“Carenza di operai? Bisogna cambiare cultura ed evitare di demonizzare la formazione professionale”
La situazione evidenziata dalla Cgia di Mestre: non si trovano lavoratori specializzati in Trentino. Gli interventi di Claudio Cia e Filippo Degasperi
TRENTINO ALTO ADIGE 70mila posti di lavoro da rimpiazzare entro il 2029
TRENTO. La notizia sulla carenza degli operai specializzati, segnalata dalla Cgia di Mestre ha smosso anche la politica, ancorché non l'esecutivo con i suoi assessori. La notizia che arriva dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre è che la nostra regione è quella che ha maggiori difficoltà nel reperire operai specializzati, operai che escono generalmente dagli istituti professionali, tanto che - come ha sottolineato il dirigente generale dell'Enaip Massimo Malossini - il 90 degli studenti che si qualifica o che si diploma alle Enaip trova lavoro entro un anno. Ma i numeri non sono sufficienti a coprire il fabbisogno.
Il primo ad attaccare, in verità anche le giunte di centrosinistra di anni fa, dopo l’uscita dello studio della Cgia, è stato Filippo Degasperi, consigliere provinciale di Onda: «Prima si demolisce la formazione professionale (con l'avallo delle categorie), poi fai in modo che i ragazzi la evitino, fai pure scappare gli insegnanti, lasciando tutto in mano a enti privati che prima di tutto fanno i loro interessi e poi scopri che non ci sono lavoratori specializzati». E poi? Poi, dice con ironia Degasperi «sono arrivati Rossi, Bisesti, Gerosa...».
Anche dalla maggioranza arriva una presa di posizione con Claudio Cia, ex consigliere di Fratelli d'Italia, oggi in aula come Gruppo misto: «Ora si cercano operai specializzati, ma per decenni abbiamo fatto credere che le scuole professionali fossero una scelta di ripiego, una "sotto-scuola" per chi non era ritenuto adatto agli studi, mentre solo lo studio delle discipline umanistiche - letteratura, filosofia, storia, arti, lingue - sarebbe stato il vero passaporto per il futuro. Ma la realtà ci dice il contrario. Il risultato - spiega ancora Cia - è che molte famiglie e molti giovani col tempo hanno interiorizzato questa visione distorta, convincendosi che il lavoro tecnico non abbia valore, allontanandosi così da percorsi che invece garantiscono occupazione, dignità, indipendenza e competenze di tutto rispetto, indispensabili per il nostro tessuto produttivo». Insomma, una concezione culturale delle scuole professionali, prima ancora che una scelta tecnica di scuole per futuri operai.
Per questo, per Cia «è ora di ribaltare la narrazione: rivalutare la formazione professionale non è solo un'urgenza economica, ma un atto culturale di rispetto verso il lavoro manuale e tecnico. Senza chi sa fare, progettare e costruire, nessun sistema regge. E questo vale ancora di più per il Trentino».