Agricoltura / Referendum

Trentini chiamati al voto sul progetto di istituire o meno un "biodistretto". Le ragioni del sì e quelle del no

Le urne saranno aperte domani dalle 6 alle 22 in tutti i comuni della provincia di Trento. Per validare il risultato del referendum bisognerà ottenere una partecipazione di almeno il 40% più uno degli aventi diritto, ossia circa 177.000 abitanti

TRENTO. Ore concitate nel mondo dell'agricoltura in attesa dell'appuntamento referendario. Domani, i trentini saranno infatti chiamati a votare sul progetto di istituire o meno un "biodistretto" che promuova i metodi di coltivazione biologica sul territorio. Le urne saranno aperte domani dalle 6 alle 22 in tutti i comuni della provincia di Trento. Potrà recarsi a votare chiunque sia maggiorenne e residente da almeno un anno, presso il seggio indicato sulla propria tessera elettorale. Per validare il risultato del referendum bisognerà ottenere una partecipazione di almeno il 40% più uno degli aventi diritto, ossia circa 177.000 abitanti. 

PERCHÉ SÌ

Andiamo a votare: lo dico da contadino. Un contadino che per quasi 40 anni ha coltivato e prodotto mele seguendo i dettami dell’agricoltura cosiddetta convenzionale. Ho iniziato nel 1980, in Valsugana, dove vivo e coltivo i miei campi. Allora usavo anch’io la chimica spinta, come la gran parte dei contadini in quegli anni. Non conoscevamo alternative per salvare i nostri raccolti, non c’era informazione sulle tecniche del biologico. Del bio non si parlava nemmeno.

Ero convinto, come molti, che certe patologie si potessero combattere solo con i fitofarmaci. E così sono andato avanti per anni. Nel 2008 sono stato colpito da un ictus e mi sono trovato a combattere tra la vita e la morte. Eppure non fumavo e non bevevo: niente comportamenti a rischio. I medici non mi hanno saputo dare una spiegazione di quello che mi era successo. Dopo quell’episodio ho riflettuto molto: in campagna si lavora spesso da soli, il tempo per pensare non manca. Mi sono chiesto tante volte se il contatto diretto con i fitofarmaci e con tante sostanze chimiche possa aver avuto un ruolo. Nessuno può dirmelo, non avrò mai una risposta e tanto meno certezze. 


Ma forse è anche per questo che nel 2015 mi sono affacciato al biologico. Non è stato un passaggio di poco conto, ma adesso, dopo sei anni, posso dire questo: si può fare. Si possono coltivare le mele con metodo biologico, in Valsugana come altrove. La produzione per ettaro sarà inferiore ai 7/800 quintali per ettaro che ci hanno sempre indicato come necessari per reggere dal punto di vista economico. Ma tutti quei quintali vogliono dire solo una cosa: tanto lavoro. I prezzi, invece, continuano a scendere, mentre invece il mercato premia il prodotto biologico, e lo farà sempre di più. 


Scrivo queste righe perché, in vista del voto del referendum sul biodistretto, ho visto e vedo molta omertà da parte della mia categoria e anche da parte delle istituzioni pubbliche. Stanno tutti zitti, non vogliono farsi nemici, forse per non perdere voti.


Ma se vogliamo garantire al Trentino ciò che lo rende così speciale, anche e soprattutto agli occhi dei turisti di tutto il mondo, e cioè un ambiente incontaminato, una natura integra, laghi e montagne da favola, il passo verso il biodistretto è necessario. Le nostre aziende sono mediamente piccole, molto piccole se confrontate con quelle di altri paesi produttori. La gara basata sulla produzione agricola di tipo industriale e su larga scala è persa in partenza. Sarebbe miope pensare di poter competere su quel fronte. 


Dobbiamo distinguerci da queste logiche industriali. Pensate che in campagna si usano persino prodotti ormonali che servono per allungare il frutto e dare alla mela una forma più appetibile per i consumatori. Siamo alla follia.
I nostri figli tra qualche anno saranno a loro volta genitori: cosa vogliamo lasciare loro? Solo inquinamento? Dovranno mettere la maschera antigas anche per andare a passeggiare in campagna?


Qualche anno fa ho letto un libro: La rivoluzione del filo di paglia, di Fukuoka. Non sono un grande lettore, a 15 anni avevo in mano zappa e forbici e non libri, ma lui ci insegna che dobbiamo affrancarci dalle logiche produttive imposte dalle multinazionali. Da quando coltivo con metodo biologico, la soddisfazione per il mio lavoro è aumentata moltissimo: non mi sento più un numero, non sono più un mero esecutore di direttive suggerite da altri. Ho recuperato il rapporto con la mia terra e i miei prodotti. E le mie mele sono più buone e più saporite di prima.


Il Trentino non può diventare tutto biologico dall’oggi al domani, ma dobbiamo cominciare a salire i primi gradini di questa scala. Dobbiamo iniziare subito. Cominciamo oggi, andiamo a votare.

Pier Gretter - Contadino

PERCHÉ NO

«Questo referendum rischia di avere un impatto molto pesante per il mondo dell'agricoltura. Chiunque senta parlare di biodiversità, salute e ambiente risponderebbe in maniera favorevole, ma il problema è che si ragiona per preconcetti ignorando tutta una serie di problemi che chi lavora in campagna affronta ogni giorno. I cittadini sono davvero informati su queste materie?».

Christian Endrizzi , vicepresidente di Confagricoltura Trentino, non nasconde le temi. «Le nostre campagne sono in sofferenza, anche a causa della mancanza di prodotti efficaci in grado di affrontare le nuove base per le piante».

Un altro concetto errato, secondo Endrizzi, è che la problematica dello spreco di cibo coinvolga solo la filiera convenzionale: «Non tutti gli alimenti biologici sono sostenibili, inoltre sono più soggetti a deperimento e marciume nella fase di crescita. Gli sprechi non si misurano solo ai supermercati, ma anche nella produzione». In generale, per il numero due dei confederati, si vuole far prevalere una linea sola quando i modelli hanno aspetti positivi e negativi entrambi e possono convivere.

Come rispondere dunque a chi sostiene che la conversione in biologico sarebbe? «Mancano date certe. Non ci sono state date tempistiche e tappe precise, non ha senso un referendum con una tale mancanza di organizzazione». Infine, un pensiero sulle soluzioni alternative per il futuro. «Sul fronte difesa, crediamo che sia importante investire nella ricerca scientifica. Il nostro centro di San Michele, che compie ricerche e sperimentazioni su nuovi geni resistenti alle malattie, è un'eccellenza».
 

Christian Endrizzi , vicepresidente di Confagricoltura Trentino

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