Genova / Il delitto

"Cold case": dopo 25 anni il dna potrebbe inchiodare il killer che massacrò la giovane Nada Cella

Il caso riaperto dopo 25 anni dopo verifiche svolte dalla criminologa Antonella Pesce Delfino e dall'avvocata Sabrina Franzone: le indagini per ora hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di una conoscente della vittima: la maestra Annalucia Cecere, oggi 53enne, che secondo gli inquirenti avrebbe agito per gelosia. Si riesaminano anche le testimonianze dell'epoca e il contenuto di una telefonata anonima secondo la quale almeno almeno cinque le persone avrebbero visto l'indagata allontanarsi in motorino la mattina del 6 maggio 1996, in via Marsala a Chiavari

GENOVA. Nuovi sviluppi sul delitto di Nada Cella, dopo la riapertura del caso a 25 anni dall'omicidio.

Ora emerge che sarebbero almeno cinque le persone che la mattina di quel tragico 6 maggio 1996, quando a Chiavari venne uccisa la ragazza, avrebbero visto Annalucia Cecere (sospettata all'epoca ma subito prosciolta) andare via col motorino posteggiato in via Marsala.

È quanto emerge da nuovi spezzoni di intercettazioni diffusi dalla squadra mobile e dalla procura di Genova per identificare la donna che tre mesi dopo l'omicidio della giovane segretaria telefonò a casa di Marco Soracco, il commercialista presso cui lavorava Nada.

"Sì la conoscono signora. È che stanno tutte zitte. Le altre stanno tutte zitte ma eravamo diverse. Io non faccio nomi ma eravamo diverse, io non so perché le altre non parlano. Eravamo in cinque. L'ho vista che andava via col motorino, l'ho vista tutta sporca che metteva tutto sotto la sella. L'ho salutata e manco mi ha guardata. Le dico la verità. L'ho vista quindici giorni fa nel carruggio e non mi ha nemmeno guardata", dice nella telefonata a cui rispose la madre di Soracco, Marisa Bacchioni.

Quest'ultima non ha mai saputo o voluto indicare il nome della donna al telefono.

Ora Bacchioni e Soracco sono indagati per false dichiarazioni al pm mentre l'ex insegnante, Cecere, oggi 53 anni, è sotto indagine per l'ipotesi di omicidio aggravato.

Nada Cella, 25 anni, era stata rinvenuta agonizzante in un lago di sangue, con la testa fracassata, accanto alla sua scrivania, nello studio del commercialista in cui lavorava e che aveva appena aperto, poco prima delle 9 del mattino. Cessò di vivere qualche ora più tardi, in ospedale.

"Ma pensa un po' che il sospetto mi è venuto al pomeriggio quando l'ho saput ... ho detto Madonna questa stamattina... Poi abbiamo parlato con qualche ragazza tra noi e abbiamo detto ce l'ha l'ardire... quando dice 'ti spacco la testa in due'", si sente nell'intercettazione come si volesse fare riferimento all'atteggiamento violento avuto in altre occasioni dalla sospettata, all'epoca una giovane di 28 anni.

Nei giorni scorsi era stato diffuso un altro spezzone della chiamata in cui la donna diceva di avere visto Cecere "tutta sporca mettere tutto sul motorino e andare via".

Questa estate gli investigatori le hanno sequestrato un motorino Piaggio immatricolato negli anni '90 sottoposto ieri ad accertamenti tecnici.

Per gli investigatori, coordinati dal procuratore Francesco Pinto e dal sostituto Gabriella Dotto, sul veicolo potrebbero esserci dunque ancora possibili tracce di sangue e di Dna nel caso in cui l'ex insegnante avesse ucciso Cella.

A fare riaprire il caso è stata la determinazione della criminologa Antonella Pesce Delfino insieme all'avvocata Sabrina Franzone.

Tra gli elementi non presi inizialmente in considerazione anche alcuni bottoni trovati all'epoca in casa dell'indagata uguali a uno rinvenuto sotto il corpo della segretaria. Ma non solo. Tra le carte la criminologa ha scovato una vecchia intercettazione in cui la donna diceva a Soracco di "non riuscire a togliersi di mente quella scena".

L'ex insegnante era stata indagata quasi subito ma nel giro di due settimane la sua posizione era stata archiviata.

