Welfare

Carenza di posti nido in Trentino: boom di richieste e lunghe liste d’attesa nelle aree periferiche

C'è una crescente difficoltà nel conciliare domanda e offerta di posti nido, con picchi in Valsugana e Valle di Sole. L’aumento delle richieste, unito alla scarsità di personale, evidenzia l’urgenza di nuove strutture e servizi educativi per le famiglie. I fondi Pnrr danno speranza ma le liste d’attesa restano lunghe

di Paolo Fisichella

TRENTO. Che ci fosse una carenza di posti nido, in particolare per alcune aree periferiche come la Valsugana e la Valle di Sole, non è una novità.

Eppure il problema sembra sempre più accentuato a causa anche di un boom di richieste, salito nel tempo dal 44% del 2018 al 53% del 2024, con la conseguente difficoltà a conciliare domanda e offerta.

E questi dati, si potrebbero definire l’onda lunga di un cambio di rapporto nei confronti del servizio, passato nel giro di cinquant’anni da essere un mero luogo di custodia a un punto di riferimento educativo.

E in tutto questo, paradossalmente, si lega anche il tema dell’inverno demografico (meno 26% delle nascite in 20 anni). Tra i diversi temi a scoraggiare i giovani a fare figli infatti (insieme alla difficoltà abitativa, il costo della vita e la contrazione dei salari) anche quello della carenza di copertura nei nidi, servizio essenziale per permettere ai genitori di conciliare gli impegni lavorativi con le esigenze familiari, offrendo al contempo un luogo sicuro e stimolante per il bambino durante la giornata.

E a parlare ancora una volta sono i numeri. Secondo i dati pubblicati da Ispat, in riferimento all’anno educativo 2023-24, il grado di copertura della domanda potenziale ed effettiva nei nidi d’infanzia provinciali varia in maniera sostanziale a seconda della comunità di valle.

A soffrire di meno in questo senso la Val d’Adige che a fronte di un grado di copertura potenziale del 43,7% ha raggiunto invece un effettivo del 93,5%. A ruota seguono da Val di Fiemme (30,5% di potenziale e 93% di effettivo) e le Giudicarie (32,3% di potenziale e 92,2% di effettivo).

Ben più complessa al contrario la situazione invece della Valsugana e del Tesino (16,5% di potenziale e 43,6% di effettivo) e Valle di Sole (35,3% di potenziale e 41,8% di effettivo), fanalini di coda tra le comunità.

Questo si è tradotto rispettivamente in 127 e 164 bambini inseriti in lista d’attesa.

Per far fronte al problema, comune anche al resto dello “stivale”, sono entrati in campo anche i fondi Pnrr che hanno consentito ai Comuni di progettare nuove strutture sul territorio:

«La richiesta è stata ampia - ha ribadito Davide Sartori, responsabile dell’area Affari Istituzionali e Giuridici del Consorzio dei Comuni -. A livello nazionale ci sono state anche più riaperture della misura mentre in Trentino le domande hanno saturato la disponibilità sulla regione».

«Il tema sarà ora di attivare i servizi - ha continuato Sartori - e di gestire ovviamente tutta quella che è la tenuta economico-finanziaria della gestione».

E sulla diversità di copertura nidi nelle comunità Sartori è chiaro:

«C'è una distribuzione non omogenea sul territorio, figlia di scelte fatte delle comunità di valle negli anni. Alcuni territori hanno puntato più sui servizi conciliativi finanziati con i buoni di servizio, altri invece sui servizi socio-educativi comunali. Pur nelle differenze che esistono tra servizio socio-educativo e di conciliazione entrambi rispondono a un bisogno delle famiglie e vanno considerati entrambi i canali per una percezione più chiara del tema».

E adesso l’iter per i comuni è ormai definito:

«Una volta conclusi i lavori, realizzati gli arredati e resi funzionali, i comuni dovranno andare a individuare i gestori, per chi va in appalto, oppure eventualmente tendere per la gestione in economia, propria solo dei comuni più grandi. Se tutto procede come dovrebbe l’obiettivo è di rendere disponibili i nidi il prima possibile».

Una volta "fatti i nidi" il nodo sarà poi quello del personale che già alla fine dello scorso anno aveva registrato un fabbisogno di circa 200 educatori.

Da considerare anche su questo fronte, come altri comparti della scuola, la grande "fetta" del precariato.

Basti considerare che al 31 gennaio 2024 gli educatori (compreso il ruolo di coordinatore) erano 912, di cui ben 301 a tempo determinato, la metà degli indeterminati.

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