Giustizia

Truffa due anziane: condannato a 3 anni un uomo con alle spalle una condanna di 15 anni per sequestro di persona

La sentenza del tribunale di Trento: un 46enne di Napoli, con 20 anni di carcere alle spalle, aveva raggirato le due donne fingendosi al telefono un funzionario della giustizia. Si era fatto consegnare ori e denaro per migliaia di euro, ma il secondo tentativo era stato sventato dai carabinieri

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. «Signora, suo figlio ha investito una bambina: la parte offesa chiede 16mila euro di danni, ma io posso sistemare la situazione». Iniziavano così le chiamate di un uomo di 46 anni, residente nel napoletano e con 20 anni di carcere alle spalle, che è riuscito a raggirare due anziane, sottraendo loro gioielli e denaro per migliaia di euro, bussando alla porta di casa. Se la prima truffa era andata a segno, la seconda no: l'uomo, scoperto, era stato arrestato per poi finire a giudizio.

Mercoledì mattina il giudice dell'udienza preliminare, Marco Tamburrino, ha emesso una sentenza di condanna: tre anni per truffa aggravata e furto, oltre al pagamento di una multa. I fatti contestati - contenuti nel fascicolo della pm Alessandra Liverani - si riferiscono a due specifici episodi ai danni di due ultraottantenni: una di Pergine e l'altra di Rovereto, rispettivamente ad agosto e a settembre del 2024. Il modus operandi era lo stesso. L'uomo, che fingeva di essere un funzionario del tribunale, comunicava un fantomatico incidente, provocato dai «figli» delle vittime, chiedendo loro un'ingente somma per saldare il debito con la giustizia. Cifra che lui stesso sarebbe passato a ritirare poco dopo, presentandosi nelle abitazioni delle donne, «così i vostri famigliari non andranno a processo».

La prima anziana, nel perginese, gli aveva consegnato tutto ciò che aveva. Ma una volta uscito di casa, si era accorta che le mancavano anche un anello e un bracciale. Elemento che all'imputato è costata anche la contestazione del reato di furto. A Rovereto, invece, la truffa era stata sventata grazie alla presenza in casa di un parente della vittima. Immediata la segnalazione al 112, con una puntuale descrizione della persona, che ha consentito di risalire a lui. Erano stati i carabinieri della compagnia di Rovereto a trarlo in arresto, mentre si allontanava in tutta fretta da un condominio della città. Inseguito, era stato bloccato a bordo della sua auto oltre il confine con il Veneto.

Sottoposto a perquisizione, la refurtiva recuperata era stata riconsegnata nelle mani della legittima proprietaria. L'uomo, con alle spalle una condanna di 15 anni per sequestro di persona, era uscito da poco dal carcere, dove aveva scontato già 20 anni (anche per altri reati). All'autorità giudiziaria aveva confessato che aveva «bisogno di denaro».

Per il 46enne sono scattati i domiciliari e poi l'obbligo di dimora in Campania. Chiamato a rispondere davanti al giudice, rappresentato dall'avvocato Benanti, ha scelto la via dell'abbreviato. Dopo un'ora di camera di consiglio, il gup, oltre al reato di truffa, ha contestato anche quello di furto. La difesa ora potrebbe impugnare la sentenza, ricorrendo in Appello.

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