Mega blitz della guardia di finanza di Trento: 37 misure cautelari, 70 indagati, sequestrati ristoranti e bar
Duecento militari, elicotteri e cani antidroga impegnati questa mattina, mercoledì 7 maggio le indagini durate due anni intrecciano lo spaccio di stupefacenti e il riciclaggio del denaro in attività commerciali. Disposto il sequestro di beni per 12 milioni di euro fra immobili e conti correnti, la società sotto accusa è legata ad attività commerciali e immobiliari nel capoluogo, a Lavis e a Andalo
VIDEO Droga e riciclaggio: esercizi commerciali sequestrati a Trento, Lavis e Andalo
TRENTO - Mega operazione anticrimine in corso questa mattina, che vede impegnati i finanzieri del comando provinciale di Trento, nell’ambito di un’indagine delegata e coordinata dalla Procura di Trento, con l'esecuzione di 37 ordinanze di custodia cautelare. Diciotto le persone in carcere, due agli arresti domiciliari e per gli altri indagati sono scattate misure restrittive diverse.
Si tratta dell'esito di complesse indagini, durate due anni, che intrecciano lo spaccio di droga in varie località della provincia e il riciclaggio del denaro, attraverso attività commerciali, bar e ristoranti/pizzerie.
I dettagli della maxi indagine sono stati illustrati in conferenza stampa alle 10.30 dal procuratore capo della Repubblica di Trento, Sandro Raimondi, e dal comandante provinciale della guardia di finanza, Danilo Nastasi.
Sotto la lente degli inquirenti è finita in particolare una società finanziaria che detiene quote di altre tre imprese (due operanti nel settore immobiliare e una nella ristorazione) e quattro ulteriori attività commerciali (due bar, un pub e un ristorante/pizzeria) a Trento, Lavis e Andalo.
Sono stati sequestrati anche 130 chili di cocaina e di hashish e un paio di pistole.
Quattro i locali posti sotto sequestro preventivo dall'autorità giudiziaria: uno a Trento (Dolce Vita), due a Andalo (Chalet Tower Pub e Andel Hause) e uno a Lavis (Caffè al Centro), nonché una società finanziaria che detiene quote di altre tre imprese, due nel settore commerciale e una nella ristorazione.
Va sottolineato ovviamente che si tratta di indagini preliminari e quindi le accuse sono da dimostrare.
L'indagine, che ha visto complessivamente 70 indagati, è cominciata un paio di anni fa con segnalazioni di operazioni sospette, pedinamenti ed intercettazioni. Sono stati impiegati circa 200 finanzieri, con l'ausilio di cani antidroga ed elicotteri.
«Sovente, la droga veniva richiesta dagli assuntori con ordini telefonici, utilizzando il termine criptico di “pizze d’asporto”, alle quali, in base ad alcuni gusti, corrispondevano predeterminati quantitativi di cocaina; in taluni casi, il pagamento è stato corrisposto anche mediante il pos dell’attività commerciale, così realizzando la diretta immissione dell’illecito guadagno nell’impresa.
Gran parte del profitto del reato è stato riciclato, con la complicità di un commercialista compiacente e di un intermediario del settore assicurativo, in un sofisticato sistema di polizze assicurative, per poi essere reimpiegato
nel tessuto economico», si legge nella nota per la stampa.
La maxi operazione del comando provinciale della finanza di Trento, coordinata dalla Procura della Repubblica, rappresenta «un segnale alla comunità trentina, composta da gente virtuosa, che certi comportamenti vengono sempre scoperti». Lo ha detto stamane in conferenza stampa il procuratore capo Sandro Raimondi parlando delle 37 misure cautelari disposte nell'inchiesta con 70 indagati e il sequestro per 12,4 milioni di euro di conti correnti e di bar, pub e ristoranti nel capoluogo, a Lavis e ad Andalo. Ecco alcuni momenti della conferenza stampa, con il procuratore Raimondi e il comandante provinciale della guardia di finanza, Danilo Nastasi
Droga e riciclaggio: esercizi commerciali sequestrati a Trento, Lavis e Andalo
Il primo gruppo di indagati, come spiegato in conferenza dal comandante Nastasi, era formato da 18 persone, prevalentemente di nazionalità italiana, dedite allo spaccio di stupefacenti. Era a capo di questo primo gruppo una famiglia trentina attiva nel settore della ristorazione, di cui quattro membri ora sono in carcere.
Il secondo e il terzo gruppo, composto da dieci persone, originarie soprattutto del Maghreb, secondo l'accusa erano dediti all'acquisto e alla vendita di ingenti carichi di stupefacente, che venivano portati in due bar individuati come "basi" per la cessione degli stupefacenti.
