Il Sarca esonda ad Arco e fa paura: anche oggi "sorvegliato speciale"

La pioggia è iniziata venerdì notte. Ma è sabato che si è capito quanto aveva fatto male: il Sarca non ce l'ha fatta a tenere tutta quell'acqua. Arrivato a 500 metri cubi al secondo ha superato gli argini nella zona del Linfano, sotto Arco.

I sacchi di sabbia, le pompe idrovore, le reti, i rinforzi degli argini: nulla è bastato. L'acqua si è fatta strada e ha travolto campagne, piste ciclabili, case. Ed ha tenuto con il fiato sospeso il Basso Barca fino alle 18, quando è passata l'onda di picco e quando, pur lentamente, il grande fiume ha iniziato a chetarsi un po'. Ma è una tregua: c'è una finestra di bel tempo buona per rifiatare, ma già oggi dovrebbe tornare la pioggia. E mentre il sindaco di Arco Betta punta il dito contro la gestione della diga di Ponte Pià, i pompieri - in strada per ore un esercito di volontari - si organizzano per la prossima ondata di oggi pomeriggio. Sperando sia un po' meno cattiva.

Che sarebbe stata una giornata difficile lo dicevano i bollettini meteo. L'«allerta arancione», dopo l'esondazione del 30 agosto scorso, faceva paura. Ma ieri mattina ci si è alzati di buon umore: il Sarca, pur dopo la nottata di poggia, aveva una portata di 30-50 metri cubi al secondo. Ampiamente sostenibile, anche immaginando piogge intense.

E invece no. Si è cominciato a capire che sarebbe stato tutto in salita a metà mattina. Alle 10, alle Sarche, il fiume già faceva paura. Perché era alto. E perché era arrabbiato. La portata era salita alla velocità della luce, i pompieri già erano allertati a Riva e Arco. Ampiamente prima di mezzogiorno si è preso atto che serviva pensare al peggio. Sono stati installati 800 metri di reti, si sono rinforzati gli argini nei punti critici: il Linfano, prima di tutto. Lì si temeva un'esondazione sulla strada, quindi si è rinforzato l'argine scaricando terra sulla ciclabile, chiusa la statale 249. A stretto giro si sono chiusi i ponti (anche ai pedoni) e poi è diventata off limits via della Cinta ad Arco.

Tre i fronti dell'emergenza: Linfano e la foce del Sarca, a Torbole, dove i pompieri hanno recuperato i detriti. Ma l'epicentro dell'emergenza era Arco. Perché è lì che, per primo, il Sarca ha superato gli argini.

Erano le 15. In sponda destra l'esondazione è stata minima, ma in sponda sinistra il fiume ha rotto a Pratosaiano, ha inondato la zona di Caneve raggiungendo i piani terra delle case e le campagne circostanti. 

Quanto alla viabilità, i disagi ci sono stati: oltre al Linfano e ai ponti chiusi, il Sarca ha esondato sulla carreggiata a Ceniga, e in via Mantova ad Arco si è bloccato il traffico a causa del muro pericolante al convento delle Monache. 

«È stata una piena di grande entità, superiore a quella del 30 agosto e anche a quella di Vaia. Forse inferiore solo a quella del 1999» spiegava ieri Lorenzo Malpaga, del Bacini Montani. E tanti, cercando colpevoli, puntavano i dito contro la diga: «C'è un problema nella gestione - sbottava ieri il sindaco Alessandro Betta, per tutto il giorno tra i volontari - l'ho già segnalato. Non è possibile che ieri il Sarca fosse vuoto ed oggi fossimo a questa emergenza».

È pur vero che a Ponte Pià hanno rilasciato acqua, ma il problema - dicono i tecnici - era a monte: «Quella diga ha un invaso troppo piccolo per avere una grande influenza su eventi di questo tipo - spiega Malpaga - tecnicamente si dice che "lamina poco". Credo siano stati gli effetti di una pioggia violentissima».

IL VIDEO: IL SARCA ALLA FOCE, LA FURIA DELL'ACQUA

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