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Quando l'amicizia supera la competenza

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La questione della classe dirigente è un’emergenza sulla quale val la pena tornare: perché si lega a molte altre. Prendete la scuola: è più attenta ad Annibale e alle guerre puniche che a Degasperi o Mussolini (il preoccupante ritorno del fascismo è legato certo anche all’assenza di conoscenza). L’attualità e i grandi avvenimenti di questo tempo in aula non entrano.
Ma il tema riguarda anche la politica e, non ultima, la questione della Corte dei conti, con quella che definirei una subdola mezza provincializzazione, intesa come manovra per rendere domestico anche quell’organo di controllo.

Partiamo dalla scuola: la classe dirigente del futuro dovrebbe formarla. Da tempo non è però strutturata per cercare il meglio. E la pioggia di 100 di questi tempi non fa pensare a un’inversione di tendenza. L’idea di vivere in una mediocrazia nasce già fra i banchi. E l’ultima trovata (le promozioni collettive) non fa che confermare la sgradevole sensazione che i migliori non solo non si premino, ma non si cerchino proprio.

La politica, invece, da tempo cerca - con non poca fatica - soluzioni “esterne”. L’esempio più incredibile arriva dalla scelta del presidente Conte. Il suo nome è spuntato quando, per evitare un governo tecnico, il suo allievo pentastellato Alfonso Bonafede - ministro non a caso rimasto al suo posto in entrambi i governi Conte - se ne è uscito parlando bene del suo docente universitario. Detto fatto.

Senza andar lontano, basta peraltro guardare cosa succede ogni volta che si cerca un candidato sindaco. Anche dalle nostre parti. Senza citare i nuovi aspiranti sindaci e la fatica che s’è fatta per trovarli, basti ricordare quanto è accaduto quando s’è trattato di individuare i candidati da mettere in campo per il dopo Rossi (Rossi che peraltro ci ha riprovato, ma sgretolando la maggioranza che l’aveva espresso). Il centrodestra puntò sull’onorevole Fugatti (che sarebbe rimasto volentieri a Roma) e su molti dei parlamentari appena eletti (che entrando in giunta dimostrarono ancora una volta non solo quanto difficile sia creare una lista, ma anche quanto sia difficile trovare chi mandare al governo). Il centrosinistra scelse l’ex parlamentare Giorgio Tonini. Due scelte fatte guardando nello specchietto retrovisore.

La questione della Corte dei conti diventa allora ancor più delicata. Quando mai il controllato nomina il controllore? E alto è il rischio di veder spuntare i soliti nomi, scelti per appartenenza e fedeltà più che per competenza. Un tempo le due cose - anche se il passato non va mitizzato - viaggiavano sovente insieme. Oggi chi è al potere nomina gli amici. A prescindere dalla loro formazione. La competenza viene ignorata. E si vede.

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