Tribunale

Treni rumorosi di notte a Trento: chieste le condanne di sette dirigenti

L'esposto di oltre 300 cittadini del quartiere di Cristo Re contro il passaggio notturno dei mezzi su rotaia: gli imputati sono figure direttive di Rfi Trenitalia, Rail Traction company e Tx logistic. Secondo il monitoraggio dell'Appa, «i limiti massimi di rumorosità vengono superati di 20,2 decibel nel recettore posto in via Lavisotto e di 16,7 db in quello in via Canestrini»

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di Francesca Cristoforetti

TRENTO - Pena due mesi di reclusione per ciascuno dei 7 dirigenti (4 di Rfi Trenitalia, 3 di due società esterne, Rail Traction company e Tx logistic) per il rumore «intollerabile» provocato dal passaggio dei treni merce di notte sulla linea ferroviaria del Brennero.

Questa la richiesta mossa in aula ieri mattina dalla Procura di Trento che sollecitata nel 2016 dall'esposto di oltre 300 residenti del quartiere di Cristo Re, aveva aperto un fascicolo per «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone».

Cinquantacinque i cittadini che si sono costituiti parte civile, rappresentati dagli avvocati Sara Graziadei e Mario Giuliano. Una ventina di questi hanno chiesto un risarcimento di 40mila euro a testa.

Dagli atti emerge infatti che negli edifici che si affacciano sui binari, il rumore è tale da aver portato alcuni degli abitanti a dover assumere farmaci per conciliare il sonno.

Secondo il monitoraggio dell'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente (Appa) è stato rilevato che nelle ore notturne, all'altezza della città, passano «da un minimo di 33 ad un massimo di 54 treni» e che «i limiti massimi di rumorosità vengono superati di 20,2 decibel nel recettore posto in via Lavisotto e di 16,7 db in quello in via Canestrini».

Questo è dovuto, secondo l'accusa, all'utilizzo di «materiale ferroviario (locomotori e carri merce) obsoleto» e quindi non dotato di «adeguati sistemi di contenimento delle emissioni acustiche», ma anche per la mancanza di misure di mitigazione lungo la ferrovia e di riduzione della velocità dei mezzi su rotaia in città.

Tra i presenti all'udienza, Emanuela Varisco, abitante della zona di via Lavisotto e via Stoppani e fra le promotrici dell'azione giudiziaria: «Siamo firmatari circa in 300 soltanto in quest'area, ma a distanza di tempo siamo ancora qui con il rumore che peggiora di anno in anno perché il traffico merci aumenta. La direzione è quella di passare sempre più da gomma a rotaia, quindi possiamo immaginare che in futuro la situazione non migliorerà. Il problema è sia diurno che notturno. Ma la normativa è ben chiara: il limite è 60 decibel di notte, 70 di giorno. Noi sulla base delle prove di Appa, abbiamo rilevato uno sforamento notturno di 20 decibel nel 2015. Rfi avrebbe dovuto risolvere il problema entro il 2019, ma non è stato fatto nulla».

La richiesta è sempre stata quella di una barriera fonoassorbente che, però, ricorda la residente, «a differenza del bypass ferroviario, non rientra nei fondi Pnrr, almeno nel nostro tratto».

C'è speranza per i legali delle parti civili: «È significativo che la pubblica accusa riconosca il problema - dichiara l'avvocata Graziadei - In Italia non ci sono precedenti di questo tipo, in quanto a condanna nel penale. Sono tante invece quelle in tutta Europa. La sensibilità rispetto al rumore è molto cambiata, per cui sia l'Oms che l'Apss ci dicono che il rumore fa male alla nostra vita sociale, privata, domestica e alla salute».

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