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Nella storia del Tirolo patrioti, sognatori e traditori

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Storie di patrioti, di sognatori e di traditori non per ideali ma per danaro, che dal 1800 segnarono il Tirolo a sud del Brennero. La più conosciuta racconta il tradimento che guidò i francesi di Napoleone a catturare Andreas Hofer.

È narrata da Girolamo Andreis. Raccolse la testimonianza di Antonio Bresciani Borsa da Ala che certamente vide il generale Barbon passare in catene fra i soldati che lo avevano catturato.

«Io lo vidi quando, spenta già la rivoluzione contro i bavari, quel fellone di suo amico il diede per tradimento in mano a’ francesi e scendea dal Tirolo alla volta di Mantova» dove verrà fucilato. Andreis raccolse la testimonianza, o più esattamente pubblicò nel suo lavoro sulla rivolta tirolese la lettera scritta dal Bresciani per narrare quello che vide quando era bambino.

Probabilmente meno noto il tradimento architettato e guidato da uomini dello Stato italiano che nella notte fra il 6 e il 7 settembre del 1964, in località Novale di San Martino in Passiria uccise Luigi Amplatz un sognatore del Tirolo e ferì il patriota Georg Klotz. Scritta nel nome del popolo italiano, la cupa vicenda è firmata dal giudice Achille Mazzitelli presidente della corte d’assise di Perugia. Datata 21 giugno 1971 condanna l’austriaco Christian Kerbler a 22 anni di reclusione. Kerbler era stato ingaggiato dai servizi segreti per far catturare e magari uccidere Amplatz e Klotz. Kerbler sparò sui due tirolesi e gli italiani, dopo il delitto, lo fecero fuggire prima in Svizzera poi in Inghilterra e, forse, vive ancora a Città del Capo. Per quanto tempo è stato mantenuto dallo Stato italiano?

Scrive Girolamo Andreis: «Spenta nel Tirolo la guerra dell’anno 1809, i figli suoi rassegnati reprimevano nel silenzio il sentimento della patria non più libera» e si cercava di salvare l’Hofer dalla cattura. «Una piccola, montana spelonca chiamata Kellerlahn posta nella val Passira a cinque ore [di cammino] da Sand, quasi sepolta dalla neve, era divenuta l’abituro di Andreas. Solo Vild, Strobel, Laner, Illmer, Staffel da qualcuno chiamato Franz Raffel, sapevano il luogo del suo ritiro». E sarebbe stato proprio Staffel, alias Raffel, a consegnarlo nella notte fra il 27 e il 28 gennaio del 1810 ai francesi. Venne pagato. Forse qualcuno avvertì i francesi che Raffel conosceva il nascondiglio del generale Barbon: prima le minacce poi il denaro, la certezza che sarebbe stato portato via dal Tirolo – come poi avvenne – convinsero al tradimento quell’uomo forse in cerca di danaro.

Andreis scrive che Raffel – passerà alla storia come il Giuda del Tirolo – «fu minacciato orribilmente, e poscia [le minacce] coperte con grandiose promesse» che «causarono sull’avidissimo e pieghevole [animo] del delatore un forte spavento».

Si prepara la cattura con un drappello (sic!) di 1500 francesi del 44° reggimento di linea, con 50 gendarmi e 70 cacciatori a cavallo guidati dal capitano Renouard mentre 2000 soldati sono in stato di allarme «se mai il popolo facesse qualche moto a sollievo del tirolese comandante».

È il 27 gennaio del 1810; «gli assalitori di Hofer, guidati dal medesimo Staffel/Raffel arrampicavano il monte stritolando il ghiaccio… all’apprestarsi dell’aurora del giorno 28, divisi in alcune  quadriglie attorniavano la di lui abitazione rallentando viemmaggiormente il rumore. Il menzionato capitano s’appresta al tugurio in cui Hofer giaceva con l’amata consorte, col figlio Giovanni e con un giovane scrivano, certo Doninger che con ardente entusiasmo aveva dovunque seguito la di lui fortuna. Il capitano picchia, Hofer si scuote, apre la porta e con animo imperturbabile ei dice: Se cercate Andreas Hofer son io. Fate pure di me ciò che più vi piace, ma rispettate l’innocenza della moglie e del figlio. I soldati tripudiano e fanno gazzarra, caricano e stringono di catene il disgraziato Hofer e il convoglio che lo scorta marcia verso Merano».

La cattura è annunciata il 31 gennaio con manifesti firmanti dal generale Jean Baptiste Drouet d’Erlon: «Andreas Hofer, denominato Oste al Sand e capo completo della ribellione del Tirolo, che così di sovente infranse la sua data parola e che mai cessò di eccitare il popolo con false dicerie, venne nei giorni scorsi arrestato dalle truppe di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi…».

Venne tradotto a Mantova e Antonio Bresciani, quando era bambino, lo vide ad Ala e racconta che «essendo posto [l’Hofer] a dormire in una camera ov’era un gran caldano di carboni accesi, l’esalazione maligna fece cadere a terra tramortita la sentinella che lo guardava e l’ufficiale che dormiva a lato. L’Hopfer, sentendosi soffocare, ma gagliardo com’era, balzò dal letto e in luogo di fuggire, andò a svegliare i soldati affinché accorressero a salvare le sue guardie». Che lo rimisero in catene.

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