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La fucilazione di Andreas Hofer

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La sentenza di morte venne comunicata a Hofer nella notte fra il 19 e il 20 febbraio del 1810. “Accolse la notizia con calma e compostezza” e chiese solo carta e penna e calamaio per scrivere all’amico Vinzent Phuler. “Carissimo fratello! È volontà di Dio che passi qui a Mantova dalla vita all’eternità; che Egli sia benedetto per la Sua divina Grazia che mi rende la morte così facile come se mi portassero in qualche altro luogo. Dio mi concederà fino all’ultimo la grazia di poter giungere colà dove la mia anima potrà essere felice in eterno con tutti i santi dove pregherò Dio per tutti, in particolare per coloro ai quali sono più debitore… La mia carissima ostessa (la moglie Anna, nda) mi farà dire le messe a San Martino nel Santuario del Preziosissimo Sangue. Alla messa dovranno essere invitati gli abitanti delle due parrocchie (San Martino e San Leonardo, nda) e agli amici si dovrà dare durante il banchetto funebre nell’osteria [con] minestra e carne una mezza misura di vino”. Poi indica il denaro da distribuire ai poveri e aggiunge: “State tutti bene in vita finché ci ritroveremo in cielo e lì loderemo Dio fino alla fine. Tutti gli abitanti della Passieir  e i miei conoscenti mi ricordino nelle loro preghiere. Che l’ostessa non si addolori troppo, io pregherò Dio per tutti voi”. E poi la frase che sembra l’ accusa a quanti lo avevano tradito: alla luce di una candela il Sandwirt scrisse: “Addio mondo infame. La morte mi sembra tanto leggera che i miei occhi non si inumidiscono di lacrime. Scritto alle 5 di mattina e alle 9 con l’aiuto in tutti i santi farò il mio viaggio verso Dio”. C’è la data: Mantova, 20 febbraio 1810 e una nota: “Il tuo in vita amato Andreas Hofer di Sand in Passiria. Nel nome del Signore comincerò il viaggio con Dio!”

L’alba su Mantova è livida, la nebbia è fitta e perché un uomo sta per morire, le campane delle chiese non suonano il mattutino a richiamare i fedeli alla recita dell’Angelus. La porta di ferro della cella è spalancata, entrano il parroco di Cittadella don Alessandro Borghi che indossa una stola viola e l’arciprete della chiesa di Santa Barbara don Giovanbattista Manifesti. Sacerdoti e condannato si abbracciano e si inginocchiano per la preghiera, Hofer scrive un biglietto per il fedele segretario-scrivano Gaetano Sweth che si preparava ad affrontare un processo che poteva concludersi con una sentenza di morte. Due righe: “Caro Gaetano ricevi l’ultimo patrimonio che mi è rimasto”, probabilmente alcuni fiorini.“Addio e prega per me perché alle 11 devo morire”. Invece Sweth si salverà; la pena capitale venne commutata nell’arruolamento nel  “Corps des  Estrangers”, la Legione Straniera di quel tempo dove la vita, ma meglio sarebbe dire una tragica sopravvivenza, era durissima, spietata, al motto di “marcia o muori”, “uccidi o sarai ucciso”.

Le ultime ore di vita di Hofer scorrono in fretta, un plotone di granatieri si schiera sul corridoio della prigione accanto alla cella, ecco l’arciprete Manifesti con un crocifisso si incammina, si forma un corteo, il prete che prega ad alta voce, i soldati con in spalla il moschetto Charleville a canna liscia con l’innesco a pietra focaia e la lunghissima baionetta inastata a circondare Hofer. Di forte realismo nella collezione di cartoline e dipinti che accompagnano l’epopea dell’Anno Nove, quelle raffigurazioni che raccontano la fucilazione.

Raccolte nel libro-enciclopedia di Gaetano Sessa mostrano i soldati francesi nelle loro uniformi invernali, il prigioniero attorniato dai tirolesi, almeno da quelli che nelle casematte di Porta Molina potevano muoversi liberamente, inginocchiarsi chiedendo di essere benedetti dal morituro e salutati da Hofer con quel “Dio sia con voi e con il nostro Tirolo”,  il generale Bisson che, impettito, marcia con altri ufficiali “finché Hofer fu condotto su uno spiazzo su lato di sinistra di Porta Giulia ed entrò nel quadrato formato da dodici soldati del secondo battaglione del 13° Reggimento “preparati ad ucciderlo soldatescamente. Hofer abbraccia il ministro dell’altare donandogli in ricordo il suo piccolo crocifisso d’argento, la tabacchiera, la corona del rosario. Un tamburino gli porge un fazzoletto bianco per bendargli gli occhi. Hofer lo rifiuta. Allora gli fa cenno di inginocchiarsi e Hofer risponde che ritto si trova innanzi al creatore del mondo e ritto vuol rendere l’anima che gli ha data”.

Negli anni successivi Girolamo Andreis aveva raccolto i racconti di quanti nel giorno di Mantova avevano assistito, o sentito raccontare, alla fucilazione. Si narrò che il caporale Michel Eiffes comandante del plotone di esecuzione ebbe un attimo di esitazione prima di ordinare il fuoco e allora Hofer gridò gebt Feuer. Spararono i granatieri della prima fila, quelli con un ginocchio poggiato sul terreno. Colpito da una prima scarica di sei colpi si accasciò gravemente ferito alla parte inferiore del corpo. Anche la seconde scarica esplosa dai soldati della seconda fila, quella in piedi, non fu mortale e allora il caporale gli sparò nella testa il colpo di grazia. Questo il racconto di don Borghi che con don Manifesti lasciarono una testimonianza scritta della tragedia.

Un importante documento è l’atto di morte redatto in latino appunto da don Borghi, conservato nell’archivio parrocchiale di San Leonardo in Mantova: “Anno del Signore, 20 febbraio 1810, Andrea Hofer detto volgarmente Generale Barbone, cittadino tirolese oriundo della Passiria nel Tirolo germanico, dell’età di 50 anni circa, dopo che fu giudicato e condannato a morte dai giudici militari del governo francese, il 20 febbraio fu fucilato in questa Cittadella all’ora civile dodicesima meridiana… sotto l’effige di San Michele, sempre aiutato e incoraggiato e condotto al supplizio dal reverendissimo don Giovanni Battista della Regia Basilica collegiata di Santa Barbara di questa città e dal sottoscritto arciprete di questa parrocchia che gli somministrò i Santissimi Sacramenti della confessione e Comunione. Compiuta la fucilazione e morto nel Signore, il sopraddetto fu trasportato cadavere in questa chiesa e dopo le esequie fu sepolto in questo cimitero parrocchiale”.

La celebrazione religiosa fu seguita da una gran folla, il corpo venne tumulato in una tomba singola e il 27 febbraio la Gazzetta di Mantova “dopo un ampio resoconto sul ballo e sulle feste a Palazzo Reale per onorare l’arrivo da Parigi del Vice Re Eugenio, documentò l’avvenuta esecuzione”.  Poche righe per una testimonianza entrata nella storia del Tirolo. “Il nominato Andrea Hofer detto Barbone, famoso durante le guerre e le calamità che hanno desolato il Tirolo, che era già stato qui tradotto fin dal giorno 5, è stato giudicato da una commissione militare e condannato come capo di ribellione, alle pena di morte. La sentenza fu eseguita il giorno 20 verso le ore 12 meridiane, alla presenza di un numeroso popolo spettatore”.

(4. Continua)

QUANDO HOFER VENNE VENDUTO AI FRANCESI

LA CATTURA DI HOFER

IL PROCESSO

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