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Ecco come va ricostruito il Pd

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Il Partito Democratico del Trentino si appresta a consumare il rituale delle primarie, più per inerzia che per voglia di rigenerarsi dopo il kappaò delle elezioni provinciali. Nello stesso giorno si sceglieranno il segretario nazionale e quello provinciale. Ma mentre il nazionale offre un dibattito tra i candidati sul futuro del Pd, a livello locale si assiste per ora ad un «non congresso».

Svolgere contemporaneamente i due congressi è stata una pessima idea, non solo per la sovrapposizione ma anche perchè a livello provinciale c’era bisogno di un confronto per poter analizzare cosa era successo e per dare un senso politico alla scelta delle primarie.
Invece la frenesia nel voler dotare il partito di una testa rischia di non coinvolgere la maggioranza degli iscritti e degli elettori, in una scelta che sembra più quella tra due profili che non tra due proposte politiche.

Per questo rivolgo ai due candidati un appello affinché si provi a recuperare un dibattito andando oltre una scelta tra vecchio/giovane, continuità/discontinuità e misurandosi su alcuni punti essenziali che per comodità racchiuderò in cinque parole chiave.

1) Umiltà. Per non dire «siamo stati bravi ma non ci hanno capito». Per non rivendicare il cambiamento senza cambiare radicalmente. Nel riconoscere la pesante sconfitta nazionale, nel non essere riusciti a reagire proponendo il cambiamento e nemmeno a mantenere la coalizione e il governo del centrosinistra. Nel riconoscere la distanza che separa le promesse fatte dal Pd e quello è in realtà, nell’incapacità di dare voce alle istanze di giustizia sociale, di dare voce agli ultimi, di proporre un modello di sviluppo diverso da quello che ha aumentato le disuguaglianze.
L’umiltà di tornare ad ascoltare, ma anche la capacità di confrontarsi difendendo i valori di giustizia e di solidarietà.

2) Opposizione. Perché c’è un compito prioritario che viene prima di ogni necessità interna al Pd ed è l’opposizione ferma, intransigente, intelligente e costruttiva al governo leghista in Trentino. Sono in ballo la tenuta della coesione sociale, della solidarietà, di una gestione attenta al territorio e all’ambiente. È in discussione un’idea dell’Autonomia che punta alla cittadinanza piena di ciascuno, che si preoccupa della ricchezza culturale e del futuro delle nuove generazioni.

3) Ricostruzione. Non solo per recuperare il consenso di chi deluso ha fatto altre scelte, non solo per difendere un partito o una identità, ma per ricostruire un progetto che si riconosca attorno ai valori costitutivi che avevano dato vita al Partito Democratico.Un partito che torni ad essere popolare, non il partito del leader a cui delegare la linea politica, né un partito degli eletti e degli amministratori, bensì un collettivo politico che costruisce insieme una idea. E ricostruire ripartendo dal territorio, radicandosi in ogni realtà sociale, un partito vivo, presente, disponibile.

4) Apertura. La ricostruzione del Pd non è rivendicazione di autosufficienza e passa anche dal riconoscimento di quanto si esprime nella realtà trentina, l’impegno di chi ogni giorno lavora per un Trentino migliore, l’impegno delle tante realtà associative, del mondo sindacale, della cooperazione, del volontariato. Il riconoscimento delle esperienze civiche che da sempre sono una ricchezza partecipativa dell’autonomia trentina e delle altre esperienze politiche che costituiscono il variegato mondo della sinistra e del centrosinistra anche nella sua declinazione autonomista. A partire dalle elezioni suppletive ed europee, per proseguire con le amministrative, dove fondamentale sarà partecipare ad inedite esperienze civiche o con le stesse costruire inedite alleanze per ripartire dal territorio.

5) Autonomia. Perché non c’è futuro per il Pd del Trentino se non saprà essere interprete di una idea dell’Autonomia forte e condivisa. Un’Autonomia che sappia conservare il meglio del patrimonio sociale e delle esperienze partecipative di questa terra e che nel contempo sappia proiettarsi verso un’Europa delle Regioni e non degli Stati nazionali che ricostruiscono muri e barriere. Un’Autonomia patrimonio di tutti, un’idea di Comunità, una Autonomia responsabile e solidale, che riconosce le autonomie locali, una Autonomia che non rinuncia alla Regione. Un partito che esprime la sua autonomia anche rispetto al partito nazionale, ma che contribuisce alla sua crescita con la propria specialità.

Attorno a queste o ad altre parole c’è l’esigenza di assicurare un percorso, nel quale tutti quanti possano concorrere al rilancio del patrimonio ideale e politico del Pd e di ogni altra esperienza unitaria.
Non la scelta affrettata tra mozioni congressuali che chiude un dibattito che non ha i tempi per essere sviluppato, bensì a partire dalle primarie l’apertura di un vero dibattito che abbia come obiettivo la costruzione di un’unica proposta politica da tutti riconosciuta e condivisa.

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