Covid, ieri 14 morti in Trentino ma per Fugatti "contagi vecchi": rivuole lo sci e scuole aperte

Davanti alla situazione «oggettivamente grave dei decessi», il presidente della giunta provinciale, Maurizio Fugatti, ha ieri tenuto una conferenza stampa nella quale ha detto alcune cose importanti. La prima: i decessi - secondo lui - sono relativi a contagi di 20 giorni fa, ed oggi invece la situazione è «stabile, se non per alcuni versi migliore». La seconda: che la Provincia vuole a tutti i costi riaprire le piste da sci al più presto.

In quanto ai 14 morti di Covid nelle ultime 24 ore, Fugatti ha detto: «al netto dei decessi, chi sono relativi a contagi di 2 settimane fa, ora i dati sono migliorati, e la situazione si è stabilizzata. Se questa fosse la situazione dei prossimi giorni, significa che la situazione sanitaria ci permetterebbe di riaprire la stagione dello sci».

Per giustificare questa sua decisione, Fugatti non ha citato la Francia o la Germania, ma l’Austria. Dove si è deciso di aprire le piste comunque, e in caso di veto da parte dell’Europa, a «chiedere i necessari ristori». 

LEGGI LA NOTIZIA: L'AUSTRIA VUOLE TORNARE A SCIARE

Posizione che Fugatti ha fatto subito sua, addossando tutte le colpe al Governo Conte. «Anche perché sappiamo che dietro alla stagione dello sci non ci sono solo gli impianti, ma anche tutto il mondo che vi ruota intorno, dall’ospitalità all’accoglienza». E ha ribadito che, di fronte ai protocolli di sicurezza presentati dalle Regioni, il Trentino continuerà ad insistere per la riapertura: «Attendiamo il Governo», l’ultima parola.

Chiederà al Governo di stanziare ristori per il settore o anche la Provincia ci metterà degli aiuti? "La Provincia soldi non ne ha" è stata la lapidaria risposta di Fugatti, che ha concluso: "Il turismo in Trentino genera il 20% del PIL, la Provincia non ha certo le risorse. Ma come ha detto l'Austria, se il Governo ci obbliga a tenere chiuso, è giusto che il Governo offra un indennizzo al settore".

Fugatti ha parlato anche di lezioni in presenza. Riguardo alle scuole, ha ripetuto con orgoglio che " il Trentino è stato l’unico territorio a non chiedere la Dad per le superiori, e l’unico ad aprire le scuole dell’infanzia fra giugno e luglio".  “Noi crediamo alla scuola in presenza. – ha sottolineato Fugatti. – Se però il Governo prevede la chiusura con un dpcm, anche una provincia autonoma come la nostra deve adeguarsi, sennò ti impugnano l'ordinanza e il Tar te la annulla. Noi abbiamo l'autonomia sulla scuola, ma questi dpcm sono fatti in modo da non consentirci di esercitarla”.

Alla conferenza stampa è quindi intervenuto l’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli che ha esposto l’operato del Tavolo del Lavoro, realizzato in collaborazione  con l’Apss, che ha elaborato nuove linee guida per la gestione dei casi positivi nei luoghi di lavoro. Il documento sarà ultimato a breve e sarà oggetto di una prossima ordinanza provinciale.

Pier Paolo Benetollo, direttore f.f. dell’Azienda sanitaria, ha ricordato che “l’’Apss sta organizzando un nuovo servizio per comunicare la fine della quarantena ai cittadini risultati positivi al test. L’Azienda sanitaria invia all’interessato, cioè a chi è risultato positivo al contagio, un certificato di isolamento, in cui è indicata l’inizio e la fine della quarantena. L’isolamento durerà al massimo 21 giorni. Potrebbe però essere ridotto in presenza di un successivo tampone negativo. Il documento indicherà la possibilità di prenotare immediatamente con apposito codice, il tampone in questione. Oggi già 66 persone, seguendo queste istruzioni, si sono prenotate”.

Benetollo ha poi nuovamente presentato i risultati dell'indagine epidemiologica condotta con l'Istituto Superiore di Sanità, già annunciata una settimana fa in collegamento con il dottor Rezza. Per quanto riguarda l’immunizzazione delle persone che sono state contagiate, a qualche mese dall’infezione, Benetollo ha ripetuto che l’indagine effettuata ha dimostrato che tre quarti degli interessati, a distanza di qualche mese dal contagio, avevano conservato gli anticorpi; ma un quarto di loro, invece, era nuovamente esposto al virus. "Al momento non ci sono metodi per individuare velocemente chi è quella persona su quattro che pur avendo avuto la malattia, non ne è più difesa" ha detto Benetollo. Per questo si raccomanda la massima prudenza anche a chi ha già superato l’infezione e si è negativizzato. Perché come disse il dottor Rezza "Ci sono stati casi anche gravissimi di ricaduta in pazienti in un primo tempo guariti".


L'ANALISI DELL'EX RETTORE BASSI: I DATI PARLANO CHIARO, IN TRENTINO SITUAZIONE GRAVE


LO STUDIO DI MARZO - Il rischio è che si ripeta la situazione del weekend 7-8 marzo. La conferma sulla diffusione rapida del coronavirus per colpa delle settimane bianche venne da uno studio ad hoc realizzato su base europea a fine aprile. «Abbiamo notato che i primi casi in tutta Europa avevano un legame con le località sciistiche delle Alpi, in Italia, in Austria. Voglio dire, le stazioni sciistiche sono luoghi affollati, si pensi alle cabine di risalita che sono davvero stipate. Una situazione perfetta per un virus come questo. Sono abbastanza sicura che questo abbia contribuito all’ampia diffusione in Europa». Lo affermava la direttrice del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), Andrea Ammon, al “Guardian”.

Ammon riteneva allora (e parliamo della prima fase) che le indagini confermino che il ritorno dei vacanzieri dalle settimane bianche nella prima settimana di marzo ha rappresentato un momento cruciale nella diffusione di Covid-19 in Europa. Senza dimenticare che impianti di risalita e piste avrebbero potuto essere chiusi prima.

Non solo: ha parlato anche di telecabine degli impianti di risalita come "il luogo perfetto per il virus".  

 

I PROTOCOLLI DI SICUREZZA - Dall'altra parte invece le Regioni del Nord (compreso il Trentino) ritengono che i protocolli di sicurezza messi a punto insieme agli impiantisti il mese scorso ed approvati dal Comitato Tecnico Scientifico nazionale ma non ancora dal Governo siano sufficienti. Essi prevedono fra l'altro alcune norme di afflusso alle piste ed agli impianti: 

innanzitutto  limitare il numero di presenze tramite un tetto massimo di skipass giornalieri. Il numero verrà stabilito sulla base delle caratteristiche del compensorio e con criteri omogenei stabiliti tramite il dialogo tra le Asl e le associazioni di categoria. Le linee guida prevedono anche indicazioni sui controlli da effettuare, la formazione del personale degli impianti, la sanificazione delle strutture, l’allestimento di percorsi che garantiscono il distanziamento sociale, l’uso obbligatorio delle mascherine e la possibilità di acquistare gli skipass online per evitare assembramenti.

Le seggiovie potranno essere utilizzate al massimo della capienza mentre per cabinovie e funivia la capienza è ridotta al 50%. 

comments powered by Disqus