Il caso

Autovelox sempre più nel caos: la Cassazione cambia tutto sui ricorsi

In un giorno arrivano due sentenze contraddittorie. Per la prima basta la mancata omologazione degli apparecchi per annullare le multe, per la seconda non basta: ci vuole una querela di falso

TRENTO. Chi ci capisce qualcosa è bravo. E affidarsi a chi, sulla carta, dovrebbe avere l’ultima parola, non sempre conviene. Stiamo parlando di autovelox e di sentenze della Cassazione, la Corte che, per l’appunto, dovrebbe dissipare ogni dubbio. Invece ha finito con l’alimentarli a dismisura.

Come? Con due sentenze, firmate nello stesso giorno e dal medesimo relatore, ma che fanno a pugni tra di loro.

Il ricorso contro le sanzioni comminate per eccesso di velocità documentato dagli apparecchi autovelox sembra ormai diventato uno sport nazionale, e sono numerosi in casi in cui l’automobilista dal piede pesante ha alla fine ottenuto ragione, vedendo annullata la sanzione per l’assenza della fatidica omologazione degli apparecchi impiegati da forze dell’ordine e amministrazioni comunali. Questioni di forma, non di sostanza, ma sufficienti per annullare le multe.

Stavolta, però, a essere andata fuori giri sembra proprio essere la Corte di Cassazione.

La prima delle due sentenze citate afferma che la non omologazione dell'apparecchio sia sufficiente per annullare la multa. Fin qui niente di nuovo.

A complicare le cose è la seconda sentenza, che stabilisce come per ottenere l’annullamento della sanzione sia necessario presentare anche una querela di falso nei confronti di chi ha firmato il verbale contestato. Non è una cosa da poco: si tratta infatti di un procedimento piuttosto oneroso.

La puntualizzazione rischia di rivoluzionare la giurisprudenza fin qui seguita, dopo che, nel 2024, la stessa Cassazione aveva sancito la differenza tra approvazione e omologazione dei dispositivi elettronici, ribadendo che senza la seconda ogni multa era da ritenersi nulla. «In effetti, che gli autovelox in Italia non siano stati omologati secondo quanto previsto dagli articoli 45, comma 6, e 142, comma 6, del Codice della Strada è un fatto notorio e incontrovertibile», ha dichiarato in proposito al corriere.it il docente di Diritto Amministrativo all'Università Cattolica di Milano, Mauro Renna. Ma l’aggiunta della querela nei confronti di chi ha comminato la multa cambia lo scenario. «In presenza di verbali con false attestazioni, la Corte costringe i sanzionati a proporre ben due giudizi, peraltro dall’esito positivo sicuro - spiega Renna - dato che, come detto, è falso che gli autovelox possano essere stati omologati secondo quanto previsto dalla legge». E conclude: «È un aggravio sproporzionato che va a colpire il cittadino per un'inadempienza originata dallo Stato stesso, che non ha mai varato il decreto tecnico attuativo».

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