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Non affossate il sogno europeo

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Di fronte all’episodio in cui il governatore Maurizio Fugatti pubblica, sulla sua pagina Facebook, un video dove si ammaina, con disprezzo, la bandiera europea e vi aggiunge un commento critico contro l’Europa, la reazione è quella di rimanere sconcertati e delusi. E questo per la pochezza culturale del gesto e per la strumentalizzazione politica.

Però, quel che impressiona ancor di più è il seguito che ha avuto sui social, in particolare su Facebook, l’iniziativa di Fugatti, con centinaia di persone che applaudono all’azione del governatore, aggiungono talvolta commenti stupidi e volgari ed addirittura tendono a perorare un’Italexit, un’uscita dell’Italia dall’Unione europea.
Questo veramente allarma, in particolare in una terra di tradizioni europeiste ed autonomiste come il Trentino e lascia intravvedere un futuro che può essere, per molti versi, pericoloso.

Ora che questa Europa, così come ha funzionato in questi ultimi vent’anni, sia effettivamente da riformare, non ci sono dubbi. Anche se andrebbero distinte le responsabilità della Commissione europea e del Parlamento, rispetto a quelle del Consiglio europeo ove, di fatto, siedono i governi nazionali. E soprattutto va notato che in questa fase di emergenza per il coronavirus, c’è una strumentalizzazione antieuropea - che viene da lontano ed è utilizzata per consenso elettorale da forze politiche nazionaliste e sovraniste - la quale tende a nascondere ciò che Paesi europei stanno facendo a favore dell’Italia. Si pensi, ad esempio, ad alcuni aiuti per centinaia di milioni di euro di materiale medico provenienti dalla Francia e dalla Germania, a pazienti italiani di Covid-19 curati in Germania e in Austria, ai 220 miliardi di titoli di Stato italiani (circa il 12% del Pil) che la Banca centrale europea si è impegnata a comperare quest’anno sortendo l’effetto di calmierare immediatamente i tassi d’interesse sul nostro deficit, all’iniziativa portata avanti dalla Commissione europea per un maxi piano di 100 miliardi con cui finanziare un fondo anti-disoccupazione, ed altro ancora che potrà scaturire da una opportuna mediazione politica in ambito europeo.

Però, accanto a questo, il progetto federalista di Unità europea, così come voluto dai suoi padri fondatori - tra i quali Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli - è anche altro: è una prospettiva culturale, storica, politica, spirituale, filosofica di superamento della guerra come metodo di soluzione dei conflitti fra gli Stati; è un piano di cooperazione, di solidarietà e di cedimento di quote di potere a favore dell’Unione da parte delle singole nazioni europee che, per la prima volta nella storia, avviene nella libertà, nella democrazia, nel riconoscimento dei diritti dei cittadini; è un progetto che, come diceva il filosofo federalista Mario Albertini, mira a scardinare l’assetto nazionale esistente ed ha come obiettivo il «superamento della cultura politica della divisione del genere umano».
Questa dimensione ideale e politica va recuperata, in particolare oggi, in un periodo in cui è chiaro a tutti come i virus non conoscano confini e ci sia bisogno di ascolto, empatia, solidarietà tra le persone e tra i diversi Stati, a cominciare da quelli europei. Questo dovrebbe essere chiaro a chi, come Maurizio Fugatti, ha responsabilità di governo.

Ma, da un punto di vista più generale, i mesi che stiamo vivendo, rinchiusi in casa e spaventati da un nemico letale come il Covid-19, dovrebbero farci riscoprire il senso della misura rispetto a polemiche talvolta inutili e strumentali. In fondo sarebbe necessario emergesse l’importanza di ciò che conta veramente sul piano esistenziale, di ciò che è essenziale. E l’incertezza e la sospensione proprie di queste giornate dovrebbero portarci a considerare - anche da un punto di vista individuale, oltre che collettivo - il senso del limite proprio della nostra vita, a partire dal limite della morte, spesso negletto ed occultato dalla nostra società. Perché è proprio questo limite, finalmente chiaro e “anticipato” nella coscienza, che dà autenticità all’esistenza e non ci fa perdere tempo in attività ed opere di scarso significato personale e sociale.

Il filosofo Martin Heidegger diceva che «l’anticipante farsi libero per la propria morte libera dalla dispersione nelle possibilità che si incrociano casualmente, in modo che le possibilità effettive, cioè situate al di qua di quella insuperabile, possano essere comprese e scelte autenticamente». La riscoperta di questa dimensione del limite e di ciò che è essenziale dovrebbe quindi indurci a togliere di mezzo il superfluo, quello di cui possiamo fare a meno. E fra le cose che possiamo togliere ci sono, indubbiamente, molte chiacchiere inutili, polemiche strumentali, che trovano sui social la cassa di risonanza amplificata, la quale, col nostro contributo, continuamente si autoalimenta.

Ci siamo detti in tanti, forse anche in maniera retorica, che dalla crisi di questo coronavirus saremmo usciti tutti migliori rispetto a quando ci siamo entrati.

L’episodio del video postato da Fugatti e le centinaia di commenti grondanti risentimento e volgarità non sembrano, a dire il vero, andare in questa direzione. La speranza è che, lentamente e attraverso il dialogo, la ragionevolezza prevalga nei rapporti fra i cittadini, anche in questa terra autonoma e, per vocazione, europeista.

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