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Il tempo delle donne

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Forse qualcosa sta davvero cambiando. Forse s'è realmente alzata un'aria nuova. Un'aria che si chiama Marta, come la nuova presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia: la giurista che appena nominata ha detto che s'è rotto il vetro di cristallo. Quello che non solo impedisce alle donne di fare carriera, ma anche di guadagnare quanto i colleghi maschi.
 
O forse, si chiama Ursula, l'aria nuova, come la nuova presidente della Commissione europea Ursula Von der Layen, che è riuscita ad affermarsi, anche come ministra in una Germania guidata da una donna come Angela Merkel, senza far mancare nulla ai suoi sette figli. O il vento di cambiamento si chiama Christine, come la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. O Fabiola, come la (riconfermata; fatto storico, visto che nessuno l'aveva fatto per due mandati) direttrice generale del Cern di Ginevra Fabiola Gianotti.
 
O Elisabetta, come la presidente del Senato Casellati. O Sanna, come Sanna Marin, la trentaquattrenne chiamata a guidare la Finlandia, rivoluzionaria anche nel suo essere stata cresciuta da due madri. O forse si chiama Greta, questo vento che scompiglia opinioni e pensieri, come Greta Thunberg, la sedicenne svedese che per il Time è il personaggio (declinato al maschile, a dimostrazione che c'è ancora molto da fare anche dal punto di vista semantico) dell'anno.
 
E qui vorrei aggiungere il nome della nuova sindaca di Trento o della nuova presidente della Provincia autonoma. Ma una sindaca ancora non c'è. E non c'è nemmeno una governatrice in piazza Dante, malgrado siano passati parecchi anni da quando, in Italia, una donna è diventata ministra: era il 26 luglio del 1976, e in uno dei tanti governi Andreotti, Tina Anselmi guidò il dicastero del Lavoro e della previdenza sociale, passando poi alla Sanità nel 1978.
 
Quando si parla di candidature, da qualche anno a questa parte, i nomi femminili spuntano come funghi. E sta accadendo la stessa cosa anche a Trento, nella corsa verso Palazzo Thun. Ma quando poi si tratta di scegliere davvero - nelle stanze dei partiti, ma anche nell'urna elettorale - spunta sempre un maschio. Chi cerca l'uomo giusto, però, questa volta può cercare la donna giusta. Per diverse ragioni, a cominciare dalla più banale: il sindaco attuale (Alessandro Andreatta) non si ripresenta e dunque ogni forza politica è chiamata a cercare un nome nuovo. Il nome e il volto di una persona conosciuta, vicina alle istituzioni ma sufficientemente nuova da potersi proporre come un segnale di discontinuità.
 
Il nome e il volto di chi ha magari saputo realizzarsi e affermarsi in ambiti non strettamente politici, di chi non solo ha nuove idee, ma anche una nuova impostazione, un nuovo sguardo sul mondo e sulle cose. Un mondo che si può cambiare.

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