Molestie a un’atleta, in appello pena dimezzata all’allenatore: 5 anni
In primo grado l’uomo – che si è sempre proclamato innocente - era stato condannato a 9 anni. Quattro gli episodi contestati nel corso di allenamenti individuali: la 18enne si era confidata con i genitori e un’amica
TRENTO. La Corte d'appello di Trento ha parzialmente riformato la sentenza di condanna nei confronti dell'allenatore accusato di aver molestato e palpeggiato una atleta appena diciottenne. In primo grado, nell'aprile 2023, l'uomo era stato condannato a 9 anni. In Appello la pena è stata ridotta a 5 anni e 5 mesi.
L'avvocata dell'uomo, Claudia Vettorazzi, attende le motivazioni per valutare un eventuale ricorso considerato che il suo assistito ha sempre negato ogni addebito. I fatti contestati risalgono all'estate del 2019. Quattro gli episodi accaduti a distanza di tre giorni e tutti sono avvenuto nel corso di allenamenti individuali, quindi quando allenatore e atleta erano da soli.
Non ci sono testimoni, se non il racconto della giovane e la conferma che arriva dalle confidenze fatte ad un'amica e ai genitori. Secondo quanto denunciato dalla ragazza, nel corso di una pausa dell'allenamento, mentre l'allenatore, un uomo di cinquant'anni, si trovava seduto su una sedia, questi l'avrebbe tirata a sé e l'avrebbe fatta sdraiare a pancia in giù
Non contento le avrebbe sollevato la gonnellina di allenamento e l'avrebbe sculacciata. Tre giorni dopo i comportamenti che avrebbe messo in atto sarebbero stati ancora più gravi, tanto da spingere poi la giovane a denunciarlo. L'uomo le avrebbe slacciato il reggiseno e infilato le mani sotto la canottiera per toccarle i seni.
Il fatto più grave sarebbe avvenuto dopo che la ragazzina si era fatta la doccia: le avrebbe abbassato gli slip e l'avrebbe toccata nelle parti intime. Solo nel momento in cui la ragazza si è messa a piangere per quell'atteggiamento decisamente fuori luogo e violento, l'allenatore si era fermato. La ragazza, maggiorenne da pochi giorni, impaurita per l'accaduto e confusa, si era confidata con i genitori e con una sua amica. A quel punto era scattata la denuncia presso la polizia e quindi l'iter giudiziario.
In appello i giudici hanno escluso l'aggravante della minorata difesa, ossia l'aggravante che si applica quando l'autore del reato approfitta di una situazione di debolezza o inferiorità della vittima, in questo caso, l'atleta. Hanno però ritenuto credibile il racconto della giovane e confermato la condanna, anche se ridotto la pena. L'uomo ha risarcito con una cifra simbolica la sua vittima e per questo gli avvocati Paola Lucin e Alessandro Tosi, che hanno seguito la ragazza durante questo difficile percorso, sono usciti dal procedimento.
Va sottolineato che la parte civile non aveva assolutamente volontà vendicative e nemmeno un interesse economico. Per questo è stato deciso di accettare il risarcimento irrisorio offerto che ha permesso comunque alla ragazza di coprire le spese legali sostenute in questi anni.