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Caso Bibbiano, bambini usati per scopi politici

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I bambini hanno la pelle fragile e assorbono gioie e dolori, serenità e violenza. Le famiglie non sono quelle disegnate dalla pubblicità nelle quali sembra non mancare nulla: giovani, belle, per lo più intente a far colazione insieme in una elegante cucina.

Lo sappiamo tutti, lo sa la politica, eppure, l'interesse per le sorti dei bambini o le difficoltà di famiglie o di singoli genitori, non diventa mai un cavallo di battaglia. A meno che non li si possa usare, sfruttare - com'è successo di recente su Bibbiano con una violenza inaudita, ma più volte, in passato, sulle case famiglia- per guadagnare voti, individuare e indicare nemici, minare il consenso degli avversari. Della violenta campagna elettorale in Emilia Romagna mi resta negli occhi l'immagine di Giorgia Meloni con il suo selfie sotto il cartello stradale che indica "Bibbiano" e la didascalia: "siamo stati i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via".  Già. Ma intanto cosa hanno fatto? E prima, soprattutto prima che esplodesse il caso degli affidi a Bibbiano, cosa ha fatto la politica?

Questo dovrebbero domandarsi i cittadini se si volesse ricondurre la politica al suo senso prioritario, la ricerca della soluzione e non l'enunciazione dei problemi e non l'enunciazione.
Da sottosegretario alla Salute ho avuto la delega alla medicina dell'infanzia e dell'adolescenza, ma dal 2013 al 2018, sono stata vicepresidente della Commissione infanzia e adolescenza che tra il 2016 e il 2017 ha realizzato un'importante indagine conoscitiva su adozioni e affidi. Un'indagine dalla quale erano emerse una serie di cose, sommerse immediatamente nell'indifferenza di tutti. Manca - avevamo detto nel 2017 e lo ripeto oggi - una banca dati nazionale su adozioni e affidi; non c'era - nel 2017 e non c'è oggi - un monitoraggio costante dell'operato dei servizi e un controllo delle strutture che accolgono i minori; c'era - nel 2017 e c'è oggi - l'esigenza di introdurre una supervisione negli allontanamenti ed una terza voce tra giudici e servizi sociali per dare rilevanza alle posizioni del minore e delle famiglie. Ma tre anni fa non c'erano inchieste in corso, non c'erano notizie da cavalcare per un voto in più o per una poltrona da presidente. Se le forze politiche - tutte - si fossero dimostrate concordi nell'affrontare un tema che riguarda i bambini e quindi il futuro di tutti, sarebbe stato possibile avviare per tempo le riforme necessarie e magari anche evitare casi drammatici che ci sono stati e, se non s'interviene, ci saranno ancora.

Lancio un appello a chi è arrivato per primo e ha lasciato per ultimo Bibbiano, mettendo sul rogo mediatico un'intera cittadina e un'intera professione: si metta al lavoro da oggi in poi. Perché, come ha ribadito il Procuratore Generale di Bologna de Francisci, il "sistema non esiste". E ne lancio un altro ai media, tradizionali e nuovissimi: misura e verifica delle notizie!
Da qui, da una posizione che non può essere quella di chi sottolinea i problemi, ma di chi deve cercare una soluzione, dico che si può fare la differenza, almeno per quel che riguarda la salute. Perché neanche quella è assicurata allo stesso modo, nel nostro Paese, a tutti i bambini e agli adolescenti.

Comincerò portando a termine l'impegno del Ministero della Salute sul tema dei primi 1.000 giorni di vita delle future generazioni e con la riorganizzazione dei "punti nascita", perché siano un'opportunità non un pericolo per mamme e nascituri. Fare e non accusare o rivendicare. Se la politica diventasse questo, forse tornerebbe a suscitare simpatie. Se i cittadini giudicassero i politici da questo e non da quanto gridano più forte, forse avremmo un Paese migliore.

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