Il nodo

Il garante: a Trento 377 detenuti, ma lo spazio ne prevede 240

Giovanni Maria Pavarin ha parlato questa mattina durante la visita al carcere di Spini, con una delegazione della minoranza in consiglio provinciale: "È stato violato il patto Provincia-Stato, e ritengo che così non si possa andare avanti". Francesco Valduga: torni il focus sul Provveditorato regionale per l'amministrazione penitenziaria

TRENTO - Nel carcere di Trento ci sono 377 persone quando il numero pattuito sarebbe di 240, il 57% in più. "È stato violato il patto Provincia-Stato, e ritengo che così non si possa andare avanti".

Lo ha detto oggi il garante dei diritti dei detenuti Giovanni Maria Pavarin parlando con la stampa al termine della visita alla casa circondariale di Trento, in occasione della manifestazione indetta dalla Conferenza nazionale dei Garanti territoriali "per sensibilizzare l'opinione pubblica e sollecitare la politica nel suo complesso, e non soltanto il Governo, a mettere in campo soluzioni immediate e concrete alle accorate parole inequivocabili del presidente della Repubblica sul tema delle carceri".

"Se oltre ad incrementare le pene, aumento i reati, non creo valvole di sfogo; creo la premessa perché ci sia più gente che entra rispetto a quella che esce. È matematico che si aumenterà il numero dei detenuti. Senza contare il fatto che anche se domani facessi 100.000 posti in più, nel giro di qualche mese quei posti si riempirebbero, perché la legge universale dice che più posti ci sono in carcere, più il carcere è affollato" aggiunge Pavarin.

In concreto a Trento "bisogna aumentare il numero di agenti: ne mancano 40".

E "grazie al cielo - ha ricordato - ci sono pochi tentati suicidi e relativamente pochi atti di eteroaggressività. Però non è che sia l'Eden questo. È una piccola zona di conforto rispetto al panorama della detenzione generale in Italia, che però è suscettibile di migliorare da mille punti di vista: dal vitto al lavoro, passando per il numero delle misure alternative e per le richieste.

Molti stanno in carcere senza neanche sapere che possono chiedere qualcosa, perché il livello di cultura e aggiornamento è molto scarso, soprattutto tra gli extracomunitari, che a Trento sono più del 50%: una cosa che la contraddistingue rispetto al resto d'Italia, dove sono un terzo". Rispetto al piano carceri presentato dal Governo, Pavarin ha detto che, trattandosi di "un disegno di legge subordinato alla calendarizzazione dell'istituzione di una commissione che dovrà essere istituita tra quattro mesi", è "praticamente un rinvio ad un domani che forse non verrà mai" e significa "creare un'illusione".

Parlando con la stampa, il consigliere provinciale di Campobase, e portavoce delle minoranze in Consiglio provinciale, Francesco Valduga ha detto che a Trento potrebbe tornare il focus sul Provveditorato regionale per l'amministrazione penitenziaria, in Italia ce ne sono 11 e uno di questi raggruppa Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. "Abbiamo bisogno di proseguire con iniziative che intanto abbiamo abbozzato, e che adesso dobbiamo concretizzare. Tra tutte, penso a quella del provveditorato regionale, che permetta di avere sul territorio una figura di riferimento che aiuti dal punto di vista della costruzione di percorsi".

I consiglieri dell'Alleanza democratica e autonomista (Ada), che nel 'parlamentino' di Trento rappresentano la minoranza, hanno partecipato alla manifestazione indetta dalla conferenza nazionale dei Garanti territoriali.

"Purtroppo non ci sono grandi e sostanziali differenze rispetto alle visite che abbiamo fatto nel corso di questi anni" ha sottolineato Valduga che oltre a raccontare all'esterno il mondo del carcere ha richiamato la necessità che le istituzioni ragionino sulla rieducazione e sul reinserimento dei detenuti "nel momento in cui c'è la fine della pena".

[foto di Daniele Panato]

comments powered by Disqus