Val di Non, l'orso è stato avvelenato L'autopsia conferma i primi sospetti

A dare l’allarme, lo scorso 21 marzo, era stato un camionista

Il sospetto, ora è certezza: l’orso trovato morto lo scorso 21 marzo in val di Non è stato avvelenato. È quanto emerge dai risultati dell’esame tossicologico effettuato sulla carcassa dell’animale, un maschio adulto, rinvenuto lungo la strada provinciale che collega Lover e Sporminore. Accertamenti sono inoltre in corso per stabilire se sia stato causato dal veleno anche il decesso di un altro animale, una volpe, trovata morta nella stessa zona.
 
Un particolare - la presenza di bava alla bocca - aveva fatto subito pensare che la morte del plantigrado non fosse stata accidentale, ma l’esame autoptico ha confermato la presenza del veleno. Circostanza che fa salire dunque a due il numero di orsi avvelenati in val di Non nel giro di un anno: il 28 marzo 2015, infatti, poco sopra l’abitato di Sporminore, era stato trovato morto un altro orso (si trattava di M6) e anche in quel caso nel corpo dell’esemplare era stato trovato veleno.
 
Insomma, in val di Non c’è probabilmente qualcuno - se sia la stessa persona o meno è difficile da sapere - che ha trovato un sistema silenzioso e vigliacco di eliminare i plantigradi appena escono dal letargo. A dare l’allarme, lo scorso 21 marzo, verso le 10.30, era stato un camionista in transito sulla strada, che aveva notato il corpo dell’animale bloccato dalla rete paramassi.
 
 Sul posto erano arrivati subito gli agenti del corpo forestale provinciale (quelli della stazione di Denno). I primi accertamenti, come detto, avevano fatto subito sospettare che l’orso potesse essere stato ucciso. «Vi sono alcuni elementi preliminari - aveva evidenziato la stessa Provincia in una nota - che andranno eventualmente confermati con analisi necroscopiche, che fanno ipotizzare che il decesso sia avvenuto per avvelenamento. Al riguardo sono in corso contatti con l’Istituto zooprofilattico delle tre Venezie». 
 
La caduta dell’orso era stata fermata dal paramassi: l’animale era finito a valle quasi a peso morto e questa era la prima circostanza singolare. Ma era stata soprattutto la presenza di bava alla bocca, come aveva evidenziato Claudio Groff, del Servizio foreste e fauna della Provincia, a far pensare che l’esemplare potesse essere stato avvelenato. Due indizi che, uniti al fatto che proprio in quella stessa zona - meno di un anno prima - fosse stato ucciso un altro orso, avevano fatto temere che non si trattasse di un decesso per cause naturali.
 
La carcassa del plantigrado, la cui morte risaliva probabilmente a un paio di ore prima, era stata recuperata e caricata su un mezzo della Forestale, per essere poi sottoposta agli esami autoptici e tossicologici presso l’Istituto zooprofilattico delle Venezie di via Lavisotto, a Trento. Della morte dell’orso era stata informata anche la procura, che sul fatto ha aperto un’inchiesta.
 
Le indagini, come detto, non sono ovviamente concluse con la conferma dell’avvelenamento. Gli inquirenti attendono di sapere se anche una volpe trovata morta nella stessa zona possa essere stata vittima di bocconi avvelenati. Nei giorni successivi al ritrovamento dell’orso, infatti, la forestale aveva condotto un’azione di verifica sul territorio per trovare riscontri dell’eventuale presenza di altri animali morti o di bocconi avvelenati. 
 
Inutile dire che si tratta di un’indagine tutt’altro che semplice. Chi ha deciso di eliminare i plantigradi in questo modo - mettendo peraltro a repentaglio sia la vita di altri animali che quella di persone o bambini che dovessero venire a contatto con i bocconi avvelenati - si fa probabilmente scudo del buio o si presenta come un qualunque escursionista. Intanto, la carcassa dell’animale - una volta terminati gli esami utili all’indagine - è stata data al Muse: l’orso è stato imbalsamato ed esposto al pubblico.
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