Per gli inquirenti Cecere avrebbe ucciso per gelosia nei confronti di Soracco, il quale avrebbe avuto un interessamento invece per la segretaria, e per prendere il suo posto di lavoro.

Tra le testimonianze riascoltate dagli investigatori c'è anche quella della donna delle pulizie che la mattina dell'assassinio stava lavorando nell'androne. Quella mattina aveva visto una donna uscire di corsa dall'androne: "Una persona che non avevo mai visto prima e io conoscevo tutti in quel palazzo".
 
--- LA VICENDA NELLA CRONACA DEL 6 MAGGIO 1996 ---
 
Giovane, bella, segretaria efficiente di un commercialista. Nada Cella, 25 anni, e' stata trovata agonizzante, morira' alcune ore dopo in ospedale, nell' appartamento al secondo piano, di via Marsala, in pieno centro di Chiavari, ricca cittadina lungo la riviera ligure di levante, adibito a studio dal commercialista Marco Soracco. Distesa a terra, completamente vestita, il viso coperto dai capelli intrisi di sangue.
 
L'assassino probabilmente le ha sbattuto la testa contro uno spigolo o l' ha colpita con un oggetto che pero' non e' stato ritrovato. Per il momento c'e' il mistero piu' assoluto su quale possa essere il movente del delitto. A trovarla nella stanza in fondo al corridoio, e' stato lo stesso commercialista questa mattina poco dopo le 9 quando e' sceso dal suo alloggio situato al piano superiore dello stesso stabile. L' uomo ha immediatamente telefonato al ''113'' poi e' risalito per avvertire sua madre che occupa un appartamento vicino.
La ragazza era ancora viva e con una ambulanza e' stata portata all' ospedale di Lavagna, dove i medici hanno poi disposto il trasferimento al reparto rianimazione del San Martino, a Genova. E' deceduta sei ore dopo, alle 15 circa.
 
Nada Cella era arrivata al lavoro in bicicletta.
 
Secondo quanto e' stato ricostruito aveva prima accompagnato la madre al lavoro con l' auto perche' era in ritardo.
''Anche mio figlio questa mattina e' sceso in ufficio in ritardo - ha raccontato Marisa Bacchioni Soracco - e ha trovato la luce accesa nell' ingresso. Un fatto inconsueto, perche' di solito la segretaria la lasciava spenta a meno che non ci fosse un cliente''.
 
La ragazza avrebbe quindi aperto lei stessa la porta al suo assassino.
 
Il portone del palazzo di via Marsala questa mattina era aperto, contrariamente al solito, perche' giornata di pulizie. ''Nessuno - ha detto Porzia Bucello, una vicina - ha sentito nulla''.
Nada Cella e' stata trovata nel suo ufficio riversa sul pavimento, le gambe sotto la scrivania, il volto coperto dai capelli insaguinati.
 
Indossava un paio di jeans e una camicetta.
 
L' aggressore non le avrebbe fatto violenza, gli abiti della ragazza erano integri e sul suo corpo non sarebbero stati riscontrati segni di stupro. Anche l'ufficio era in perfetto ordine e dallo studio non e' risultato mancare nulla e questo farebbe escludere il movente della rapina.
 
Nada Cella viene ricordata come una ragazza molto riservata.
Frequentava come tutti i suoi coetanei le discoteche. Non aveva un fidanzato ufficiale. Era stata assunta dal commercialista cinque anni fa: era molto disponibile, mai una assenza, sempre pronta a fermarsi oltre l'orario, precisa ed efficiente.
 
I vicini raccontano che negli ultimi tempi, dopo una caduta accidentale, la ragazza alcune volte anziche' recarsi al lavoro in bicicletta veniva accompagnata in auto dal padre, falegname e ex vicesindaco di Rezzoaglio.
 
Forse anche in seguito a quella caduta non aveva piu' frequentato una palestra, vicino all' ufficio. ''E' una tragedia inspiegabile - ha detto Bruno Cella - mia figlia non aveva nessun nemico''.
La polizia e il magistrato Filippo Gebbia che conduce l' inchiesta stanno ora sentendo numerose persone per cercare di arrivare ad un movente e attraverso questo ad una possibile spiegazione del giallo.
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