Infine c'era un quarto gruppo, di nazionalità albanese e moldava, già conosciuto dalle autorità, essendo destinatario di indagini (con sentenze passate in giudicato) per traffico di sostanze stupefacenti, che gestiva il bar nel centro storico di Trento con proventi illeciti.
«Sono stati ricostruiti oltre 400 episodi di cessione di sostanze stupefacenti all'interno dei locali», ha spiegato Nastasi.
«Sono stati ricostruiti episodi di pagamento della sostanza stupefacente anche con il Pos».
Spesso la droga veniva richiesta dagli assuntori usando l'espressione "pizze d'asporto": in base al gusto ordinato, corrispondevano determinati quantitativi di cocaina.
Nel corso dell'indagine, oltre al reato di traffico di stupefacenti e di riciclaggio, sono emersi anche reati contro la pubblica amministrazione, di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento dei valori.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gran parte del profitto è stato riciclato con l'aiuto di un commercialista e di un intermediario del settore assicurativo, che usava un sofisticato sistema di polizze per permettere il reintegro del denaro.
Il denaro veniva reimpiegato nell'acquisto o nella gestione di strutture ricettive in provincia di Trento, oltre che in orologi e in lingotti d'oro.
Sempre secondo gli investigatori, uno dei componenti della famiglia di imprenditori, con l'aiuto del suo commercialista, ha elargito inoltre oggetti preziosi, cene e ingressi in centri benessere al presidente del cda di una società a partecipazione pubblica che gestisce una prestigiosa struttura alberghiera con annesse attività termali per poter acquistare la struttura stessa, dal valore di 10 milioni di euro.
Il gip ha disposto il divieto nei confronti dell'imprenditore di contrarre con la pubblica amministrazione e il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi per dodici mesi.
Per il presidente del cda ha invece disposto la sospensione dell'esercizio dei pubblici uffici per dodici mesi.
Il procuratore Raimondi aveva subito spiegato che sono stati posti sotto sequestro ristoranti, alberghi e bar, sia nel capoluogo sia in altre località: le accuse sono di spaccio di sostanze stupefacenti e di riciclaggio del denaro sporco. I sequestri preventivi riguardano un capitale di circa 12,4 milioni di euro.
Il comandante Nastasi ha spiegato che la maxi operazione nasce da indagini sul territorio, dallo spaccio di droga si è risaliti ai canali del riciclaggio. Nel mirino degli inquirenti, in particolare, inizialmente, una famiglia di imprenditori.
Nello specifico, si legge nel comunicato stampa ufficiale, i finanzieri hanno dato esecuzione a 44 ordinanze, emesse dal gip del Tribunale di Trento, che hanno disposto l’applicazione di misure restrittive della libertà personale nei confronti di 37 persone (18 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 13 divieti di dimora e 3 obblighi di dimora nella provincia di Trento, un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), per reati contro la pubblica amministrazione, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
«Contestualmente, sono stati eseguiti - prosegue la nota per la stampa - provvedimenti di sequestro, per circa 12,4 milioni di euro, che hanno colpito i saldi attivi dei conti correnti e immobili riconducibili agli indagati, una società finanziaria che detiene quote di altre 3 imprese (due operanti nel settore immobiliare ed una nella ristorazione) nonché 4 ulteriori attività commerciali (2 bar, 1 pub ed un ristorante/pizzeria) ubicate a Trento, Lavis e Andalo.
I provvedimenti giudiziari sono stati disposti sulla base delle risultanze investigative emerse al termine di un’indagine condotta dalle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico finanziaria di Trento, che ha complessivamente coinvolto oltre 70 indagati di nazionalità italiana, albanese e di etnia magrebina.
Le investigazioni hanno preso spunto da un’autonoma attività di analisi delle cessioni di attività commerciali nel settore della ristorazione ed alberghiero, condotta dai finanzieri trentini, all’esito della quale è emersa la sospetta operatività finanziaria di alcuni imprenditori della zona, i quali, soprattutto nel periodo pandemico, avevano posto in essere una ripetuta e vorticosa acquisizione di esercizi commerciali (bar, ristoranti ed alberghi), ostentando in maniera evidente il proprio elevato tenore di vita.
Le indagini, eseguite mediante servizi di osservazione sul territorio, approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette, intercettazioni ed indagini finanziarie, hanno fatto emergere, salvo il principio di presunzione di innocenza e fino a sentenza irrevocabile di condanna, la presenza di 4 distinti gruppi criminali operanti nel territorio della provincia di Trento.
Il primo gruppo, composto da 18 soggetti (prevalentemente italiani), ha avuto quale promotore dell’organizzazione un componente di una famiglia di ristoratori locali, il quale avvalendosi di una fitta rete di collaboratori locali e pusher, è risultato dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina», conclude il comunicato stampa congiunto di Procura e guardia di finanza.