Viabilità / Il caso

La Valdastico? Per il Pd opera inutile ed antistorica: «Costerà 3,3 miliardi di euro, possiamo spenderli meglio»

In Consiglio Provinciale la giunta Fugatti spinge per l’ok allo studio di fattibilità, con la dura opposizione dei Comuni e le critiche – conti alla mano – del gruppo consiliare democratico

TRENTO. La Valdastico? Nella migliore delle ipotesi un bluff, nella peggiore una scelta dettata dall'ideologia, contestata dai territori - escluso Avio - e che avrà l'unico scopo di trasformare il Trentino in un corridoio tra l'Europa dell'Est e quella dell'Ovest. Con buona pace delle scelte di questi decenni dirette in tutt'altro senso, a partire da quelle per il potenziamento della ferrovia e il trasferimento del traffico da gomma a rotaia.

Questa l'opinione del gruppo consigliare del Partito democratico, che in questi giorni in cui in consiglio si inizia a discutere del documento preliminare alla variante al Pup, presenta una proposta di risoluzione con l'obiettivo di «revocare la proposta di variante» e immaginando l'impegno «ad adoperarsi sul piano nazionale per un definitivo abbandono di tale progettualità».

Dal punto di vista politico, un modo per contarsi e capire se si riesce a creare un fronte unico contro un'opera diventata per il Carroccio ormai iniziativa di bandiera.

I fatti sono noti. Dopo la strenua resistenza nel corso degli anni - su tutti del Comune di Besenello - alla realizzazione del collegamento con il territorio vicentino, ad aprire la porta all'infrastruttura è stata la giunta provinciale guidata dal presidente Maurizio Fugatti, che fin dalla campagna elettorale ha sposato l'opzione di autostrada con sbocco a Rovereto.

Ora si è arrivati ad un punto fermo: c'è uno studio di fattibilità che prevede l'uscita a Rovereto sud e il consiglio provinciale deve pronunciarsi appunto sul documento preliminare alla variante al Pup. Nel frattempo, la giunta Fugatti con uno studio ad hoc ha calcolato l'impatto sulla crescita economica del completamento dell'A31: un investimento di 3,3 miliardi, lo sviluppo del turismo con un aumento di mille posti di lavoro diretti e 400 indiretti, 100 milioni di maggior gettito Irpef e Irap, riduzione del 55% dei camion sulla Valsugana.

Ecco, da qui parte il gruppo del Pd, per contestare l'idea alla radice. È l'idea stessa di viabilità connessa al progetto della Valdastico a non essere in linea con i progetti di sviluppo ritenuti utili al Trentino, ha evidenziato ieri la capogruppo Sara Ferrari, che ha preannunciato contatti con le altre forze d'opposizione. «La Valdastico è solo un cruccio elettorale della Lega - sbotta il consigliere Alessio Manica - che non è voluta dai territori che attraversa, già tutti pronunciatisi in modo contrario, a parte Avio». E ancora: «La giunta ha mostrato cifre di possibile sviluppo, ma noi chiediamo se questo sviluppo è coerente con l'idea di un Trentino che stiamo costruendo. Stiamo mettendo in tensione un territorio per il quadruplicamento della ferrovia, per spostare le merci su rotaia, la Valdastico in questo ragionamento come si inserisce?» Il nocciolo del discorso è semplice: anche i numeri dati dalla giunta sul possibile sviluppo non stanno in piedi. «Si parla di un aumento del 20% dei turisti friulani e veneti - sbotta il collega Alessandro Olivi - Ma i turisti friulani solo l'1,2% di quelli che approdano sul nostro territorio, i veneti l'11%, e da questi vanno tolti i veronesi, che verrebbero comunque dall'A22. Così i dati non stanno in piedi. D'altronde, se pervicacemente si insegue...».

«Quel che è grave è il tentativo di alimentare la conflittualità dei territori - spiega invece Luca Zeni - si ridurrebbe il traffico sulla Valsugana? Tutti hanno capito che non è la Valdastico la soluzione per la Valsugana».

Ma è Giorgio Tonini a chiudere il cerchio, dal punto di vista della visione generale: «Stiamo parlando di un'opera da 3,3 miliardi, come è stato detto dalla giunta. Allora due sono le possibilità: o si fa per il traffico da Vicenza alla Vallagarina, e l'investimento non si pagherà mai. Oppure deve ripagarsi. Ma allora quel che stiamo facendo è creare un corridoio non tra Vicenza e Rovereto, ma tra l'est Europa e il nord Europa. Con un aumento veicolare sul nostro territorio sensibile. Ma allora cosa facciamo con la ferrovia? Con il corridoio del Brennero? Si punta a bypassare l'interporto di Verona? Non so. Non è meglio, visto che l'obiettivo è il rinnovo della concessione alla Serenissima, sedersi ad un tavolo e immaginare un investimento da 3,3 miliardi che sia utile sul serio? Magari sulla ferrovia».

Insomma, questi i motivi del no. Che diventerà battaglia politica. Già a partire da oggi.

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