L’affondo della Cgil: «Fugatti si occupa della propaganda e il Trentino cresce dello zero virgola...»
Il segretario della Cgil lancia un duro monito sulla situazione economica della provincia: «Bene l’occupazione, ma il mercato è trainato da settori a basso valore aggiunto»
TRENTO. Ferragosto è passato e lavorativamente va in archivio questa estate. Canonicamente si guarda alla stagione del rientro con le valutazioni sulla situazione economica e sui mesi che ci aspettano. Andrea Grosselli, segretario della Cgil, analizza con durezza il momento e esprime critiche forti contro la politica e la giunta provinciale, segnatamente contro il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, che potrebbe nella primavera 2027 lasciare per candidarsi alle elezioni politiche.
Grosselli, come vede la situazione economica attuale?
«In questo momento i dati del mercato del lavoro sono ancora positivi, quindi fa ben sperare per l'autunno e nel breve periodo non si vedono situazioni di crisi eclatante tali da essere preoccupati per un blocco del mercato del lavoro o per le assunzioni, o che si possa vedere un aumento della disoccupazione. Siamo arrivati ai minimi storici anche per effetto della demografia che porta i più giovani, ma anche i senior a trovare facilmente un impiego. Ma sono dati che nascondono una situazione che in prospettiva è molto pericolosa, non solo per quanto sta succedendo a livello internazionale. Anche se il Trentino ha un export non altissimo con gli Usa, a parte il meccanico e l'agroalimentare. Ma i dati economici ci dicono che la crescita è tornata a livelli da zero virgola e questo è obiettivamente preoccupante».
Perché?
«Perché è preoccupante la sottovalutazione che la politica sembra testimoniare rispetto a questi dati. Siamo passati da un presidente Fugatti che magnificava le magnifiche sorti della crescita e oggi ci ritroviamo con i dati del 2023 e 2024 che non raggiungono l'1 per cento. L'occupazione c'è, ma se non c'è la crescita vuole dire che sta aumentando la manodopera a bassa produttività e bassa innovazione. Se l'occupazione cresce e la crescita langue, vuol dire che trainano il mercato i settori a basso valore aggiunto e questo in prospettiva è un dato preoccupante. La sensazione è che questa politica faccia propaganda».
Si guarda solo a capitalizzare nell'immediato?
«A me ha sorpreso che Fugatti nell'intervista di Ferragosto all'Adige su questi aspetti di politica economica non abbia speso una parola, e se aggiungiamo che la legislatura sarà una delle più corte della storia, si capisce come siamo messi. Già è iniziata con sei mesi di discussione, la giunta si è assestata in corso d'opera. È stata buttata via la prima parte in diatribe politiche e con tutta probabilità nella primavera del 2027 Fugatti si candiderà alle politiche. Vuole dire che la legislatura ha davanti a sé solo il bilancio di previsione 2026 e l'assestamento. E se poi davvero Fugatti abbandona la nave per andare in Parlamento, le tensioni aumenteranno e si entrerà in una fase di fibrillazione, quando invece servirebbe il massimo di stabilità, con discussioni anche bypartisan sulle scelte. Invece puntare tutto su infrastrutture e turismo produce questo».
E non va bene? Che cosa servirebbe?
«Abbiamo bisogno di ridisegnare le strategie di sviluppo, servirebbe un "piano Draghi", il documento che propose all'Europa. Dovremmo mettere al centro i settori come il digitale, l'innovazione tecnologica».
Torna l'eterna divisione tra servizi, turismo e manifattura…
«Ma no, nessuna divisione, ma l'abbiamo già visto con il turismo: dare continuamente soldi a chi non ha problemi non serve. Si fanno sempre investimenti nel mattone, che ha dei limiti nella crescita. Questo pensiamo quando diciamo che serve una politica selettiva, che non si può dare a tutti uguale con qualsivoglia investimento, ma c'è chi va sostenuto con più forza. Peraltro come si è fatto fin dagli anni '60 e non si capisce perché ora viene messa in discussione con politiche che non hanno capacità di sostenere la crescita, in particolare per i giovani, che sono la generazione più formata della storia e sempre di più cercano successo e fanno carriera altrove. Non vogliamo alimentare uno scontro tra turismo e industria. Anche il turismo può fare investimenti nelle nuove tecnologie, ma gli albergatori devono creare il contesto per l'innovazione, con piattaforme digitali. Non deve essere necessariamente l'industria, ma bisogna pensare all'intelligenza artificiale, nuove imprese che non conosciamo ora che metteranno insieme l'energia sostenibile. Ci sono mille possibilità di crescere con nuove industrie che devono essere capaci di aggredire i mercati esteri, e la Provincia dovrebbe affrontare questo scenario, solo così creiamo nuove generazioni di imprese e imprenditori capaci di creare nuova occupazione, con buone retribuzioni».
Quindi la logica non è quella di guardare indietro…
«Una volta giustamente scendevano in piazza dicendo "non vogliamo fare i camerieri, ma i produttori". Ora in tutti i settori bisogna sostenere la capacità di innovare».E lei non vede questo sforzo? «No. C'è un arretramento. Hanno in mente solo inaugurazioni di opere pubbliche e sostengono i settori tradizionali. Nulla di innovativo. Temo che ci sia un appiattimento generale, non solo della politica, ma del sistema Provincia».
Intende l'apparato nel suo complesso?
«Esatto. Come se l'autonomia non fosse più la responsabilità di stare alla frontiera dell'innovazione. Come se l'autonomia fosse solo la gestione, come se fossimo un grande Comune che amministra le risorse. Ma l'autonomia è fare le migliori politiche d'Europa, è spingere tutto il sistema alla frontiera dell'innovazione. Invece ci accontentiamo di fare il confronto con il Pil medio italiano. L'autonomia è un 'altra cosa: è smetterla di fare le politiche del "ghe provem", che è lo slogan di Fugatti: basti vedere le scelte sul terzo figlio o quelle sull'Icef che toglie incentivi alle famiglie e lo si fa senza studi approfonditi, senza dati, senza un confronto, senza supporto scientifico. È la logica fugattiana che ha portato al terzo mandato che tutti sanno che verrà bocciato: "ghe provem", ma il sistema è bloccato».
Però sul piano del consenso è fruttuoso per il presidente Fugatti e la sua maggioranza…
«È vero, ma la politica non deve guardare solo alle sua azione in termini di consenso, perché così tradisce il suo mandato. Abbiamo grandi risorse, tanto che abbiamo 4 miliardi di euro nei forzieri e abbiamo grandi competenze come fossimo uno Stato federale. E non usiamo questo perché conviene inaugurare di più qualche pista ciclabile o la posa della prima pietra di una variante stradale. Tutte cose importanti, sia chiaro, ma non sono quelle che garantiscono il futuro. La politica deve avere come faro quello che succederà tra venti anni, non il maggio del 2027 per avere un comodo scranno parlamentare».
I rapporti del sindacato con la giunta come sono?
«Cordiali, ma vedremo a breve. Abbiamo firmato il patto del lavoro e vediamo se esce qualcosa di veramente innovativo. Noi abbiamo firmato per spingere sulla competitività. Vorremo dei frutti. Vorremmo la selettività degli incentivi, salari che crescono. Alcune cose erano scritte, vedremo se si passa ai fatti. Servono concretezza o lungimiranza».