Ambiente / Il caso

Ricorso dei pescatori trentini per il "taglio" dell'acqua: continua il braccio di ferro con la Provincia

Contestata la decisione di ridurre il deflusso minimo vitale fino al 75 per cento a favore dei Consorzi irrigui: “Situazione precaria e morie di pesci a causa della siccità”. Scatta il ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma

L'ESTATE La siccità ha causato un'emergenza pesante
LOPPIO Moria di pesci nel lago scomparso

di Lorena Stablum

TRENTO. I pescatori trentini dicono no alla decisione della giunta provinciale di ridurre il deflusso minimo vitale (dmv) in favore dei consorzi irrigui e vanno alle vie giudiziarie.

Fortemente preoccupate per la sopravvivenza degli ecosistemi acquatici, la Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee del Trentino, la Federazione pescatori del Trentino, l'Unione pescatori del Trentino hanno infatti presentato ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma per chiedere che con effetto immediato sia sospesa la delibera della giunta numero 1.334 del 22 luglio 2022 con la quale il governo provinciale ha previsto la possibilità di ridurre fino al 75% il dmv per consentire il prelievo locale di acqua da parte dei consorzi irrigui al fine di limitare i danni della siccità dell'estate.

Concedendo anche la possibilità di una procedura semplificata in «autodichiarazione» dei piccoli consorzi senza necessità di provvedimento autorizzativo da parte dell'ente, demandando al controllato (consorzio) le funzioni di controllore. La scelta dei pescatori è motivata dalla richiesta di non aggravare ulteriormente «la situazione già precaria dei corsi d'acqua trentini che nell'ultimo periodo ha visto numerose morie di pesci in diverse zone a causa del perdurare dello stato di siccità».

«Si è trattato di un'azione forte ed economicamente impegnativa intrapresa contro la Provincia di Trento presa collegialmente da quelle organizzazioni che rappresentano il mondo della pesca trentino a tutela dell'ambiente e del patrimonio ittico provinciale già duramente provato dalla normativa nazionale e provinciale che nel 2022 ha messo di fatto al bando la trota fario, il coregone, il salmerino alpino e la trota iridea, tipici pesci presenti nelle nostre acque, alcuni da diverse centinaia di anni - scrivono in una nota le associazioni -. Con grande stupore, il Giudice del Tribunale superiore delle acque il 16 agosto scorso non ha accolto la nostra richiesta di sospensione immediata del provvedimento» motivandola con il fatto che andava in scadenza a fine agosto.



Ma - secondo i pescatori - un mese è già troppo per non causare danni irreparabili al patrimonio ittico e il ricorso persegue una ragione di principio, affinché in futuro non si abbiano a ripetere decisioni del genere.L'iniziativa dei pescatori ha il pieno sostegno anche del Comitato permanente per la difesa delle acque del Trentino, che già a fine luglio aveva evidenziato come la delibera provinciale fosse «lesiva del diritto dei corsi d'acqua trentini e degli ecosistemi di cui fanno parte, a vedere garantiti i loro minimi requisiti di sopravvivenza e funzionalità ecologica».

«Confidiamo - concludono i pescatori - che il provvedimento assunto venga "condannato", mettendo un paletto che impedisca di adottare certe scelto poco ambientaliste che hanno messo a rischio ecosistemi delicati e già fortemente compromessi» .

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