Il racconto

«Dormivo sotto i ponti, ora ho casa e lavoro»: la storia di Yousaf Muhammad

Dal Pakistan a Trento per la rotta balcanica il racconto di Yousaf Muhammad, giocatore di cricket, oggi con una nuova vita a Trento. Sono stato alla residenza Fersina per quasi un anno. “Quando sono arrivato non sapevo nemmeno una parola d'italiano e ho cominciato a studiare. Nella struttura di via al Desert avevo paura: la notte non dormivo”

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Ha attraversato la rotta balcanica per arrivare in Europa. La sua prima tappa è stata la Grecia, dove si è fermato per ben cinque anni. Poi, come spesso accade, il desiderio è stato quello di proseguire il viaggio per «vedere altro». E l'Italia, così gli era stato detto, sarebbe stata «una terra ancora più ricca e bella» rispetto alla penisola ellenica. Era il 2022 quando Yousaf Muhammad, varcò i confini del Belpaese per la prima volta per approdare nel capoluogo trentino.

Su consiglio di un conoscente, fu questa la meta italiana scelta sulla mappa, la prima città dove cercare fortuna. Eppure, in quella che viene definita un'«ospitale» provincia, non trovò fin da subito quell'accoglienza sperata e che gli avevano prospettato, trovandosi a dormire per ben due mesi sotto un ponte, all'addiaccio, in attesa che gli venisse riconosciuto lo status di richiedente asilo.

Oggi Yousaf, all'età di 32 anni, lavora al Bar Pasi e ha trovato una casa. «Solo ora posso dire di essere felice. Ho vissuto alla residenza Fersina per quasi un anno: non ci vorrei mai più tornare. Nei momenti più difficili, mi sono sempre detto: "Guarda sempre avanti". E così ho fatto».

Ma riavvolgiamo il nastro. Tutto comincia in Pakistan, lì dove, oltre a essere nato, si trova attualmente tutta la sua famiglia. Ce lo racconta nel locale dove lui lavora, accogliendoci con un grande sorriso. «Chiamo i miei genitori ogni giorno - esordisce con un fondo di nostalgia, parlando del suo Paese - Mi dispiace non poter essere insieme a loro nella quotidianità».

Della sua famiglia, lui è stato l'unico a mettersi in cammino verso il continente europeo. Era il 2017. «Ero un giocatore di cricket - racconta - sport che cerco di praticare anche qui. Giocavo in una squadra a livello regionale, ma questa non sarebbe mai potuta diventare una professione, non in Pakistan. Per questo aiutavo mia madre e mio padre nell'agricoltura. E nel 2017 ho deciso di partire. Ho attraversato l'Iran e la Turchia, poi sono arrivato in Grecia».

A Salonicco, ha trovato un'occupazione in una macelleria del posto. «In realtà, in cuor mio, volevo cambiare. E dopo cinque anni, ho proseguito verso Nord. Avevo un amico a Trento che mi ha detto che questa era una città bellissima». Nel 2022 è entrato in Italia per la prima volta. «Quando sono arrivato qui, sapevo soltanto dire "buongiorno" e "ciao". Non sapevo una parola d'italiano. Ho cominciato a studiare fin da subito, con l'aiuto di alcuni connazionali che mi hanno insegnato la lingua».

Ma un posto letto, per lui, qui non c'era. «Ho dormito sotto un ponte per due mesi. Intanto avevo inoltrato le richieste per avere tutti i documenti in regola. Senza quelli non potevo lavorare». Nel frattempo, Yousaf ha continuato a coltivare la sua passione, riprendendo a giocare a cricket. Il lavoro e la sistemazione nella struttura in via al Desert sono arrivati quasi in contemporanea.

«Il mio amico mi ha avvisato che in un ristorante a Torbole, stavano cercando un tuttofare. Da tempo stavo aspettando un lavoro. Io ero alla Fersina a Trento, ma questo non è stato un impedimento per me. Per sei mesi ho preso il pullman, tutti i giorni. Uscivo di casa la mattina alle 7.15 e tornavo alle 20». Ma nella struttura, che ospita più di 250 richiedenti protezione internazionale - il cui ingresso ancora oggi rimane assolutamente vietato agli organi di stampa - era impossibile rimanere. «Sono stato quasi un anno. Ero in una stanza con sei persone. Si faceva fatica a dormire. C'era sempre confusione e tanta violenza. Non c'erano regole, avevo costantemente paura. La notte alcuni rientravano ubriachi, lanciavano bottiglie. Per questo, alla fine del mio turno di lavoro, mi rinchiudevo in palestra per non dover stare lì». Il 32enne ha continuato a studiare l'italiano fino ad ottenere la certificazione A2.

Finita la stagione, Walter Botto, titolare del ristorante sulla spiaggia alla foce del Sarca che lo aveva assunto, ma anche del bar Pasi nell'omonima piazza a Trento, ha deciso di offrirgli un'occupazione in città. «A quel punto lui mi ha trovato un appartamento - aggiunge Yousaf indicando l'imprenditore trentino, accanto a noi - vivo lì insieme a un collega. A breve avrò anche l'esame della patente. Sono stati anni difficili, ma adesso sono contento». Non sa se questa sarà la sua città anche in futuro. «Ma il posto qui mi è piaciuto fin da subito. Ho la natura intorno, vado al lago la domenica. Ho sempre sperato, dentro di me, di riuscire a farcela. Adesso ho uno stipendio e una vita dignitosa. Mi sono sempre fatto forza, anche nei momenti più bui».

«Per noi è sempre stata una grandissima risorsa - dichiara Botto - ma ho voluto trasferirlo qui per la sua qualità della vita. Per questo gli ho proposto di spostarsi in città, anche per crearsi dei legami più stretti». Il trentaduenne, prima di congedarsi per tornare dietro al bancone, ci confida: «Dopo la patente, il mio sogno è quello di riuscire a comprare una bella macchina».

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