Inquinamentio

Scure sui diesel in pianura Padana, limiti alle auto vecchie e inquinanti

Si avvicina la conversione del decreto legge del governo: la norma vale per Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte dal 1° ottobre 2025 al 31 marzo 2026, ma colpisce anche i mezzi che arrivano da fuori, compresi dunque quelli degli automobilisti trentini

ANALISI Dalla pianura Padana al Trentino inquinamento e pm 2,5

di Fabrizio Franchi

TRENTO. Si avvicina la data di conversione del decreto legge del Governo Meloni del 2023 che impone che dall'1 ottobre 2025 almeno fino al 31 marzo 2026 nei Comuni con più di 30 mila abitanti di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte non potranno circolare le auto con alimentazione diesel e di classe Euro 5 in fasce orarie che sono compresa tra le 8 della mattina e le 19.30 e che nel 2027 dovrebbero allungarsi. Le multe per i trasgressori variano da 168 a 679 euro.

Il decreto è stato deciso su indicazione dell'Unione europea che ha introdotto regole legate ad aree geografiche particolarmente inquinate, nel nostro caso alla Pianura Padana. A noi, queste restrizioni potrebbero riguardare poco, se non obbligati - per lavoro o per altro - a doverci recare a Bologna o a Milano, ovviamente se in possesso di un diesel da Euro 1 a Euro 5.

Peraltro a Trento alcuni divieti ci sono già: dall'1 novembre al 31 marzo, dalle 7 alle 10 e dalle 16 alle 19 dal lunedì-venerdì non possono entrare in città le auto a benzina Euro 0 e i diesel Euro 0, 1, 2 e 3. Il ministro Matteo Salvini sta provando in questi giorni a fare la voce grossa, e i leghisti stanno lavorando a degli emendamenti al decreto. 

Se non altro viene spontanea la domanda: ma perché non ha fermato in Consiglio dei ministri nel 2023 un decreto che tutto il governo ha votato, compreso lui? Misteri del salvinismo. 

Resta il fatto che la questione è particolarmente delicata perché investe il parco circolante delle automobili, che andrebbe rinnovato, riflette Fiorenzo Dalmeri, presidente dell'Aci di Trento.

Per parte sua Dalmeri non è particolarmente ottimista. Sottolinea che abbiamo un parco auto circolante vetusto. Nelle quattro regioni oggetto del decreto sono attorno al 35% per cento, «ma anche in Trentino siamo su quelle percentuali - spiega Dalmeri - siamo in linea con il resto d'Italia».

Ovvero più di un'automobile su tre è vecchia e inquinante, quindi grosso modo sono circa 200 mila autovetture. Si calcola che un euro 7 prossimo ad arrivare sul mercato produca inquinanti per un 28° di quelli prodotti dai primi euro. 

La prima classificazione, la Euro 1, entrò in vigore nel gennaio del 1993: impose ai costruttori il passaggio alla benzina senza piombo, e l'installazione delle marmitte catalitiche e dell'alimentazione a iniezione per ridurre le emissioni inquinanti. Tutte le auto immatricolate prima del 31 dicembre 1992 sono molto inquinanti perché non hanno nessun filtro dei gas di scarico: sono chiamate Euro 0 (zero) o "pre Euro".

A gennaio 1997 fu introdotta la classe Euro 2, che distingueva tra auto con motori a benzina e diesel. Le auto immatricolate dopo l'1 gennaio 2001 sono Euro 3. 

Le Euro 4, immatricolate dal primo gennaio 2006, hanno limiti via via più restrittivi così come le Euro 5, immatricolate dal 2011 al 2015. Tutte le auto prodotte dopo il primo settembre 2015 sono classificate Euro 6, uno standard che impone una riduzione delle emissioni rispetto a tutte le classi precedenti.

«Bloccare gli euro 5 - spiega Dalmeri - penso che sia esagerato. Dovremmo fare in modo di riuscire a sostituire quelle auto Euro 1,2,3, ma sono spesso auto che i cittadini usano per lavorare e c'è un problema di costi. Anche le auto elettriche che in qualche modo dovrebbero aiutare hanno costi superiori a quelle a combustione. 

E pensare a incentivi sulle auto elettriche non risolve il problema, ma certo dobbiamo incentivare la sostituzione e in questo si potrebbe lavorare con i concessionari che hanno molte auto usate Euro6, per arrivare alla rottamazione degli euro 3». 

Dalmeri spiega che probabilmente nei prossimi mesi il Governo penserà a qualche incentivo rivolto alle macchine elettriche, ma il suo atteggiamento non è ottimista: «Alcune soluzioni - spiega ancora Dalmeri - non sono praticabili per la gente con normali stipendi. Alcuni aiuti governativi possono aiutare a vendere delle macchine elettriche, ma non aiutano le famiglie a sostituire le macchine vecchie».

Come se ne esce allora? «Difficile forzare i costruttori a cambiare i loro listini, ma certo dobbiamo fare qualcosa». 

Tornando al decreto Dalmeri spiega che «fermare gli Euro 5 mi sembra esagerato, si può limitare l'utilizzo in certe aree urbane e in certe ore, ma non si può togliere l'utilizzo della vettura a chi la utilizza per lavoro. Oggi un'auto costa minimo 30 mila euro e allora uno si rivolge all'usato, ma bisogna puntare sugli Euro 6».

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