Cooperazione / Enologia

Cantina di Toblino: enologi licenziati, Lutterotti e Zanlucchi dimessi

Dopo la dura sentenza che condanna la cooperativa, il presidente e il suo vice si fanno da parte: «convocheremo un’assemblea straordinaria, che nominerà i vertici». Uno dei due tecnici è tornato a lavoro, l’altro invece ha scelto altre strade

SARCHE. Bruno Lutterotti e Oscar Zanlucchi non sono più presidente e vicepresidente della Cantina di Toblino. È la deflagrante conseguenza di una vicenda che si trascina da due anni: quella relativa al licenziamento («ingiustificato») dei due enologi Marco Pederzolli e Lorenzo Tomazzoli. E dei suoi recenti sviluppi: la sentenza sfavorevole alla Cantina e la contrastata proposta di liquidazione ai due tecnici, purché non rimettessero mai più piede in sede.

A due settimane dalla turbolenta riunione del consiglio di amministrazione del 21 gennaio, i vertici hanno dunque preso atto che in Cda si è creata una frattura troppo profonda per essere ricomposta lasciando tutto invariato. Così, giovedì sera, hanno deciso di fare "un passo di lato", rassegnando le dimissioni dalle rispettive cariche, ma restando in consiglio.

A fine dicembre il giudice del lavoro Giorgio Flaim aveva accolto il ricorso presentato dagli enologi licenziati nell'ottobre 2020: atto illegittimo, aveva sancito il magistrato, stabilendo dunque che i due tecnici dovevano essere reintegrati nelle loro mansioni e risarciti per essere stati lasciati senza stipendio.

A metà gennaio, il presidente Lutterotti aveva portato però informalmente in Cda una proposta che puntava a chiudere la questione con una sostanziosa offerta economica. La Cantina aveva offerto infatti 200 mila euro a Tomazzoli e 60 mila euro a Pederzolli, affinché si dimettessero spontaneamente e non tornassero in azienda.

Tomazzoli aveva rilanciato, chiedendo una buonuscita di 290 mila euro e Pederzolli di 190 mila euro. Ovviamente, in aggiunta al risarcimento sancito dalla sentenza del giudice.

Per la Cantina, insomma, si parlava di sborsare circa 600 mila euro, pari quasi a un decimo del patrimonio netto.

Diversi consiglieri avevano chiesto che il Cda venisse riconvocato in seduta ufficiale per esprimersi: venerdì 21 gennaio la riunione si era risolta nel voto negativo sulla proposta di liquidazione ai due enologi. Su 13 consiglieri votanti, sette avevano votato «no» alla proposta del presidente, sei invece erano stati per il "sì". Chiaro che decidere di restare alla guida della Cantina, dopo tutto ciò, non sarebbe stato facile per nessuno. E infatti, non lo è stato.

Bruno Lutterotti, raggiunto telefonicamente, conferma e spiega cosa è successo: «La questione è semplice: sulla vicenda dei due enologi si sono create visioni divergenti in consiglio di amministrazione. C'è stata una spaccatura verticale di cui abbiamo preso atto. Quindi, per favorire la ripresa del dialogo interno e per il bene della cantina, abbiamo deciso di rassegnare le dimissioni anche se restiamo in consiglio».

E ora cosa accadrà? «Il consiglio non decade, quindi sceglierà un nuovo presidente al proprio interno».

E la vicenda dei due enologi? «È ancora da chiudere. Io auspico che, siccome in consiglio di amministrazione siamo tutti parte in causa, venga convocata un'assemblea dei soci a cui dare una informativa completa sulla vicenda».

Avete già deciso di convocarla? «No, è solo un mio auspicio, Non ne abbiamo parlato, sta al Cda risolvere queste problematiche. Ma, vista la spaccatura e il fatto che tutti siamo coinvolti, mi parrebbe opportuno chiedere ai soci di darci un indirizzo».

È amareggiato per come è finita la sua esperienza da presidente? «No, affatto. Le cause si vincono e si perdono. Sono cose che capitano. Quello che dovevo fare in tre mandati, l'ho fatto: negli ultimi 5 anni la Cantina ha puntato su un prodotto sempre più di qualità, raccogliendo molti premi e ottimi risultati».

I risultati però – in particolare con lo spettacolare Largiller che miete medaglie su medaglie – sono frutto del lavoro degli enologi. Proprio quelli che la Cantina ha licenziato – illegittimamente – in tronco. 

Non male per una Cantina cooperativa che fra gli «ottimi risultati» ha ottenuto pure il premio «Industria Felix», salutato con onori dal vicepresidente della provincia Tonina e dall’assessore all’agricoltura Giulia Zanotelli, che in occasione del riconoscimento – fondato anche sulla «eticità» – ebbe a dire: «i riconoscimento derivano dal lavoro sinergico tra la produzione e la trasformazione, partendo dal sapiente lavoro dei soci in campagna, valorizzato da tutta la struttura della Cantina di Toblino».

E i «reintegrati» dal giudice? Se Lorenzo Tomazzoli, da lunedì scorso, è ritornato al lavoro (ma comandato in altre mansioni, non più come responsabile del bilancio enologico di cantina), Pederzolli ha deciso invece di lasciare comunque la Cantina Sociale.

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