Fauna / provincia

Immissione di trote fario, via libera. Ma anche con il «piano del rischio» restano sostanziali divieti. E quindi? Zanotelli ai pescatori: «non lasciamo spazio alle illusioni»

Da mesi la giunta trentina spinge per la deroga, ma il Ministero non cede: adesso si approva lo studio del rischio per le fario, e «mandato agli uffici per salmerino e marmorata». Cosa cambia? Per ora nulla, resta il divieto di semina di uova e avannotti

TRENTO. Migliaia di pescatori trentini attendevano novità. Ora arriva il «via libera» all'immissione di trota fario nelle acque provinciali. Ma è davvero così?

Lo prevede la delibera approvata dalla Giunta provinciale su proposta dell'assessore all'agricoltura e foreste, Giulia Zanotelli, con cui si approva lo studio del rischio.
Con il documento approvato dalla Giunta provinciale, la Carta ittica e i piani di gestione della pesca per la pianificazione della pesca trentina saranno integrati per consentire l’immissione in natura della trota fario sulla base di uno specifico “studio del rischio”, in quanto tale specie è stata recentemente dichiarata “non autoctona” dal Ministero competente.

Dal momento che un’iniziativa come questa ha implicazioni di tipo ambientale - materia su cui la Provincia non ha competenza - , si sono coniugate le esigenze del mondo della pesca trentina e le specificità locale con i pareri dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA).

Dice la Provincia: «Come più volte rappresentato al settore in occasione dei molti incontri, pur consapevoli che le misure contenute nello studio introducono cambiamenti significativi nella pesca locale, questo strumento rappresenta l’unico modo per proseguire con le immissioni in natura della trota fario. Si ricorda infatti che, in due diverse note inviate alle Regioni e alle Province autonome negli scorsi mesi, il Ministero della Transizione ecologica ha sottolineato come l’immissione delle specie alloctone sia possibile soltanto tramite la presentazione di uno studio del rischio».

Lo studio del rischio potrà essere rivisto alla luce dei monitoraggi che verranno effettuati e delle eventuali modifiche a livello nazionale della norma.

Con questo provvedimento si consente quindi l’’immissione del materiale giacente presso gli impianti ittiogenici delle associazioni, la possibilità di continuare a gestire la popolazione di fario di ceppo locale negli impianti e la possibilità di valutare, a seconda delle specificità locali con le singole associazioni, l’immissione della fario».

Quindi è possibile immetere le fario? «L’Assessorato, alla luce del mutato quadro, considerate le difficoltà a cui andranno incontro le Associazioni, ha stabilito di garantire a queste ultime il contributo massimo concedibile e ha già dato mandato alle strutture di procedere con la stesura degli studi del rischio di salmerino, coregone e trota iridea per riuscire, in tempi rapidi, a consentire la loro immissione nelle acque trentine».

Quinbdi? «Siamo consapevoli - sottolinea ancora l'assessore Zanotelli - che purtroppo a causa dell'imposizione statale connessa alla tutela dell’ambiente ci saranno delle limitazioni, ma considerato che la materia ambientale non rientra nelle nostre competenze primarie occorre adesso, come già detto ai rappresentanti del mondo della pesca, ragionare sulle strategie future di gestione della pesca in Trentino alla luce del quadro attuale perché non possiamo vivere di speranze rispetto ad un eventuale modifica del quadro nazionale. Con il provvedimento approvato la Giunta intende consentire il proseguio della pesca con tutte le sue ricadute positive. Continueremo comunque in sede nazionale a far valere la nostra posizione portando avanti le istanze dei pescatori trentini in ogni sede possibile, consapevoli dell’importanza economica, sociale e culturale che tale settore riveste per il nostro territorio e degli investimenti e delle attività che sono stati fatti in tutti questi anni».

Insomma, immissione o no? «Dobbiamo essere sinceri e chiari con i pescatori trentini (posizione che l’amministrazione provinciale ha sempre tenuto dall’inizio), senza lasciare spazio ad illusioni e ad argomentazioni e notizie poco fondate: la Provincia ha fatto tutto il possibile nel solco della legittimità e di quanto poteva essere consentito dalle leggi oggi in vigore. Se in futuro il quadro a livello nazionale dovesse mutare, saremo certamente pronti a rivedere ulteriormente i contenuti dello studio del rischio».

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