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Itea, resta sfitto il 15 per cento degli alloggi: vuoti 1.592 appartamenti

Calano i contratti di locazione in essere, che sono passati in un anno da 9.129 a 9.047. Nel 2020 erano 9.588 Incassato il 10% in più, con un balzo di 1.758.996 euro. Oltre al vulnus abitativo in sé la situazione rischia di creare un problema sociale ed economico: tanti inquilini sfiorano lo 0,34 dell'Icef ma senza avere maggior capacità di spesa

ITEA Alloggi sfitti, in cinque anni sono raddoppiati
 

di Leonardo Pontalti

TRENTO. Calano ancora gli alloggi assegnati, crescono quelli sfitti pur se disponibili, ma aumentano l'entrate dai canoni d'affitto. Il bilancio 2024 di Itea è in chiaroscuro: bene per quel che riguarda la redditività e solidità patrimoniale, decisamente meno bene per quel che riguarda la mission sociale da perseguire.

A parlare, sono i numeri: nel 2024 gli alloggi non occupati erano 1.592, a fronte dei 1.515 del 2023 e dei 1.215 di cinque anni fa, ciò significa che è inutilizzato circa il 15% (14,96%) del patrimonio immobiliare destinato alla locazione. Calano anche i contratti d'affitto in essere, passati dai 9.129 del 2023 ai 9.047 dell'anno scorso (-5,6% nell'ultimo quinquennio).

Un dato ormai tendenziale: nel 2022 i contratti attivi erano 9.228, nel 2021 9.390 e nel 2020 9.588. A migliorare il poco edificante (non nel senso edilizio) quadro, qualche specificazione, come quella legata ai 157 contratti che alla data di chiusura del bilancio erano in fase di stipula. In un momento storico nel quale quella abitativa è una delle maggiori e più pressanti emergenze, per il Trentino ma non solo, le cifre potrebbero essere migliori.

Migliori, rispetto a quelle del 2023, sono invece i numeri relativi alle entrate legate ai canoni di locazione. Si passa infatti da 18.462.245 a 20.221.241, con un incremento di 1.758.996 euro pari ad un consistente +10%. Un incremento che sfora il 25% (26,3%) guardando agli ultimi cinque anni e alle entrate legate ai canoni d'affitto nel 2020 (16.012.240 euro).

Dunque, se fossimo in presenza di una società privata che ha il proprio scopo nell'incrementare il valore della produzione, questi dati non potrebbero che essere un motivo di vanto. Nel caso di una realtà come Itea, è invece parte del problema perché - come viene specificato nero su bianco nelle note a corredo del bilancio, l'incremento è figlio di un «numero maggiore di posizioni a canone di mercato e ad un aumento dell'Icef medio che comportano un incremento dei canoni emessi».

Tradotto, non solo calano i contratti, calano le disponibilità di alloggi, ma chi ne beneficia, deve pagare di più. Un problema, a fronte di parametri - come quello dell'Icef - che non è indicizzato e dunque non tiene conto della variazione dei prezzi al consumo. Sempre più inquilini sforano dunque la soglia dello 0,34 di Icef oltre la quale si paga il canone di mercato ma difficilmente perché più "ricchi", dato che a fronte della stagnazione dei salari hanno un sempre minor potere d'acquisto.

Con il canone Itea che dunque non può che peggiorare la situazione, con ripercussioni non solo sui conti personali, ma su tutto il sistema economico e sociale provinciale. Non una sensazione, ma - anche qui - un dato, nero su bianco: nel giro di un quinquennio, il canone medio per unità abitativa locata è cresciuto del 33,8%, passando dai 1.670 euro del 2020 ai 2.235 dello scorso anno, con i canoni che hanno fatto due balzi consistenti soprattutto tra il 2022 e il 2023 (passando da 1.799 a 2.022 euro) e tra due anni fa e l'anno scorso.

Del resto, va detto, il costo della vita cresce non solo per le famiglie, ma anche per la stessa Itea: le spese delle varie voci che vanno a comporre a bilancio i costi di produzione sono cresciute solo tra il 2023 e il 2024 del 28%, passando da 25.697.005 a 32.986.368 euro, con gli incrementi più significativi che hanno riguardato i servizi prestati (sia a carico di utenti, quasi venti milioni, che a carico della stessa Itea, quasi tre milioni) e le spese per la manutenzione, cresciute del 25%.

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