Vigili del fuoco di Sant’Orsola: quella notte di Vaia che nessuno dimenticherà mai
L'emozionante racconto del comandante, Lorenzo Moser: ««Eravamo stati fuori tutta la notte, divisi in molte squadre e senza la possibilità di comunicare tra di noi. Non sapevo nulla degli altri e così, quando all’alba ci siamo trovati in caserma, e ho visto che i miei ragazzi c’erano tutti, sani e salvi…»
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TRENTO. «Eravamo stati fuori tutta la notte, la notte di Vaia, divisi in molte squadre e senza la possibilità di comunicare tra di noi. Non sapevo nulla degli altri e così, quando all’alba ci siamo trovati in caserma, e ho visto che i miei ragazzi c’erano tutti, sani e salvi… beh, è stata una botta, un’emozione fortissima». Una di quelle emozioni che restano per la vita, che si ricordano per sempre, che quando le racconti ti fanno venire la pelle d’oca e gli occhi lucidi. Anche se sei un pompiere che ne ha viste tante.
Come Lorenzo Moser, comandante dei vigili del fuoco di Sant’Orsola Terme, in valle dei Mocheni. Che infatti, ricordando quei momenti a distanza di anni, nella “sua” caserma, in paese, si emoziona ancora. Per lui, come per tanti altri nei paesi delle nostre valli, l’impegno nel corpo dei vigili del fuoco è una cosa profonda, di famiglia, quasi che fosse scolpita nel dna che si tramanda di generazione in generazione. E come per lui, a Sant’Orsola vale per tanti altri.
Quelli che ricordavi mentre sgambettavano nel cortile dell’asilo, te li ritrovi qualche anno dopo in divisa, con l’elmetto in testa e pronti ad accorrere dove c’è bisogno, senza chiedere perché, senza farsi troppe domande. Solo perché si deve, è sempre stato così e sarà sempre così.
Momenti duri e momenti belli: la vita del corpo dei Vigili del fuoco di Sant'Orsola in immagini
Tanto per capirci: Lorenzo Moser è un vigili del fuoco dal 1998: in quello stesso anno, dopo un breve periodo fianco a fianco, suo papà ha concluso il servizio attivo (oggi è ancora vigile onorario, dopo oltre 30 anni di impegno in prima linea, iniziato nel 1967), per raggiunti limiti di età. Insomma, si sono dati il cambio. Nel 2012 Lorenzo è diventato caposquadra e dal 2017 è il comandante del corpo si Sant’Orsola Terme, uno dei quattro che presidiano la Valle dei Mocheni (gli altri sono Fierozzo, Palù del Fersina e Frassilongo).
Lorenzo Moser è il comandante dei vigili del fuoco di Sant’Orsola Terme, comune della valle dei Mocheni. Lo è dal 2017, a coronamento di una carriera da pompiere volontario iniziata nel 1998. È lui a guidarci in questa nuova tappa alla scoperta dello straordinario mondo dei vigili del fuoco volontari del Trentino.
Lorenzo Moser, comandante dei vigili del fuoco di Sant’Orsola: «Che sollievo, la notte di Vaia, ritrovare tutti i colleghi sani e salvi in caserma»
A Sant’Orsola i pompieri in servizio attivo sono 29. A questi si aggiungono 4 allievi, 3 vigili complementari e 2 onorari.
Ecco l’organigramma completo:
- Lorenzo Moser – Comandante
- Stefano Pintarelli – Vice comandante
- Alessandro Morelli – Capo plotone
- Mauro Pintarelli – Capo squadra
- Matteo Zanei – Capo squadra
- Alex Beber – Vigile
- Maurizio Carlini – Vigile
- Linda Corn – Vigile
- Tommaso Feller – Vigile
- Alessio Fontanari – Vigile
- Ivano Fontanari – Vigile
- Luca Fontanari – Vigile
- Lino Gadler – Vigile
- Sebastiano Moar – Vigile
- Marco Moser – Vigile
- Aldo Pallaoro – Vigile
- Marilena Pallaoro – Vigile
- Francesco Pallaoro – Vigile
- Raffaele Pallaoro – Vigile
- Aldo Paoli – Vigile
- Filippo Pintarelli – Vigile
- Loris Pintarelli – Vigile
- Ilario Pintarelli – Vigile
- Lorenzo Pintarelli – Vigile
- Andrea Pintarelli – Vigile
- Samuel Roner – Vigile
- Fabrizio Turrer – Vigile
- Alessia Zampedri – Vigile
- Chiara Zanei – Vigile
- Asia Casassa – Allievo vigile
- Sebastian Castelli– Allievo vigile
- Francesco Oss– Allievo vigile
- Alessandro Pallaver– Allievo vigile
- Dario Fontanari - Vigile di complemento
- Elio Pallaoro - Vigile di complemento
- Tiziano Zapedri - Vigile di complemento
- Mario Moser - Vigile onorario
- Maurizio Moser - Vigile onorario
Il parco mezzi a loro disposizione è costituito da due jeep di soccorso, un furgone Transporter per il trasporto persone, una autobotte e, ultimo arrivato, un pick up in allestimento con un modulo di soccorso generico, provvisto di defibrillatore.
