Itas, sotto accusa chi ha parlato Indagata anche l’ex funzionaria

di Flavia Pedrini

Non solo l'ex direttore generale del gruppo Itas, Ermanno Grassi. Sono cinque le persone raggiunte dall'avviso di conclusione delle indagini che hanno travolto il «colosso» trentino. Oltre all'ex general manager figurano il dirigente di Itas Patrimonio, Paolo Gatti, e l'ex funzionaria Alessandra Gnesetti, assieme al titolare della Target di Villa Lagarina, Roberto Giuliani, e al veneto Gabriele Trevisan.

Alessandra Gnesetti è l’ex funzionaria licenziata che con le sue dichiarazioni ha fatto partire l’inchiesta su Itas: la gola profonda che ha permesso l'avvio dell'indagine della Procura di Trento.

In agenzia dal 1983, dove era entrata come semplice assistente, la donna aveva avuto una carriera brillante, che l’aveva portata a diventare responsabile delle risorse umane, referente per l’acquisto dei gadget aziendali e stretta collaboratrice di Ermanno Grassi.

Una carriera interrotta bruscamente nel maggio 2015, quando venne licenziata con l’accusa di non avere rendicontato acquisti per 388 mila euro nel 2013 e 47 mila euro nel 2014.

La donna, che aveva rifiutato il «purgatorio», ovvero il trasferimento in un altro ufficio e vinto la causa per demansionamento, come noto ha impugnato il suo licenziamento: in primo grado il suo ricorso è stato respinto e ora il contenzioso è pendente in appello.

Davanti al giudice del lavoro e ai carabinieri del Ros ha respinto le accuse, raccontando del ricco sistema dei bonus e sostenendo di essersi limitata ad eseguire gli ordini di Grassi. Ora, per quanto emerso dall’inchiesta, si trova però a sua volta sotto accusa.

La donna è assistita dall’avvocato Andrea de Bertolini , che ribadisce quanto detto all’indomani della bufera giudiziaria: «Tutta la storia - evidenzia - non ha un’origine nella vendetta, ma dalla necessità di difendersi nel procedimento civile e poi in sede penale, essendo stata denunciata per diffamazione e calunnia da Grassi. La sua è stata una scelta ponderata, una decisione presa con un senso di pesante e importante responsabilità, sapendo che la verità sarebbe stata scomoda, per lei ma anche per molti altri. Sicuramente è stato un percorso doloroso». Ora anche l’ex funzionaria avrà venti giorni di tempo per presentare una memoria o chiedere di farsi interrogare.

Per saperne di più: l’Adige in edicola.

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