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I "conti" di Bolzano

e le solite deroghe

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Delle due l’una. O a Bolzano ci hanno nascosto i veri numeri per giorni e giorni, illudendoci che l’Alto Adige fosse un’isola felice anche in questi tempi di catrame e di dolore. O, e forse è ancor peggio, nei palazzi della politica non si sono resi conto di avere in mano solo un pezzo di quel tragico elenco: una mezza paginetta incompleta. In un caso e nell’altro, è comunque gravissimo che non sia stata detta (o che non si sia compresa) la verità.

L’elenco delle croci toglie il fiato. Annienta. Spaventa. In tantissime famiglie è arrivato, spietato e inatteso, un doppio dolore: quello di perdere un caro, un pezzo prezioso della propria vita, un giacimento di memoria e di sorrisi, e quello di non poterlo abbracciare. Di non poterlo nemmeno salutare l’ultima volta con la necessaria tenerezza e con tutti gli amici.
Questa battaglia contro il Covid-19, anche quando sembra dare qualche minuscolo segnale di speranza, pare non finire mai. Le istituzioni, soprattutto in giornate come queste, sono un baluardo, un punto di riferimento, una nave di sicurezza sulla quale salire, tutti insieme, per attraversare il mare dell’assenza. E anche per dare una carezza a tutte queste croci che portano solo dei numeri. Dei numeri che ora, in Alto Adige, cambiano. Di fatto esplodendo.

Gli anziani, ci si domandava in Trentino, muoiono solo nelle Case di riposo a Sud di Salorno? Non ci capacitavamo. I numeri non tornavano. Ma Kompatscher e i suoi non si sono preoccupati di capire, di approfondire. Così come ora, a Roma, fra una conferma e una smentita, iniziano a parlare di deroghe. Conte frena, ma la deorga è una tipica specialità italiana. Tu puoi uscire perché hai un bimbo. Tu puoi fare due passi perché sei anziano. E via derogando.
Siamo alle solite. E a Roma come a Bolzano, se manca la credibilità, manca tutto. E spaventa: proprio ora che l’Italia si stava dando una regolata. Proprio ora che i dati iniziavano a confortarci. Proprio ora che il Covid-19 iniziava a fare un po’ meno paura.

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