«Ci possono essere dei mezzi ridondanti – spiega a questo proposito il comandante – ed è inutile averne troppi. Per l’autoscala, per esempio, ci appoggiamo a Pergine». Quello che conta di più, quando si parla di vigili del fuoco volontari, «è la conoscenza del territorio, soprattutto quando si interviene per soccorso persona e incendi civili: noi conosciamo i luoghi, le zone, i punti di approvvigionamento d’acqua: una centrale remota non potrebbe garantire tutto ciò, e qui risiede l’importanza dei corpi di valle. Nel comune di Sant’Orsola, tanto per fare un esempio, ci sono tre località con lo stesso nome, Bertoldi: è facile capire che solo una conoscenza perfetta del territorio consente di intervenire in tempi rapidi. Spesso il 112 ci chiede indicazioni di questo tipo».
Ma quali sono le problematiche di un territorio cone quello di Sant’Orsola? «Non abbiamo grandi aziende né strade ad alto scorrimento – spiega Moser – e questo esclude in gran parte un certo tipo di problematiche. I nostri sono intervento più generici. Prima di Vaia, venivamo spesso chiamati per tagli di piante e smottamenti o frane. Negli ultimi anni, la gestione del territorio è migliorata molto, e di conseguenza anche le emergenze di quel tipo sono calate. È stato fatto un ottimo lavoro». La media annuale degli interventi del corpo si aggira sulle 50 chiamate. «Abbiamo pochi incidenti stradali, che per lo più non richiedono l’uso di pinze idrauliche, qualche canna fumaria incendiata, tagli pianta urgenti, principi di incendio in appartamento, incendi di sterpaglie, ricerca persone».
A questo proposito, ricorda il comandante, «raccomandiamo sempre di tenere le canne fumarie ben pulite: gli effetti si vedono, un tempo gli incendi di questo tipo erano molto più frequenti».
Torniamo all’inizio, e a quella terribile notte di Vaia: «È stata dura, molto dura: non si riusciva, all’inizio, ad avere una percezione esatta del pericolo e dei rischi che si correvano. Eravamo fuori in più squadre, con grandi difficoltà di comunicazione e poche garanzie di sicurezza: volevamo tenere libere tutte le strade, per poter garantire i soccorsi in caso di bisogno. Nel ritrovare tutti la mattina dopo in caserma, nel rivederli rientrare illesi, mi sono quasi commosso… In quei momenti ho visto lo spavento negli occhi di tutti i ragazzi, è stato molto impattante dal punto di vista emotivo».
Andiamo avanti: «Un altro momento che ci ha segnati è stata la settimana trascorsa all’Aquila, subito dopo il terremoto – racconta Moser – dove prima abbiamo organizzato in tutta fretta un campo, e poi abbiamo cominciato ad aiutare quelle persone, che avevano perso, con la casa, tutto, a recuperare qualcosa. Guardare quegli occhi è stato toccante». Ma ci sono altri due momenti, terribili, che hanno segnato il corpo di Sant’Orsola negli ultimi anni. Li racconta ancora il comandante: «Uno è l’incidente in cui ha perso la vita Demis Pintarelli, in località Stefani, proprio vicino alla piazzola dell’elicottero; l’altro è la scomparsa, per un malore, di Sandro Paoli. Erano due colleghi per noi gestire quei momenti non è stato facile. Quando episodi come questo succedono in paesi piccoli come il nostro, è difficile essere distaccati».
Ma non ci sono solo momenti bui, tutt’altro: «Tutti gli interventi che finiscono bene ci restano nel cuore, alcuni ti lasciano gioia e soddisfazione, soprattutto quelli legati alla ricerca persone». Non mancano le chiamate curiose e bizzarre, e, conferma Moser, «il gattino bloccato sull’albero non manca mai». Ma a Sant’Orsola si ricordano bene anche di una vacca finita in un buco e che, dopo aver rischiato di morire, è stata salvata e ha partorito pochi giorni dopo.