci sono diversi contributi in giro io ho anche un canale Youtube.
Crede sia necessario mettere subito alla prova il futuro possibile partner, testare il suo carattere preventivamente?
Anzitutto dire dei no è fondamentale per capire chi hai davanti. E' un primo banco di prova: se davanti ad un no, più che legittimo, l'altro diventa punitivo o mette in atto degli atteggiamenti aggressivi e svalutanti, è meglio cambiare strada! Un'altra tecnica efficace per smascherare il narcisista è l'utilizzo del tempo: bisogna darsi tempo. I manipolatori affettivi hanno fretta, questo è un fondamentale campanello d'allarme. Per loro tutto è veloce e travolgente, invece l'amore sano ha bisogno di tempo, non travolge, nutre, rassicura, consolida. L'amore patologico fa diventare euforici, manda in corto circuito il cervello. Ci sono degli indicatori molto chiari, bisogna saperli riconoscere. In quest'epoca è molto importante documentarsi. Ad esempio, i messaggi che promuovo sono molto chiari e molto nitidi, ora è andata in onda anche la seconda stagione del mio programma: "Nella mente di Narciso", questo è un programma proprio pensato per raccontare il temperamento narcisistico, affinchè si possa comprenderlo in tutte le sue possibili sfaccettature, nelle relazioni affettive, in famiglia, tra gli amici. Trovo sia un viaggio sicuramente molto istruttivo per chi segue e seguirà il programma.