Scagionato dal passaporto: accusato di stalking, ha dimostrato che era all’estero
35enne accusato di atti persecutori insieme al datore di lavoro, ma la documentazione dimostra la sua assenza dal paese nel periodo dei fatti. Il tribunale annulla l'ordinanza del gip
TRENTO. Accusato, in concorso con il datore di lavoro, di condotte persecutorie nei confronti di un imprenditore edile e della sua famiglia, un 35enne marocchino ha dovuto stare per 30 giorni con il braccialetto elettronico e con l'obbligo di tenersi lontano dalle vittime, ad almeno 500 metri di distanza.
Ma - come il suo legale ha evidenziato davanti al tribunale del riesame - nel periodo in cui sarebbero avvenuti gli episodi di stalking denunciati, l'indagato non era in Italia come dimostrano i biglietti aerei e il passaporto.
Dunque ci sarebbe stato un equivoco nelle indagini, amplificato dal fatto che il 35enne parla poco la lingua italiana: l'ordinanza cautelare del giudice per le indagini preliminari, che disponeva il divieto di avvicinamento dell'uomo alle parti offese, non era stata notificata nella lingua d'origine, come invece è previsto dalla normativa.
Nei giorni scorsi il tribunale del riesame ha discusso l'appello per la revoca del braccialetto elettronico (e dei divieti collegati) all'indagato. Il collegio - presieduto da Massimo Morandini, con i giudici Massimo Rigon e Niccolò Cogliati Dezza - ha annullato l'ordinanza del gip. L'indagato è ora libero. Il 35enne era accusato, assieme al datore di lavoro, suo connazionale, di atti persecutori ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, reati commessi da gennaio 2025 a marzo 2025.
Come sostenuto dalla procura, per un preteso credito i due stranieri avrebbero minacciato di morte l'imprenditore trentino, in alcune occasioni presentandosi anche armati di martelli edili, l'avrebbero pedinato per controllare i movimenti suoi e della famiglia. Inoltre ci sarebbero state numerose telefonate a qualsiasi ora del giorno di contenuto intimidatorio.
La moglie dell'imprenditore ha denunciato minacce anche nei suoi confronti e il tentativo di investire lei e i figlioletti. Condotte che, alla luce della documentazione presentata dalla difesa del 35enne, sono ora da imputare interamente all'altro soggetto indagato, il datore di lavoro: nell'udienza davanti al tribunale del riesame sono stati infatti prodotti i biglietti aerei di andata e ritorno dall'Italia, ma anche il passaporto dove emerge l'assenza del 35enne nel periodo contestato.
«Il caso, che effettivamente ha del paradossale, - spiega l'avvocato Valer - si è risolto nel migliore dei modi, grazie ai meccanismi di controllo delle misure cautelari, primo fra tutti il ricorso al tribunale della libertà. Il mio assistito spera che, chiarito l'equivoco e dimostrata la sua estraneità ai fatti, il procedimento nei suoi confronti venga archiviato definitivamente».