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Autonomia, riprendere il dialogo
fra le province di Trento e Belluno

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Caro direttore, approfitto della lettera di Alessandro Dal Ri, pubblicata nei giorni scorsi, per raccogliere, dopo tanto silenzio, la prima manifestazione di interesse per un dialogo tra le autonomie speciali dell'area alpina e le regioni e province circostanti, che chiedono maggiori responsabilità e risorse per l'amministrazione dei loro territori.

Come lei sa, nel Bellunese abbiamo fondato alcuni anni or sono un movimento, che ora ho l’onere di presiedere, che voleva percorrere la strada di una maggiore cooperazione e condivisione tra le province alpine di Trento, Bolzano e Belluno.

Il senso e la prospettiva della proposta del Bard, Belluno Autonoma Regione Dolomiti, fu allora colta solo da Margherita Cogo e pochi altri, ma il filo del dialogo si è interrotto con il successivo governo Renzi.

Nessuno, né a Trento né a Bolzano, quando forte era la capacità di interdizione, ha veramente cercato di aiutare la provincia di Belluno a salvare le proprie autonomie locali dagli esiti infausti della legge Delrio e dei successivi, tragici, tagli di risorse, personale e competenze.

L’esito di questa miope politica reazionaria è stato quello di spingere la provincia di Belluno prima e il Trentino poi nell’orbita della Lega, cancellando l’esperienza del centro sinistra autonomista.

Invece di dare nuovo significato e prospettiva all’esperienza del buon governo della montagna, si è preferito trattare giorno per giorno in un rapporto diretto ed esclusivo con Roma. In questi anni il filo del dialogo è sempre stato tenuto vivo quasi solo da Herbert Dorfmann, forse più di altri consapevole del contesto europeo in cui vivono le nostre comunità e si muovono le nostre economie.

Come allora riprendere il filo di un dialogo? Prima di tutto, riconoscendo il nuovo status che il Veneto, ma anche la provincia di Belluno, hanno acquisito dopo i referendum dell’ottobre del 2017.

Dico i referendum perché in quell’occasione i bellunesi hanno votato sia per l’autonomia della Regione che per quella della loro comunità.

Il raggiungimento del quorum ha dimostrato che esiste una precisa volontà popolare che chiede autonomia e risorse. Non vi è dubbio che un tale risultato, espresso da popolazioni che rappresentano una delle economie più avanzate del Paese, è destinato a trasformarsi in rappresentanza politica.

Siamo ormai al paradosso che i servizi pubblici della provincia di Belluno, distretto industriale di prima grandezza, vengono sostenuti da Trento e Bolzano attraverso i fondi di confine, risorse che noi fatichiamo a spendere visto il livello a cui è stata ridotta la nostra macchina amministrativa. Tutto questo senza che vi sia nessuna vera condivisione di esperienze e competenze.

Il movimento Bard è come sempre a disposizione di quanti cercano un dialogo sincero tra le popolazioni alpine, ma gli egoismi del passato debbono essere consegnati alla storia. Come lei ha scritto a suo tempo, Direttore, il confine tra di noi è ormai una ?cortina di seta? e non più una barriera di pregiudizi.

Sani.

Andrea Bona
è presidente del movimento Bard, Belluno autonoma Regione Dolomiti

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