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Quei giovani pieni di sogni

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Le due immagini rimbalzano da un telegiornale all’altro, nei giornali e sul web. La grande speranza e il grande orrore. Un contrasto forte. Vita e morte. Verde e nero.

Da una parte, giovani belli e pieni di sogni: perché la paura di veder morire il pianeta nasce dal desiderio di vivere un sogno chiamato futuro.

Dall’altra l’attentato di Christchurch, luogo lontanissimo persino nel mappamondo, lembo di terra che diventa la porta accanto nell’attimo in cui l’odio suprematista annulla l’esistenza di 50 persone. Tutto in diretta web.

Tutto in onda in tempo reale: il terrore assurdo e cieco e quel serpentone di giovani che ci riconcilia con la speranza. La ricerca di un nemico che non c’è: l’invasione degli stranieri. E la ricerca di un nemico che c’è: l’attentato all’ambiente. L’urlo dei ragazzi che abbiamo visto sfilare con i loro striscioni colorati  è arrivato a destinazione: la nostra coscienza.

 Perché sott’accusa non c’è solo Trump. Ci siamo tutti, sul banco degli imputati: adulti che hanno pensato che il pianeta fosse infinito e in qualche modo in grado di rigenerarsi.  Chi s’aspettava un fiume di giovani, s’è trovato di fronte a un mare: per la battaglia più importante, sono scesi tutti in piazza. Chiedendo l’ossigeno di cittadinanza, il diritto all’aria pulita, l’ascolto di chi - a cominciare dall’Europa - fa promesse che finiscono nel “tritamondo” delle parole inutili.

Non c’è un pianeta B.

Greta Thunberg non solo l’ha capito, ma ha compreso che il “sistema” non va attaccato, ma cambiato. Una lezione anche per la furia devastatrice che travolge per l’ennesima volta una Parigi ormai stremata. I gilet gialli avrebbero molto da imparare da questi ragazzi che rispondono col pensiero, che non riempiono la piazza di populismo e di rabbia, ma dell’esatto opposto: la speranza.

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