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Le nuove sfide e la nuova Trento

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A Trento, in piazza Vittoria, la bancarella che vende i funghi del bosco c’è ancora. L’aveva già vista Guido Piovene, nel 1953 durante il suo “Viaggio in Italia”. È una piccola cosa che mi ha fatto riflettere. Una parte della descrizione di Piovene non calza più.

Trento non è più la città delle vecchiette in abito nero, non è più modesta e non è più povera. Ma quella bancarella dei funghi è ancora lì, a ricordarci che la nostra città non è un’altra città. A dimostrarci che Trento ha saputo, con intelligenza e lavoro, trasportarsi nel futuro, trovando la propria strada nel mondo, ma senza smarrire se stessa e custodendo il proprio spirito e la propria identità.
Perché parlare del passato quando tutti siamo così preoccupati per il futuro? Perché i protagonisti di quell’impresa sono gli stessi di oggi: la politica e la comunità. Allora avevano intuito in che direzione muoveva il mondo. Da genti previdenti di montagna avevano deciso di partire per tempo, e da buoni autonomisti avevano pensato di farlo in modo indipendente, mantenendo la regia delle proprie idee, senza subire quelle degli altri.

E oggi? Oggi la situazione è diversa. Trento è una città viva, europea, avanzata. Non certo la città in sfacelo che qualche candidato sindaco anche in questi giorni cerca di raccontare. Ospita una delle migliori università d’Italia, musei che attirano visitatori da tutto il mondo e realtà imprenditoriali d’eccellenza. Ma ad essere simili sono le sfide. Gli effetti di una pandemia globale hanno intaccato le nostre abitudini, i nostri punti di forza, le nostre sicurezze, e il futuro appare quanto mai da costruire; da un lato, liberando energie e sviluppando con velocità e forza i nostri talenti, dall’altro, accompagnando chi, lasciato solo, non riuscirebbe a tenere il passo.

La Trento da riscrivere durante e dopo il coronavirus diventa così una realtà nuova sulla quale si inseriranno però anche fattori e percorsi partiti da lontano. Una ferrovia da interrare, quartieri e sobborghi da riconnettere, una mobilità da ripensare e una comunità che non ha intenzione di sacrificare se stessa, i propri legami e le proprie sicurezze in nome di un futuro che vede a volte come incerto o preoccupante.

L’alleanza SìAmoTrento è nata per recuperare lo spirito delle migliori stagioni dell’autonomia e per sfidare ancora una volta il futuro. Per dimostrare che non ha senso arroccarsi o difendersi come in un fortino, e per non cedere agli slogan nazionali, buoni per tutti e utili per nessuno. Ci siamo alleati perché siamo consapevoli che proprio la città, con il suo intreccio di forze globali e di passioni locali, rappresenta oggi un luogo straordinario per costruire un modo nostro di stare al passo con i tempi. Impedendo che questi stravolgano chi siamo e senza delegare ad altri l’idea di cosa dovremo diventare.

Non sono solo belle parole. Anche prima che l’emergenza sanitaria riscrivesse le nostre vite, esistevano tendenze mondiali che sapevamo avrebbero avuto forti impatti sui territori e sulle persone. È ancora così. Sono fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, la scarsa natalità, la digitalizzazione, i cambiamenti climatici… Fattori che richiamano in modo quasi automatico sia paure che speranze, perché in loro riconosciamo rischi e opportunità.

Bene, oggi è importante sapere che di fronte a questi fenomeni i territori sono tutto tranne che impotenti. Di più: che sono spesso state le politiche locali ad ottenere risultati efficaci, non per sconfiggere il virus o per battere la globalizzazione, ma per adattarsi, capire e rilanciare, e per correggere rapidamente scelte e procedure. Potremmo così persino scoprire che un fatto tragico come questa pandemia, che ad esempio ha ridotto la capienza dei mezzi di trasporto pubblico, può rappresentare un’occasione preziosa per ripensare la mobilità, per ridisegnare strade e ciclabili, per imparare un nuovo modo di muoversi e renderlo familiare. Ma anche per ripensare l’uso degli spazi aperti, a partire da questa estate, per poter stare insieme, bambini, adulti, anziani. Così come la ricerca di nuovi spazi per le scuole che il Comune ha messo in campo, ci ricorda che non possiamo più permetterci di tenere edifici inutilizzati per anni in attesa di destinazione.
Il programma per la Trento dei prossimi anni si basa dunque sulla necessità di distinguere, con lucidità, il provvisorio dal cambiamento.

Per fornire risposte certe, immediate ed efficaci a tutte le difficoltà innescate dall’emergenza Covid-19, e allo stesso tempo per non perdere di vista gli obiettivi strategici che compongono la nostra visione del futuro. Se le prime saranno infatti per loro natura azioni provvisorie, da tarare, sospendere o prolungare sulla base di necessità specifiche e momentanee, i secondi rappresentano il cambiamento che vogliamo realizzare. Un cambiamento fatto di investimenti, innovazioni e opere che non devono essere chiuse in un cassetto fino a data da destinarsi solo perché “la crisi cambia tutto”, ma che al contrario devono rimanere i tratti qualificanti della nostra azione politica, la direzione a cui tendere.
Abbiamo di fronte l’occasione per cambiare, anche radicalmente, alcune cose che non funzionano, a partire dal rapporto complicato con cittadini e imprese in diversi uffici comunali.

Per costruire sviluppo e qualità della vita, conservando lo spirito dei nostri luoghi. Perché nessuna innovazione, nemmeno la più riuscita e luccicante, potrà mai sostituire in noi la voglia di restare una comunità e di sentirci a casa per le nostre strade.

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