Parto gemellare, reparto saturo a Trento I bambini vengono fatti nascere a Verona

Fare un giro fuori regione in elicottero prima di nascere. È la vicenda occorsa a due gemellini di Villa Rendena (Comune di porte di Rendena), ai quali è toccata la ventura di arrivare a Verona per vedere la luce del mondo.

«Lo scriva, lo scriva, che è uno scandalo. Ci chiudono il punto nascite e poi ci mandano a nascere addirittura in Veneto», esclama un valligiano. «Ma no, lasciate perdere! Ci dicono che fa parte dei protocolli. Siamo già tornati a Trento dopo dieci giorni a Verona», ribatte il papà dei due gemellini (una bimba e un bambino) che fa il sindaco in un comune delle valli Giudicarie, anzi, per essere precisi, della Rendena.

È successo nei giorni scorsi. La mamma ha sentito le prime doglie. È arrivata a Trento, al Santa Chiara, unico «rifugio» delle partorienti giudicariesi dopo la chiusura del punto nascite di Tione. Problemuccio. «Il reparto di neonatologia è saturo», si sente dire. Che fare? Semplice: si carica la signora col pancione sull'elicottero e la si trasferisce all'ospedale di Verona.

Normale? In sé la situazione è assolutamente sicura e tranquilla: il volo aereo, è cosa nota, è più sicuro del viaggio automobilistico. Era proprio sulla necessità di sicurezza che puntavano i dirigenti dell'Azienda Sanitaria quando decidevano di chiudere il punto nascite di Tione, supportati dal Ministero della Sanità.

L'«annus horribilis» per Tione (chiuso il 26 aprile) e per Arco (il 22 giugno) fu il 2016. «Così aumenteranno sensibilmente i chilometri ed i tempi, già al limite dell'accettabile», protestarono vibratamente, ma inutilmente, alcune minoranze dei Comuni giudicariesi. Ci fu chi provò a tracciare le distanze dagli ospedali per luoghi lontani come Storo: Tione 28 chilometri, Arco 38, Rovereto 55 (ma da evitare come la peste in estate), Trento 74, Gavardo (Bresciano) 47, Brescia 64 (via Coste di Sant'Eusebio).

Per il Ministero Tione andava chiuso perché «la distanza tra i Comuni del bacino di riferimento ed il punto nascita Hub (Trento) è comunque sempre inferiore al limite di 60 minuti cui fa riferimento il Decreto Ministeriale 70/2015 per la definizione di area orograficamente disagiata».

Inutile per chi si batteva per il mantenimento del punto nascite usare Google Map per dimostrare che i tempi sono molto più lunghi rispetto a quelli ministeriali. Con il trasferimento in elicottero si raggiunge un'altra frontiera. Si può partorire a Trento, ma se, come è stato detto a questa famigliola della valle Rendena, «non c'è posto nel reparto di neonatologia, perciò si parte per Verona».

«C'è da augurarsi che abbiano fatto il calcolo dei costi», sottolineano nelle Giudicarie, «perché spostare l'elicottero da Trento a Verona non è proprio un giochetto da bambini». Pronta la risposta dell'Azienda Sanitaria (a destra): «Lo scambio di disponibilità fra ospedali è prassi in tutto il mondo, non è un'anomalia trentina».


 

LA RISPOSTA DEL PRIMARIO

«Nel corso di un anno possono capitare periodi in cui il reparto è saturo. Come sta accadendo in questi ultimi giorni». Il primario di neonatologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento, Massimo Soffiati, evidenzia che il trasferimento a Verona della mamma con i gemellini non è un'anomalia. «Fa parte della gestione di queste situazioni. Per gli addetti ai lavori è la prassi, non certo la quotidianità, ma può succedere a Trento, come a Bolzano, come nel resto del mondo».

Non si tratterebbe né un problema di spazi (tra l'altro inizieranno a breve i lavori per ampliare il reparto) né di mancanza cronica di personale. «Le emergenze in terapia neonatale non sono prevedibili. Sabato, ad esempio, abbiamo ricevuto noi un bimbo da Bolzano - prosegue - si tratta di uno scambio di disponibilità fra ospedali, un'andata e un ritorno, un'accoglienza che è bidirezionale»

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