Scrisse “Salvini corrotto”, assolto l’eurodeputato belga Guy Verhofstadt
Il Tribunale di Trento: non è punibile per l’immunità. Sentenza confermata in Cassazione. A presentare querela era stato lo stesso Salvini, attraverso l'avvocata trentina Claudia Eccher
TRENTO. Caduta recentemente l'accusa di sequestro di persona per la vicenda della nave Open Arms, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini era già finito davanti al giudice - e poi assolto - per aver trattenuto per 5 giorni 131 migranti a bordo della nave Gregoretti, nel luglio del 2019. Di quest'ultima vicenda - in senso lato - si è occupato anche il tribunale di Trento, in merito ad una presunta diffamazione.
A presentare querela era stato lo stesso Salvini, attraverso l'avvocata trentina Claudia Eccher: l'offesa, come aveva evidenziato il ministro (oggi ai Trasporti, in quel periodo con delega all'Interno), riguardava le parole che un eurodeputato belga aveva affidato al proprio profilo Twitter nel febbraio 2020, accusando il leghista di sequestro di persona nonché di corruzione per traffici di petrolio con la Russia.
La procura di Trento aveva aperto un fascicolo di indagine, con il nome di Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga ed europarlamentare. Secondo Salvini il tweet non era rispondente al vero oltre che essere privo dei requisiti della continenza, e «non poteva considerarsi opinione espressa nell'esercizio delle funzioni di parlamentare europeo». Funzioni che, ribadiva Salvini, sono garantite all'interno dell'assemblea.
Questo il tweet: «Via libera a processare Salvini per sequestro di persona di persone nel caso dei migranti soccorsi dalla nave Gregoretti - aveva scritto l'eurodeputato - Brava Italia! Giustizia deve essere fatta. Speriamo che lo stesso avvenga anche per la sua massiccia corruzione con tangenti petrolifere russe».
Secondo la difesa di Salvini l'espressione «corruzione» non poteva qualificarsi come mera opinione, dunque garantita dall'immunità prevista dal Protocollo dell'Unione europea, trattandosi invece di una «accusa gratuita», «gravemente infamante», espressa dal deputato al di fuori delle sue funzioni.Il tribunale di Trento ha innanzitutto acquisito il parere non vincolante del Parlamento europeo (che ha riconosciuto sussistente per Verhofstadt l'immunità per le opinioni espresse), poi ha deciso: l'imputato non è punibile proprio grazie all'immunità.
La sentenza di assoluzione dell'eurodeputato è di maggio 2024, confermata ora anche dalla Cassazione. Il ministro Salvini, parte civile nel procedimento, si era rivolto agli Ermellini, ma il ricorso è stato rigettato dai giudici della Sezione 5 penale - presidente Rosa Pezzullo - con condanna al pagamento delle spese legali.
Nella sentenza, depositata nei giorni scorsi, viene ripreso quanto deciso dal giudice di Trento, in particolare in merito alla comunicazione politica effettuata attraverso i social network: le dichiarazioni dell'imputato, espresse da un suo account Twitter riservato alla sola comunicazione politica, non potevano ritenersi non coperte dall'immunità.
Gli Ermellini evidenziano «la rilevanza, per il tema in esame, dell'emersione di nuove modalità - legate, soprattutto al progresso tecnologico e digitale - dell'esercizio dell'attività politico-parlamentare, ciò che ha ridisegnato i confini dell'arena politica».
Con la tecnologia viene a cadere il criterio della localizzazione per quanto riguarda l'attività politica: l'esercizio della funzione, con i social, non è più legato alla sola sede parlamentare.